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sabato 3 marzo 2018

10 celebri non vincitori all'Oscar


Marca ormai pochissimo all’inizio della tanto attesa notte degli Oscar! La celebre statuetta dorata, rilasciata annualmente dall’Academy, è ben noto che sia un riconoscimento ambitissimo nel panorama cinematografico.
Negli anni, sono stati tantissimi i volti che si sono susseguiti sul palco per ritirare l’Academy Award, ma altrettanti sono gli “illustri perdenti“: attori di conclamata bravura che, nonostante candidature e performance da brividi, ancora non hanno portato a casa nessun premio. Ricordiamo insieme alcuni dei più celebri non-vincitori di premio Oscar.

Leonardo di Caprio

LA nostra classifica non poteva che aprirsi con lui: Leonardo Di Caprio.
Difficile non far caso al fatto che, sui social, il conflittuale rapporto tra il talentuoso attore ed il premio Oscar  sia ormai diventato proverbiale, tanto da dare origine a miriadi di meme umoristici. Di Caprio non è comunque l'attore che ha collezionato più nomination senza mai vincere. Il nostro Leo, infatti, è stato nominato per il premio solo quattro volte prima di quest'anno, per le sue  interpretazioni in Buon Compleanno Mr. Grape, The Aviator, Blood Diamond - diamanti di sangue e The Wolf of Wall Street. Con The  Revenant - Redivivo arriva alla sua quinta candidatura: che sia la volta buona? (edit. lo è stata: per quel film, infatti, Leonardo Di Caprio ha vinto il suo primo premio Oscar).

Peter O'Toole

L'attore che, invece, ha collezionato il maggior numero di candidature senza tuttavia mai vincere il premio Oscar è Peter O'Toole. Con le sue otto nomination raddoppia, di fatto, la delusione di Leonardo Di Carpio. O'Toole è stato candidato per Lawrence D'Arabia, Becket e il suo re, Il leone d'inverno, Goodbye Mr. Chips, La classe dirigente, Professione pericolo e L'ospite d'onore, senza mai vincere. Nel 2003, comunque, ha ricevuto l'oscar alla carriera e poi, nel 2007, una nuova candidatura senza vittoria per Venus.


Richard Burton

In quanto a numero di candidature prive di effettiva statuetta, anche Richard Burton si difende più che bene: sette, infatti, sono le nomination che ha ricevuto durante la sua carriera, nessuna delle quali si è poi tramutata nell'ambito premio. Burton è stato nominato per i suoi ruoli in Mia cugina Rachele, La tunica, Becket e il suo re, La spia che venne dal freddo, chi ha paura di Virginia Woolf?, Anna dei mille giorni ed Equus.

Glenn Colse

Anche in campo femminile non mancano le eterne deluse: Glenn Close, per esempio, nonostate il suo indiscutibile talento, è finita ben sei volte tra le candidate al premio Oscar, senza mai portare a casa la statuetta. L'attrice si è giocata la statuetta per le sue prove di recitazione in Il mondo secondo Garp, Il grande freddo, il migliore, Attrazione Fatale, le relazioni pericolose, Albert Nobbs.

Johnny Depp

Altro talentuoso, camaleontico e spesso sottovalutato attore che sembra avviarsi sulla strada già tracciata da Leonardo Di Caprio è Johnny Depp. L'interprete, apprezzatissimo dal pubblico, sembra proprio non piacere all'Academy, che lo ha nominato solo tre volte nella sua carriera, senza mai permettergli di portare a casa la statuetta. Le tre nomination gli sono state date per La maledizione della prima luna, Neverland - Un sogno per la vita e Sweeney Todd - Il diabolico barbiere di Fleet Street.

Tom Cruise

Restando nell'ambito degli attori popolari e particolarmente amati dal pubblico che sono rimasti a bocca asciutta per quanto riguarda i premi Oscar, non possiamo che menzionare Tom Cruise. Il controverso interprete è stato nominato per bene tre volte, ma non ha mai portata a casa la tanto ambita statuetta dorata. Le sue interpretazioni degne della nomination, secondo l'Acandey, sono state quelle in Nato il quattro luglio, Jerry Maguire e Magnolia.

Samuel L. Jackson

Un altro eterno deluso è Samuel L. Jackson: l'attore afroamericano ha interpretato praticamente qualunque ruolo iconico dell'ultimo ventennio, eppure raramente l'Academy lo ha tenuto in considerazione e non ha mai vinto un premio Oscar. La lista delle sue nomination si ferma a una, come attore non protagonista per Pulp Ficiotn.

Bill Murray

Una sola nomination in tutta la carriera anche per Bill Murray. Nonostante sia riconosciuto come uno dei più talentuosi interpreti del nostro secolo, l'attore non è stato quasi mai preso in considerazione dall'Academy, anche probabilmente a causa del suo carattere scontroso e del suo stile caustico. Murray è stato nominato per la sua prova in Lost in traslation - l'amore tradotto.

Sigourney Weaver

E le attrici? Purtroppo non possiamo non citare anche celebri nomi femminili. Sigourney  Weaver, per esempio, popolarissima icona degli anni '80 e attrice di straordinario talento, non ha mai vinto una statuetta. Nonostante questo, comunque, ha collezionato tre candidature rispettivamente per Aliens- scontro finale, Gorilla nella nebbia e Una donna in carriera.

Michlle Pfeiffer

Ultima grande non vincitrice di premio Oscar della nostra lista è Michelle Pfeiffer. L'attrice, appezzatissima da pubblico e critica, è stata nominata per ben tre volte senza mai risucire, tuttavia, a portare a casa il premio. I ruoli candidati sono stati quelli in Le relazione perlcolose, I favolosi Baker e Due sconosciuti un destino.

martedì 8 settembre 2015

Let's talk about...September!


Dopo una lunghissima pausa dovuta ad un'estate lavorativa estenuante, trovo finalmente il tempo di tornare sul blog con un post e lo faccio con il penultimo capitolo della saga dedicata alle curiosità letterarie, cinematografiche e musicali legate ai mesi dell'anno.
Non so quanto, nei mesi a venire, la mia presenza potrà essere costante, ma mi sembra giusto concludere, se non altro, il viaggio iniziato ormai quasi un anno fa con questa rubrica.
Non perdiamo tempo, quindi, ed iniziamo col mese di Settembre, che sembra aver ispirato particolarmente il mondo dell'arte.
In letteratura viene spontaneo a tutti, credo, pensare automaticamente a I Pastori di Gabriele D'Annunzio: il suo incipit "Settembre, andiamo. E' tempo di migrare" è sicuramente rimasto impresso nella memoria di milioni di studenti.
Possiamo ricordare, però, anche un romanzo intitolato September scritto nel 1990 da Rosamunde Pilcher.
Anche a livello di cinema il mese risulta piuttosto visitato: possiamo ricordare, innanzitutto, Settembre, diretto nel 1987 da Woody Allen. Esiste poi anche un September, film australiano del 2007 sulla diseguaglianza sociale tra bianchi ed aborigeni nel paese. C'è, infine, anche un film svizzero del 2002 intitolato Il vento di settembre. Ricordiamo, infine, anche il personaggio di Settembre nella serie televisiva Fringe.
Ma è nella musica che il mese di settembre trionfa: tantissime, infatti, sono le canzoni che gli rendono omaggio.
Vi ricordo, ad esempio, September degli Earth, Wind & Fire.  Possiamo ricordare anche September song di Frank Sinatra ma anche la più recente Wake me up when September ends dei Green Day. 
Anche in Italia il primo mese d'autunno ha ispirato diversi artisti: ricordiamo diverse canzoni intitolate semplicemente Settembre: quella di Alberto Fortis, quella di Ivano Fossati, quella di Cristina Donà o quella di Luca Carboni. Le più iconiche, comunque, restano senza dubbio 29 Settembre dell'Equipe 84 e Impressioni di Settembre della PFM.


Per concludere, come al solito, una serie di curiosità randomiche di eventi avvenuti a settembre:
avviene la più grande tempesta solare mai registrata; nei cinema appare il primo film di fantascienza in assoluto; la Seconda Guerra Mondiale termina; viene fondata Google; appare il primo televisore elettronico della Storia; il Brasile e il Messico ottengono l'indipendenza; lo Scotch entra in commercio; viene trasmesso il primo episodio di Star Trek; Michelangelo inizia a realizzare il David; in Italia viene trasmesso il primo Tg; nasce il WWF; avviene l'attentato alle Torri Gemelle; viene inventato il microchip; viene istituita l'OPEC; viene inaugurata la ferrovia che collega Liverpool e Manchester; viene firmata la costituzione degli Stati Uniti; vengono introdotte le emoticon; avviene la Breccia di Porta Pia; viene inaugurata la prima autostrada al mondo; viene fondata la Nintendo; vengono decifrati i geroglifici; avviene la strage di Marzabotto.









Extra:
fiore del mese: orchidea;
pietra del mese: zaffiro;
segni zodiacali: vergine/bilancia.
 

martedì 14 aprile 2015

Let's talk about...April!

Bentornati! Siamo arrivati ad Aprile e la nostra carrellata alla ricerca di curiosità sui mesi dell'anno procede. Mentre fuori la natura si risveglia e le giornate calde ci trasmettono allegria, vediamo quanto Aprile è stato di ispirazione per poeti, musicisti e registi.

Se ci soffermiamo sulla letteratura, il mese del risveglio della primavera dà il titolo ad un libro: "Aprile", romanzo scritto da Maria Luisa Fehr.
"Aprile", però, è anche il titolo di una poesia scritta da Anna Frank:
"Prova anche tu,
una volta che ti senti solo
o infelice o triste,
a guardare fuori dalla soffitta
quando il tempo è così bello.
Non le case o i tetti, ma il cielo.
Finché potrai guardare
il cielo senza timori,
sarai sicuro
di essere puro dentro
e tornerai
ad essere Felice."

A livello di musica, impossibile non pensare alla dolcissima "April come she will" di Simon&Garfunkel. O anche all'italiana "Pioggia d'Aprile" di Carmen Consoli. Possiamo ricordare, però, anche il singolo "April", pubblicato nel 1969 dai Deep Purple. O anche "April: Snowdrop", all'interno de "Le Stagioni" di Tchaikovsky.

Per quanto riguarda il cinema, due sono i film intitolati ad Aprile. Il primo è del1961, girato da Georgian Otar Ioseliani. Il secondo è sicuramente più noto al pubblico italiano: si tratta di "Aprile" di Nanni Moretti, girato nel 1998 e presentanto in concorso alla 51esima edizione del Festival di Cannes.

Concludiamo, come al solito, con qualche curiosità storica. E' ad Aprile che: viene fondata la Apple; in Italia viene messo in funzione il primo semaforo; l'Italia viene ammessa al Sei Nazioni; viene inaugurato il ponte sospeso più lungo del mondo; L'Aquila subisce il devastante terremoto; viene annunciata la prima edizione delle Olimpiadi dell'Era Moderna; viene istituita l'Organizzazione Mondiale della Sanità; viene scoperta la Venere di Milo; si conclude la Guerra di Secessione Americana; l'uomo viene mandato nello spazio per la prima volta; si svolge il processo a Galileo Galilei; Apollo 13 subisce il famoso incidente; si svolge la prima Esposizione Universale del Novecento; il Titanic affonda; gli Impressionisti allestiscono la loro prima mostra; vedono la luce il primo vasetto di Nutella e la prima puntata de "I Simpson"; il Game Boy viene lanciato sul mercato; avviene il disastro nucleare di Chernobyl; viene inaugurata Cinecittà; si conclude la Guerra del Vietnam.

Extra:
Fiore: Gelsomino;
Pietra: Diamante;
Segni zodiacali: Ariete/Toro.

giovedì 12 febbraio 2015

Birdman (o l'imprevedibile virtù dell'ignoranza).

Signore e Signori, "Birdman" di Alejandro Gonzales Inarritu è una vera e propria meraviglia.
Aspettavo questo film, lo aspettavo proprio da tanto. Da quando lo hanno presentato, ad Agosto, al Festival di Venezia ed il suo potenziale è emerso immediatamente, prepotente, già dai pochi fotogrammi passati nei TG. Ma forse lo aspettavo da molto di più, dai tempi del corso di Storia del Cinema, o ancora prima, dai banchi di scuola, quando fantasticavo sul cinema, sulla sua magia e su quante emozioni potesse regalare il realizzare un film, su quanto ci fosse da dire e da fare armati di una cinepresa e di una fantasia senza freni.
Finalmente, con i soliti ritardi di distribuzione che contraddistinguono il nostro Paese quando si parla di film di qualità ma che, proprio per questa loro caratteristica, vengono considerati "difficili" e di nicchia, "Birdman" è arrivato nelle nostre sale. Era da tantissimo tempo, non ricordo nemmeno quanto, che non mi capitava di andare al cinema emozionata: ottima premessa.
Con un'aspettativa così alta, il rischio delusione cocente era enorme, il che aumentava ancora di più il livello emotivo. E invece, "Birdman" non delude: è quanto mi aspettavo e anche di più.
Avevo visto altri film di Inarritu, "Amores Perros", per citarne uno, o "Babel". Pur riconoscendone l'indiscusso talento ed apprezzandone la profondità, la realizzazione accurata delle pellicole e la vena poetica, non consideravo questo regista nelle mie corde. Con "Birdman", però, mi sono dovuta ricredere. Inarritu cambia tono, si mette in gioco e realizza un piccolo capolavoro, regalando al Cinema un'opera di cui aveva bisogno, in un momento in cui le pellicole che realizzano questo obiettivo scarseggiano. Un film che si distacca dalla precedente filmografia del regista messicano ma, a ben guardare, nemmeno di tanto. Un film diverso dal solito stile di Inarritu ma che, allo stesso tempo, è profondamente integrato nel suo percorso e nella sua visione del mondo. Non era facile e l'esserci riuscito è solo una delle sfide vinte da questa bellissima pellicola.



La storia? Micheal Keaton è un attore avviato sul viale del tramonto. La sua fama è ancora enorme, ma resta legata al ruolo che ricoprì in gioventù: il supereroe mascherato "Birdman". Tormentato dal suo personaggio, che lo insegue inesorabile sotto forma di voce nella sua testa, il protagonista tenta di distaccarsene e rilanciarsi come attore di teatro, dirigendo ed interpretando a Broadway un ambizioso adattamento, da lui stesso scritto, che, spera, gli permetterà di dimostrare al mondo di essere un artista e non solo il ripieno di un costume da supereroe. Noi entriamo nella vicenda alla vigilia della prima e seguiamo la storia come spettatori, invisibili ed indiscreti, attraverso i corridoi labirintici del teatro.
La particolarità del film sta nella tecnica con cui è stato girato: un intero pianosequenza, dall'inizio alla fine. Una precisa scelta del regista, voluta perché "La vita non ha stacchi o montaggio, è un continuo fluire" ed è questo l'effetto che Inarritu voleva per "Birdman". Il montaggio in realtà c'è, discreto e ben mascherato, ma è comunque ridotto al minimo. L'effetto ricercato è raggiunto in pieno: guardando il film si ha l'impressione di trovarsi lì con i protagonisti e di essere quasi travolti e sopraffatti dal flusso di immagini e azioni, impossibili da arginare o condizionare. Complice una colonna sonora perfetta e insolita, costituita da incalzanti sessioni di batteria, che scandiscono il ritmo del film, gli conferiscono emotività e completano alla perfezione le immagini sullo schermo.
Il livello tecnico raggiunto da Inarritu per questo film è eccelso: non era facile concepire e girare un film che risultasse, alla fine, un intero pianosequenza ma il regista messicano porta a termine il compito senza sbavature e con un tocco magistrale. In tutta la pellicola c'è un'unica, breve, sequenza montata verso la fine ma, per tutto il resto del film, si ha davvero l'impressione di trovarsi di fronte ad un'unica ripresa. La scelta è senz'altro originale ed anticonvenzionale ma perfettamente azzeccata e adatta all'opera.
Un lavoro del genere è difficile per un regista ma anche per gli attori, costretti ad interpretare macrosequenze senza commettere errori, considerato che questi ultimi non potranno essere eliminati in una seconda fase grazie al montaggio. Il cast di "Birdman" è eterogeneo ma giustissimo per la pellicola, tutti gli attori sono stati in grado di rendere al meglio la propria parte. Micheal Keaton giganteggia: l'attore, la cui carriera cinematografica ha non poche assonanze con quella del personaggio che interpreta, viene rilanciato proprio grazie a questo ruolo e dimostra di essere ancora un grande interprete. Misurato, intenso nei momenti che lo richiedono e sufficientemente apatico, come è il suo personaggio, per il resto del film, Keaton è perfetto come protagonista e ci regala un'interpretazione impeccabile. Altrettando bravo Edward Norton, a cui Inarritu, peraltro, regala uno dei personaggi più riusciti della pellicola. All'altezza dei colleghi anche Emma Stone, Naomi Watts e un inaspettato Zach Galifianakis. Tutti gli elementi si miscelano alla perfezione, come accade sempre in un capolavoro.
Ma la forza di "Birdman" non sta solo nelle sue caratteristiche tecniche e nelle interpretazioni dei protagonisti, a sorreggere il film c'è anche una storia apparentemente semplice ma che dice molto più di quello che appare a prima vista. Dietro la vicenda dell'attore fallito sta una velata ma incisiva critica al mondo dello Star System, a quello che è diventato, ormai, il cinema e, non da ultimo, al filone dei Cinecomic ma anche alla realtà attuale in cui viviamo, dominata da Twitter e Youtube. I riferimenti ad attori e pellicole recenti, in particolare tratte da fumetti, non si contano e il film in generale risulta molto più profondo di quanto voglia lasciar intendere. D'altronde, con quel sottotilo, "L'imprevedibile virtù dell'ignoranza", ed Inarritu in cabina di regia, c'era da aspettarselo un film profondamente ironico e tragicamente amaro allo stesso tempo.
Un capolavoro, insomma, una meraviglia a livello visivo ed una fonte di riflessione a livello mentale, assolutamente da vedere. Unica nota stridente, a mio parere, il finale anche se, ho scoperto poi, la cosa era prevedibile: alla fine non è stato possibile inserire l'idea originariamente concepita da Inarritu (che, onestamente, funziona meglio. Potete reperirla su internet, se siete curiosi) e la produzione è stata costretta a creare un finale differente all'ultimo minuto. Peccato, perché una conclusione del genere sarebbe stata la degna ciliegina sulla torta per un film perfetto.
"Birdman" è, insieme a "Grand Budapest Hotel", la pellicola che ha collezionato il maggior numero di candidature ai prossimi premi Oscar. Nove sono le categorie in cui, infatti, è stata nominata e avrete già capito che io tifo per lei. Meriterebbe davvero di vincere come "Miglior film" ma temo che la scelta di una tematica sicuramente scomoda possa pregiudicarne le possibilità. Staremo a vedere. Per quanto riguarda la "miglior regia", non ci sono dubbi: Inarritu DEVE vincere, lo merita e scommetto che lo farà. Ben tre gli attori di "Birdman" candidati: Micheal Keaton come "miglior attore protagonista", Edward Norton come "miglior attore non protagonista" ed Emma Stone come "miglior attrice non protagonista". Sono stati tutti impeccabili ma la concorrenza è alta e ho visto troppo poche interpretazioni per potermi sbilanciare in un pronostico.
Per quanto riguarda le categorie tecniche, invece, mi aspetto sicuramente la vittoria in "miglior sceneggiatura originale", "miglior sonoro" e "miglior montaggio sonoro". Spiace un po' la mancata nomination per la "migliore colonna sonora originale" perché, come accennavo prima, quella realizzata per questo film era davvero meritevole nella sua anticonvenzionalità. Il film è candidato anche per la "miglior fotografia" dove, molto probabilmente, il suo unico e diretto concorrente sarà "Grand Budapest Hotel".

martedì 10 febbraio 2015

The Imitation Game


La corsa agli Oscar continua inesorabile e io ho iniziato a guardare i film candidati nelle principali categorie per farmi un'idea di chi potrebbero essere i vincitori.
Dopo Grand Budapest Hotel, è stata la volta di The Imitation Game.
Il film, coproduzione angloamericana, è candidato a ben 8 statuette e promette di dare battaglia durante i prossimi Academy Awards. La pellicola si focalizza su un preciso momento della vita del brillante matematico Alan Turing, considerato al giorno d'oggi un vero e proprio padre fondatore dell'informatica, ripercorrendo il suo lavoro durante la Seconda Guerra Mondiale. Anni prima di inventare il progenitore dell'attuale computer, infatti, Turing dette il suo risolutivo contributo all'esercito inglese creando la macchina che permise di decifrare i messaggi criptati inviati dai militari tedeschi ed intercettati dal servizio segreto britannico. Il lavoro del matematico, pur mantenuto segreto per anni, fornì l'esercito inglese di un'arma fondamentale per la vittoria e sono proprio queste le vicende raccontate nel film.
La pellicola, pur non particolarmente brillante, a me è piaciuta. Anche perché è proprio questa la sua forza: Morten Tyldum realizza un film classico, compatto e asciutto. Non c'è spazio per personalismi registici, divagazioni emozionali o pietismo eccessivo ma tutto è estremamente controllato e calibrato e segue con discrezione la narrazione. In effetti, l'intera pellicola si regge completamente sul suo protagonista e sul suo bravissimo interprete. Benedict Cumberbatch ha esperienza di "disadattati geniali" (il suo Sherlock Holmes, per esempio, è immenso) e riesce a calarsi bene nei panni del tormentato Alan Turing, consapevole di essere al di sopra della maggior parte delle persone che lo circondano ma anche di essere un "diverso", che il mondo non è in grado di comprendere e preferisce, quindi, allontanare.
Il regista è abile a tralasciare volutamente l'ultimo periodo di vita di Turing, quello più drammatico e disperato, che viene nel film solamente accennato: l'effetto che ne risulta è quello di far risaltare ancora di più l'assurdità racchiusa nella storia di Alan Turing, mente brillante, genio inestimabile e protettore segreto della Gran Bretagna che viene rifiutato e annientato dalla nazione che lui stesso aveva contribuito a salvare. La regia solida e schietta permette a Cumberbatch di esprimersi al meglio, rendendo vero e perfetto il suo personaggio. Il resto del cast è all'altezza del protagonista, i comprimari sono tutti in parte e la loro recitazione in linea con lo spirito del film. Nota di merito per Keira Knightley che, dopo essere stata una brillante promessa del cinema inglese, era diventata, ultimamente, piuttosto ripetitiva nelle interpretazioni ma riesce, in questa occasione, a riabilitarsi al meglio. Un apprezzamento particolare anche per la fotografia, azzeccatissima ed in grado di immergerci immediatamente nelle atmosfere della Seconda Guerra Mondiale.
Passando al discorso Oscar, The Imitation Game vanta la bellezza di 8 nominations, tutte in categorie importanti. Ben poche possibilità, a mio avviso, in "miglior film": la pellicola è ben realizzata ma appare fredda e le manca qualcosa per essere un "film da Oscar". Possibilità praticamente nulle, invece, in "miglior regia" dove, mi sembra, il film è all'antitesi delle caratteristiche per ottenere il premio: tocco personale e originale. Tyldum realizza una regia impeccabile ma molto classica, confezionata ad hoc per una nomination (che puntualmente ottiene) ma c'è ben poco di suo nella pellicola.
Sicuramente da tenere in considerazione l'interpretazione di Benedict Cumberbatch, attore del momento che si dimostra perfetto per il ruolo e, di fatto, vale da solo il costo del biglietto di The Imitation Game. Le possibilità di aggiudicarsi la statuetta come "miglior attore protagonista" sono buone ma la lista di contendenti è più che mai di rilievo ed è presto per fare una previsione su chi prevarrà. Stesso discorso per Keira Knightley, candidata come "miglior attrice non protagonista". L'interprete inglese ha meritato la candidatura ma, considerate le concorrenti, difficile prevedere la sua vittoria.
Io ho apprezzato la fotografia ma, stranamente, il film non è candidato in questa categoria. Si contenderà l'Oscar, però, nelle sezioni "miglior montaggio", "miglior sceneggiatura non originale" e "miglior colonna sonora originale".



martedì 30 dicembre 2014

2015: un anno all'insegna del cinema!

Rieccoci qui! Avrei voluto essere molto più presente sul blog in quest'ultimo periodo ed avevo diverse idee natalizie da proporre ma, purtroppo, le scorse settimane si sono rivelate più impegnative del previsto e non c'è stato il tempo di concretizzare nulla. Non potevo assolutamente, però, entrare nel 2015 senza scrivere questo post e parlare dei film che ci attendono nei prossimi mesi.

Passeremo molto tempo nel buio della sala cinematografica l'anno prossimo!

Sarà un anno decisamente intenso per quanto riguarda il cinema, infatti, e diversi titoli proposti mi hanno già fatto venire l'acquolina in bocca. Il 2015 si preannuncia un anno di ritorni di registi importanti, di reboot di classici intramontabili e di novità interessanti. Se siete appassionati di cinema, questo sarà decisamente il vostro anno!
E si entra subito nel vivo già a Gennaio, con il ritorno sul grande schermo di Tim Burton ed il suo "Big Eyes" che, si spera, possa permettere al cineasta americano di recuperare quella poetica ispirazione di inizio carriera che sembra ormai aver definitivamente perso. Lo stesso mese vedrà il ritorno nelle sale anche di un altro grande del cinema: Ridley Scott si riaffaccia, infatti, al filone storico con il suo "Exodus: Dei e Re". Ma, durante tutto l'anno, aspetto con ansia anche i ritorni di Ron Howard (con "In the heart of the sea"), di Francis Ford Coppola e Wes Anderson (entrambi con progetti ancora privi di titolo) e del grandissimo Frank Oz con "Winter's Discontent". In ogni caso, il più atteso (non solo da me) è senz'altro Quentin Tarantino, con il suo tribolato "The hateful eight". Ma, pur non essendo una grande estimatrice di Kenneth Branagh, ammetto di attendere con particolare curiosità anche il suo "Cenerentola". Menzione d'onore anche per il ritorno di Kevin Smith, in arrivo con ben due progetti: "Yoga Hosers" e "Anti-Claus".
Se amate la fantascienza, inoltre, quest'anno non sarete delusi: il filone sarà molto frequentato, sia con saghe che continuano, sia con nuovi progetti. Tra i titoli più interessanti possiamo nominare "Io Robot 2", tratto ancora una volta dall'universo immaginato da Isaac Asimov, un nuovo film su Terminator, "Terminator Genisys", "Prometheus 2", l'atteso "Mad Max: Fury road", ma anche "MIB 4" che, spero ardentemente, riporterà la saga ai fasti dei primi due capitoli e farà dimenticare lo scialbo episodio tre. Per quanto mi riguarda, comunque, mi interessano particolarmente gli adattamenti cinematografici dei romanzi di George Orwell, scrittore che amo particolarmente, entrambi previsti per questo imminente 2015. "1984" sarà infatti realizzato da Paul Greengrass e "La fattoria degli animali" da Andy Serkis, nell'inedita veste di regista, oltre che di interprete. Da segnalare, ovviamente, anche "Jurassic World", nuovo capitolo dedicato al mondo di Jurassic Park e una vera chicca: il reboot del classico "L'isola del Dr. Moreau". Infine (tranquilli, non l'ho dimenticato) il più atteso di tutti: "Star Wars: The Force awakens". Di questa pellicola si è già parlato tantissimo, per cui non mi soffermerò più di tanto. Sappiate, comunque, che il mio hype è alle stelle (qui mi ero espressa, insieme agli altri redattori di nerdando.com, riguardo al trailer).
Oltre alla fantascienza, altri due filoni che non deluderanno i propri fan nel corso dell'anno saranno quello dei cinecomic e quello degli horror. Del primo non parlerò, avendolo già fatto nel mio articolo per Nerdando.com (se siete curiosi, potete recuperarlo qui). Per quanto riguarda gli horror, invece, ci aspetta il ritorno di Eli Roth, con il suo splatter "The Green Inferno" e il film "Goosebumps", ispirato alle storie della serie per ragazzi degli anni '90 "Piccoli Brividi". Previsto anche un nuovo adattamento del romanzo di Ray Bradbury, "Something wicked this way comes", sceneggiato da Seth Grahame-Smith, già autore di "Orgoglio, Pregiudizio e Zombie". Ma non mancano horror potenzialmente divertentissimi, come "Zombeavers" (sì, castori zombie) e "Scouts vs. Zombies".
In apertura, comunque, parlavamo di reboot e, infatti, il 2015 ce ne regalerà davvero moltissimi: "Ghostbusters", per cominciare, con il suo cast completamente in rosa, "Friday the 13th", il classico degli anni '80 "Wargames", "Poltergeist", Cliffhanger", "Gremlins" ma anche continuazioni di saghe immortali come "Rambo V" o "Zorro" e la saga di 007, con l'attesissimo "Bond 24".
Infine, dato che il post sta diventando chilometrico (ma era inevitabile, data la mole di pellicole in uscita nei prossimi 12 mesi), vi segnalo alcuni progetti che a mio avviso potrebbero rivelarsi particolarmente interessanti. Ad esempio "Rasputin", con Leonardo Di Caprio. Oppure "True Crimes", che vedrà ripetersi, dopo "Carnage", il proficuo sodalizio tra Roman Polanski e Christoph Waltz. Potrebbe rivelarsi interessante anche "The Overlook Hotel", prequel di "Shining".
Grande attesa anche per "Machete kills again... In space", trionfo del trash, e per "Mortdecai", che vedrà alla regia David Koepp, autore che personalmente apprezzo molto. Potenzialmente da guardare anche "It's a wonderful life: the rest of the story", ideale prosecuzione del capolavoro di Frank Capra e "The imitation game", in uscita a gennaio e con protagonista l'astro nascente del momento, Benedict Cumberbatch. Altro attore sulla cresta dell'onda è senz'altro Peter Dinklage, che sarà presente quest'anno sui nostri schermi con ben due progetti che promettono bene. Il primo è "Hop Frog", sorta di horror medievale, e l'altro è "Pixels", progetto nerdissimo di cui vi ho già parlato su Nerdando.com.
Ma anche in casa Disney non mancheranno le sorprese: sono ben tre i titoli, infatti, che mi fanno ben sperare. Il primo è "The Jungle Book", film in motion capture diretto da Jon Favreau e con un cast all star (Scarlett Johansson, Idris Elba, Bill Murray). Ma anche "Descendants", ispirato alle vicende dei figli dei protagonisti delle fiabe e l'imminente (solo da noi, in America è uscito a fine 2014) "Into the woods", con una cattivissima Meryl Streep, promettono di rivelarsi interessanti.
Chiudo, infine, con i due Wright del cinema, tra i miei registi preferiti in assoluto. Entrambi anglosassoni, sanno plasmare il linguaggio filmico come pochi e l'idea di potermi gustare nuove pellicole da parte di tuttie due nel corso del nuovo anno mi esalta tantissimo!
I due Wright di cui parlo, ovviamente, sono Joe e Edgar. Il primo (già autore di "Orgoglio e Pregiudizio" e di quel capolavoro che è "Espiazione") ritorna sul grande schermo con "Pan", sorta di prequel del Peter Pan che tutti conosciamo.
Il secondo, Edgar, conclusa la sua meravigliosa Trilogia del Cornetto, si affaccia sul grande schermo con ben due progetti: "Baby Driver" e "Grasshopper Jungle".
A malincuore, mi fermo qui. Il post è piuttosto lungo ma, vi assicuro, è stato difficilissimo contenersi e selezionare i film più interessanti all'interno del magma cinematografico che ci aspetta in questo 2015 vulcanico. E voi? Quali sono le pellicole che attenderete con maggiore trepidazione? Fatemi sapere nei commenti!


lunedì 15 dicembre 2014

I miei film natalizi per eccellenza!

Rieccoci qui, sempre più vicini al Natale! L'ultima volta ho condiviso con voi le mie canzoni natalizie del cuore: una serie di melodie che, per un motivo o per l'altro, al solo sentirle mi proiettano immediatamente, in qualunque momento dell'anno, nella tipica atmosfera delle feste.
Oggi, essendo una delle mie più gradi passioni il cinema, ho pensato di proporvi i titoli di alcune pellicole che mi fanno lo stesso effetto che vi ho descritto per quanto riguarda le canzoni. 
Pronti, partenza, via!
Il primo titolo che vi propongo è un classico delle feste, avendo "Natale" anche nel nome: "Nightmare Before Christmas". Il film in stop motion della premiata ditta Henry Selick - Tim Burton mi ha conquistata fin dalla prima visione, nel lontano 1993. Il mix originale e l'idea alla base mi hanno sempre affascinata, permettendo a questa pellicola di conquistarsi
un posto di riguardo nella mia lista di film natalizi. 
Un altra pellicola imprescindibile è "il Grinch". Tratto dalla favola americana del Dr. Seuss, il film di Ron Howard ne cattura perfettamente la magia e trova un perfetto ed impareggiabile protagonista in Jim Carrey. 
Restiamo in tema fiabesco parlando di alcuni classici Disneyani che, nella mia mente, fanno subito Natale. Il primo è "Mary Poppins": paragonabile ad un buon vino, più gli anni passano e più diventa piacevole da guardare. Gli altri due, invece, sono due classici dell'animazione. In realtà, a ben guardare, qualsiasi vecchio film animato della Disney andrebbe bene: da bambina, il pomeriggio di Natale era dedicato, ogni anno, ad una visita al cinema per guardare il nuovo lungometraggio animato Disney. Se devo fare solo due titoli, però, i primi che mi vengono in mente sono "Robin Hood" e "La Bella e la Bestia".
Restando con la mente alla mia infanzia, c'è anche un'altra tradizione che mi accompagna da allora: la proiezione della serie "Fantaghiró", tutte le mattine. (A proposito, quest'anno si fa?)
Chiunque sia abituato a guardare la tv nel periodo natalizio, comunque, sa che sono due le pellicole proposte puntualmente ogni anno. Si tratta di due film che, in virtù di questo, entrano di diritto nella memoria di chiunque e, difatti, hanno un posto di riguardo anche nella mia: "Una poltrona per due" ma, soprattutto, "Mamma ho perso l'aereo". 
Aggiungo, per concludere, un film tipicamente natalizio anche se, forse, meno conosciuto: "Una promessa è una promessa" con Arnold Shwarzenegger, e due pellicole meno connotate nel periodo ma, per me, intimamente connesse con la festività: "Edward Mani di Forbice" di Tim Burton e "The Blues Brothers" di John Landis. 
Bene, anche per stavolta questo è tutto. Non so voi, ma a me, al solo parlarne, è venuta voglia di rivederli tutti!
Se vi va, lasciatemi un commento per farmi sapere quali sono le vostre tradizioni natalizie in fatto di cinema, sono curiosa!
Alla prossima!

lunedì 24 novembre 2014

Hunger Games: Il canto della rivolta - Parte I

Qualche giorno fa ho guardato "Hunger Games: Il canto della rivolta - Parte I", attesissima prima tranche della pellicola conclusiva dedicata alla fortunata serie di libri di Suzanne Collins.


Personalmente, sono un'ammiratrice della saga fin dal primo film: pur non avendo (per il momento) letto i libri, le pellicole mi sono sembrate tutte ben realizzate e originali. Se, infatti, l'idea di base di un futuro distopico e della disumanizzazione delle persone sia stata ampiamente sfruttata anche da altre opere, quello che ho sempre apprezzato della trilogia di Hunger Games è l'evoluzione, affatto prevedibile, che la tematica subisce in questa serie di film.
Le prime due pellicole ruotano intorno ai fantomatici Hunger Games, sorta di cruento reality show basato sulla paura, e alla vicenda personale di Katniss Everdeen, costretta a trasformarsi in cacciatrice di esseri umani prima, e in icona dei ribelli dopo. In questa terza parte, invece, si cambia totalmente registro: se prima la lotta era, per quanto reale, parte di un gioco, stavolta si svolge fuori dall'arena e in ballo ci sono la vita e la libertà di un'intera nazione.
Il film inizia direttamente dove era finito il precedente, catapultandoci subito nel mezzo dell'azione. Scopriamo così che il distretto 13, che si credeva distrutto molto prima delle vicende della serie, è tutt'altro che annientato: sopravvive, infatti, segretamente sottoterra e si prepara a guidare la rivolta. In seguito alle vicende del secondo film, infatti, il malcontento è cresciuto all'interno dei 12 distretti ufficiali e la reazione violenta della capitale non ha fatto altro che alimentare il fuoco della ribellione. Il distretto 13, quindi, si prepara ad incanalare la rivolta, abbattendo definitivamente la tirannia di Capitol City ma, per farlo, ha bisogno della sua "ghiandaia imitatrice", di una persona che ispiri e renda coesi i ribelli di tutti i distretti: Katniss.
Il film inizia e finisce in medias res, per cui è indispensabile considerarlo insieme al precedente e al successivo. Nonostante questo, mi è sembrato godibile e coinvolgente. Ho apprezzato molto l'evoluzione della storia e come quest'ultima pellicola abbia saputo rendere il clima decisamente diverso rispetto alle prime due: ora siamo in guerra, ed è questa l'atmosfera che si respira dall'inizio alla fine. Chi ha letto i libri mi ha assicurato che, però, il film non è riuscito pienamente a rendere l'intensità ed il pathos dei libri che, sul grande schermo, risultano molto diluiti e meno coinvolgenti rispetto alla pagina scritta, per cui appena mi sarà possibile recupererò assolutamente la lettura.
Da segnalare l'interpretazione della protagonista, Jennifer Lawrence, convincente e vera. Nel primo film molti l'avevano definita legnosa ed inespressiva, io credo, invece, che questo aspetto, più che essere dovuto ad un'incapacità recitativa dell'attrice, fosse voluto e teso a rendere, in prospettiva, l'evoluzione del personaggio: Katniss, all'inizio del film, si ritrova catapultata in un mondo artefatto e sgargiante, nel quale è costretta a fingere e recitare continuamente. Questa, però, non è la sua natura: deve forzarsi molto e, per questo, risulta lei stessa "finta". Progredendo la narrazione, tuttavia, anche Katniss cresce e cambia e noi spettatori possiamo notarlo dalla recitazione della Lawrence, prima impacciata e legata e, via via, sempre più sicura e scaltra. In questo senso, credo che l'interpretazione della protagonista sia azzeccatissima, sorretta, comunque, da comprimari di tutto rispetto: Woody Harrelson, Julianne Moore ed il compianto Philip Seymour Hoffman, la cui prematura dipartita, credo, peserà non poco sulla seconda parte del film, dato che interpretava un personaggio cruciale.
Interessante, a mio parere, anche la presentazione degli estremi opposti della sgargiante Capitol City e dell'austero distretto 13. Nel primo film, l'eccesso e l'opulenza della capitale ci avevano nauseati ma, stavolta, l'estrema rigidità del distretto 13 ci fa quasi più paura. Dimostrazione di come le estremizzazioni, sia in un senso che nell'altro, siano sempre ed inesorabilmente pericolose.
Insomma, a me il film è piaciuto anche se, mi dicono i lettori del libro, poteva essere reso meglio. Non resta che aspettare la conclusione della storia, tra un anno esatto, per un giudizio d'insieme.

Nota conclusiva: altro aspetto che ho apprezzato molto è la colonna sonora, in particolare la traccia diegetica "The hanging tree", struggente e coinvolgente nella sua semplicità e cantata benissimo da Jennifer Lawrence. Se volete ascoltarla, vi lascio il link:
The hanging tree

venerdì 31 ottobre 2014

Speciale Halloween: idee film

Bentornati! Concludiamo oggi, alla vigilia di Halloween, il nostro speciale su questa festività. Dopo aver parlato di makeup e di ricette, ci concentreremo oggi sui film da vedere durante questa notte spaventosa.
Ci tengo a precisare che i miei suggerimenti in questo ambito saranno un po' particolari: eviterò di parlarvi di film horror classici, che mi sembrano scontati in questo contesto e che chiunque vi consiglierà, per indicarvi film un po' più ricercati e diversi.
Si parte! Cominciamo con un salto indietro nel tempo: non si può, infatti, parlare di Halloween senza citare i film della Hammer.
Frankenstein
La Hammer fu una casa di produzione cinematografica britannica fondata nel 1934 e divenuta famosa per la realizzazione di film dell'orrore. Tantissimi sono i film horror legati al suo nome e rimasti nella storia, in particolare quelli legati alle figure di Boris Karloff e di Christopher Lee (La serie dedicata a Frankenstein, quella dedicata a Dracula ma anche "La mummia" e "Il mostro della laguna nera").
Dracula













Restando nel passato, merita di essere riscoperto il film di Murnau dedicato alla figura del vampiro, "Nosferatu". La pellicola muta del 1922 era ispirata al capolavoro "Dracula" ma, per problemi legati ai diritti d'autore, dovette discostarsene, cambiando tutti i nomi ed entrando, così, nella leggenda. Il film, avvolto nel mistero anche per quanto riguarda la vera identità del suo protagonista, è tuttora oggetto di culto (tanto da essersi guadagnato anche un remake shot to shot, ad opera di Herzog) e di discussione, in particolare per quanto riguarda la sua interpretazione psicoanalitica, e merita senz'altro una visione nella notte delle streghe.
La sequenza più celebre
Frankenstein Junior
 Cambiamo genere, ma restiamo nell'ambito di cui abbiamo appena parlato, passando a "Frankenstein Junior". Il capolavoro di Mel Brooks prende spunto direttamente dai classici del genere horror e dai film della Hammer, per riprodurli in chiave ironica, inaugurando, tra l'altro, il genere della parodia.
Il film, grazie anche ad un ottimo doppiaggio in italiano, resta una pietra miliare e merita di diritto un posto nella nostra personale hit parade cinematografica per la notte di Halloween.
Restiamo sul genere comico ma torniamo ai giorni nostri per un'altra pellicola passata, ingiustamente, piuttosto inosservata in Italia e che merita di essere riscoperta in questa occasione: "Shaun of the dead" del regista britannico Edgar Wright.
Il film, penalizzato dalla traduzione italiana del titolo in "L'alba dei morti dementi", si inserisce nella Trilogia del Cornetto del cineasta inglese e prende di mira i classici del filone cinematografico dedicato agli zombie.
Shaun of the dead
Supportato da una storia originale, un montaggio ed un ritmo serrati ed una buona dose di splatter (che non guasta mai), il film rappresenta una critica ironica alla società massificata nella quale ci troviamo a vivere. Uno dei miei film preferiti in assoluto ed imperdibile per una notte di Halloween alternativa.






Beetlejuice
Concludo la carrellata riscoprendo un film a suo tempo apprezzato ma finito troppo presto nel dimenticatoio. Sto parlando di "Beetlejuice", una delle prime opere del regista americano Tim Burton.
La pellicola, realizzata prima dell'attuale ed inesorabile fase di rincitrullimento di Burton, è un'opera originale e dirompente, che esprime il meglio dell'immaginario burtoniano e, nonostante
il passare degli anni, si mantiene ancora fresco e godibile. Ve lo consiglio caldamente. Tra l'altro, si dimostra una scelta più che mai attuale visto che proprio ieri sono trapelate indiscrezione su un possibile secondo capitolo.

Bene, questi erano i miei suggerimenti cinematografici per la notte degli spiriti. Ho cercato di non essere banale e di consigliarvi film particolari e diversi. Spero che il post possa esservi utile, non solo per Halloween, ma per conoscere o riscoprire qualche pellicola del passato che magari non avevate, finora, avuto occasione di guardare.
Questo è tutto, vi auguro un buon Halloween!

BONUS:
La colonna sonora (da brividi) del giorno:
restiamo sul cinematografico, il tema di Ghostbusters che, tra l'altro, sarà presto al cinema.



mercoledì 28 maggio 2014

X-men: Giorni di un futuro passato

La doverosa premessa è che sono, da sempre, una grande fan sia degli X-men sia di Bryan Singer e questo potrebbe condizionare un po' il mio giudizio però, oh, a me "X-men - giorni di un futuro passato" è piaciuto.

Il compito non era dei più facili, bisogna ammetterlo: riunire in modo coerente la trilogia iniziale con la storia, ambientata nel passato, cominciata in "First class", evitare di perdersi in una trama complessa, come sempre quando si comincia a viaggiare avanti e indietro nel tempo, far dimenticare agli spettatori il terribile e autolesionista "Conflitto finale".
Poteva venire fuori di tutto, a pensarci bene, e quello che alla fine ne è scaturito non è senz'altro un capolavoro ma nemmeno il peggior episodio della serie (anzi, si candida tra i migliori, per come la vedo io).
La trama si presenta già di per sè contorta: in un futuro distopico, in cui i mutanti sono stati quasi completamente sterminati dalle letali Sentinelle, giganteschi robot mutaforma programmati per identificare ed eliminare non solo i mutanti ma anche gli umani destinati a generare discendenti con geni mutati (un "Terminator" coi mutanti, insomma), il Professor Xavier (è vivo!!) e Magneto, messe da parte le lotte del passato, decidono, grazie alla speciale abilità di Kitty Pride, di rispedire Wolverine (l'unico in grado di resistere al viaggio nel tempo, data la sua capacità di autorigenerarsi)  nel passato per impedire l'omicidio da parte di Mystica dello scienziato Bolivar Trask, episodio, questo, che ha dato il via alla serie di eventi che hanno portato ad un tanto terribile futuro.
Tanta carne al fuoco, insomma, e tanti personaggi (alcuni anche in versione doppia giovane/vecchio) da gestire, il rischio era quello di creare un insieme confuso e senza capo nè coda.
La regia di Bryan Singer, che riprende in mano la sua creatura dopo un alternarsi di altri registi nei vari episodi, però, riesce a scongiurare il rischio.
Certo, il ritmo in generale è un po' lento e macchinoso, con largo spazio dedicato all'approfondimento psicologico e poco dedicato all'azione dura e pura. Da segnalare, in questo senso, la scena di combattimento iniziale (che, ammettiamolo, illude un po' sul prosieguo della visione) e la sequenza in slow motion dedicata a Quicksilver, il personaggio senza dubbio più riuscito dell'intera pellicola.
In conclusione, il grande limite del film è quello di preparare tanto ma sviluppare poco: la narrazione procede quasi sospesa, in crescendo, in attesa di un epilogo pazzesco che, però, alla fine non c'è.
Il suo grande pregio, invece, sta nella recitazione e nel cast, composto da attori capaci e credibili, in particolare per quanto riguarda quelli che interpretano le controparti giovani dei protagonisti (McAvoy e Fassbender si dimostrano sempre una garanzia, Jennifer Lawrence, qui, regala una delle sue migliori interpretazioni).
Singer chiude il cerchio, insomma, in maniera coerente e sensata, azzera quanto finora accaduto nei film sugli X-men e si congeda dagli attori che ne hanno fatto parte (tutti presenti, anche solo per una microsequenza). Si riparte da capo, quindi, come lascia intendere la brevissima scena dopo i titoli di coda (che, lo confesso, non sarei stata in grado di capire senza una rapida ricerca su internet).

Piccole note:
- Ma il Professore, alla fine di "Conflitto finale" non era morto? Da dove salta fuori, vivo e vegeto? E perchè nessuno si degna di spiegarci come ha fatto?
- Nessuno si è soffermato sul fatto che Hank McCoy, più che una Bestia, si dimostra un vero e proprio mostro, essendo in possesso di una cura per i paraplegici che evita accuratamente di divulgare.
-L'indocinese dei Black Eyed Peas, oltre ad essere inutile nella band, si dimostra inutile anche nel film. Io non ho ancora capito che ruolo e che poteri avesse Warpath.



 Separati alla nascita.

 - Una delle cose migliori del film è vedere l'antipaticissimo uomo ghiaccio morire ripetutamente ed in modi cruenti.
- Era proprio necessario inserire, seppure per pochissimo, dei personaggi dai superpoteri inutili? (il tipo col potere di far vomitare la gente ed il tipo col potere di essere brutto come la morte).
- Peter Dinklage, per quanto bravo, per me resterà sempre il nanetto di "Funeral Party".
- Per coloro che non sono esperti dei fumetti degli X-men sarà praticamente impossibile riconoscere (e capire che cavolo ci facciano lì) personaggi che non erano mai visti nei film precedenti nè presentati in questa occasione (il già citato Warpath, la tipa di Portal, il fantomatico Alfiere e l'imitatore della Torcia Umana).
 
 

martedì 27 maggio 2014

Edgar Wright e il divorzio dalla Marvel

Si è fatto un gran parlare, in questi giorni, dell'abbandono a sorpresa della regia del prossimo film dedicato ad AntMan da parte di Edgar Wright. "Divergenze creative", "pigrizia e poca professionalità del regista" (questa la versione della Marvel), "mancanza di libertà ed eccessivo controllo della produzione" (questa è l'ipotesi più accreditata).
Il regista britannico, finora, non ha fatto commenti nè sono apparsi comunicati stampa ufficiali da parte della Marvel.
A far propendere per l'ipotesi di un eccessiva intrusione della major nel processo creativo, tuttavia, l'immagine apparsa (e poi scomparsa) sul profilo twitter di Wright: Buster Keaton con in mano un Cornetto Algida, icona rappresentativa dell'apprezzata trilogia dei film-maker.
 L'allusione al celebre attore, che dichiarò di essere pentito di aver firmato un contratto per la MGM, casa che ne limitò la libertà creativa, sembra chiarire il tutto ma non resta che attendere un comunicato ufficiale per risolvere finalmente il mistero.
Nel frattempo, comunque, su Twitter, seguendo l'esempio di Joss Whedon, si sono diffusi alcuni selfie con il famigerato Cornetto, in segno di solidarietà nei confronti di Edgar Wright.
 In attesa di un chiarimento ufficiale, da grande fan ed estimatrice dell'originale regista inglese, sto dalla sua parte anche io, gli perdono l'ingenuità di aver creduto di poter fare un film Marvel e allo stesso tempo poter decidere qualcosa autonomanente e lo stimo per essere rinsavito in tempo.
(Anche se mi resta una domanda: un film su AntMan??? Perchè??? E' il peggior supererore mai esistito! Perchè, Edgar, perchè???)

mercoledì 21 maggio 2014

Grand Budapest Hotel

E' il momento di Cannes ma io, come al solito, sono un po' in ritardo e sto ancora recuperando i film importanti che mi sono persa nei mesi scorsi. Qualche giorno fa, quindi, ho finalmente guardato l'ultima fatica di Wes Anderson, "Grand Budapest Hotel".
Ho sempre apprezzato Anderson e non vedevo l'ora di gustarmi il film, nel quale speravo molto, e la pellicola ha ampiamente ripagato le mie aspettative.
La storia è ambientata nei primi anni '30 in un immaginario stato centroeuropeo, Zubrowka, e ruota intorno alle avventure di Monsieur Gustav, concierge del celeberrimo Grand Budapest Hotel, mentre, sullo sfondo, si notano le prime avvisaglie del prossimo conflitto mondiale. Come concierge del più importante hotel del paese, Monsieur Gustav si prende anche l'onere di intrattenere le anziane ospiti della struttura, guadagnandosi così i loro favori e la loro riconoscenza. Una di loro, Madame D., muore in circostanza misteriose e, nonostante la famiglia numerosa, sceglie di lasciare in eredità il preziosissimo quadro "Ragazzo con mela" proprio a Monsieur Gustav. L'ira degli eredi non si fa attendere, ed il povero concierge viene prontamente accusato dell'omicidio della nobildonna. Per sua fortuna, il garzoncello immigrato Zero gli resta fedele ed è pronto ad aiutarlo.
L'ambientanzione europea è una novità per il cinema di Wes Anderson ed è dovuta alla scelta di lasciarsi ispirare dall'immaginario di Stefan Zweig, autore austriaco degli anni Venti e Trenta, cui il film è dedicato, che subì la repressione del nascente Nazismo, vedendosi bruciate tutte le proprie opere.
Da questa scelta, sicuramente, deriva l'evidenziazione, nel film, degli aspetti negativi dei totalitarismi.
"Grand Budapest Hotel" è sicuramente uno dei film migliori del regista americano, che realizza in questo caso una pellicola deliziosamente retrò e dal gusto fiabesco, un piccolo capolavoro tutto incentrato sulla magia della narrazione.
Gli elementi tipici del cinema di Anderson, che mi hanno fatta appassionare alla sua filmografia, ci sono tutti e, anche stavolta, una sfilata di star va a comporre il ricco cast: sembra che ormai gli attori più famosi facciano a gara per apparire in un suo film, anche solo per un cameo. Oltre agli ormai fedeli Bill Murray e Owen Wilson, infatti, troviamo tra gli interpreti Ralph Fiennes, impagabile protagonista, Saiorse Ronan, Edward Norton, Jude Law, Harvey Keitel, un'irriconoscibile Tilda Swinton, Adrien Brody, Willem Dafoe, Jason Schwartzman, Mathieu Amalric e F. Murray Abraham. Nei panni del coprotagonista, invece, un ottimo esordiente, Tony Revolori.
La regia, come sempre, è impeccabile e tutta la pellicola scorre agevolmente, coinvolgendo completamente lo spettatore ed immergendolo in un'ambientazione fantastica, che ricorda da vicino le atmosfere montane svizzere e austriache.
Se, come me, amate lo stile volutamente sopra le righe e consapevolmente snob di Wes Anderson, non potrete che amare questo film.

A volte ritornano - Godzilla

Ieri ho visto il nuovo film dedicato a Godzilla. Ammetto che mi ha lasciata così-così, quindi lo recensisco in maniera atipica. E altamente spoilerosa!!




ASPETTI SÌ:
- Godzilla è "buono": 
ebbene sì, qui Godzilla non è un mostro distruttore ma un predatore a caccia di strani e giganteschi esseri volanti (spore aliene?), tutt'altro che pacifici. Li troverà e gliene darà di santa ragione, salvando, così, l'umanità dalla terribile minaccia. Nel farlo, a dirla tutta, abbatterà anche qualche palazzo ma, si sa, il fine giustifica i mezzi.

-Godzilla se ne va sulle sue gambe: 
quando, nell'ormai lontano 1998, avevo visto il precedente film al cinema non ero rimasta traumatizzata dai palazzi che crollano, dalla gente sbranata o dalle persone terrorizzate che scappano di qua e di là, a farmi salire le lacrime agli occhi era stata solo una cosa: alla fine uccidono Godzilla. In fondo lui era solo un povero mostriciattolo che agiva in base all'istinto, non era cattivo! Poverino!! Il finale di questa nuova trasposizione, perciò, mi ha finalmente dato pace.

-Il messaggio ambientalista di fondo: 
"L'arroganza dell'uomo è pensare che la natura sia sotto il nostro controllo e non il contrario", dice ad un certo punto del film il dottor Serizawa. E questo è, più o meno, il riassunto di quello che vuole essere il messaggio del film. La natura è in grado di gestirsi da sola, di autoregolamentarsi e l'intervento dell'uomo può ben poco. In questo senso, Godzilla è l'elemento di riequilibrio, il mezzo della natura per mantenere il proprio ordine. E se anche un ammiraglio della marina statunitense, alla fine, decide di "lasciar fare alla natura", il messaggio è ancora più chiaro.

-Ken Watanabe: Io adoro Ken Watanabe ed il suo doppiatore italiano, trasudano giapponesità! Direte che è un po' scontato trovare un professore giapponese, che parla con uno smaccato accento giapponese ed ha un modo di ragionare spiccatamente giapponese in un film su Godzilla, ma non importa: Ken Watanabe è sempre Ken Watanabe e non si tocca. In più, il fatto che gli regalino il ruolo migliore del film mi fa pensare che anche i produttori la pensino come me. (E' anche l'unico attore famoso a sopravvivere al primo quarto d'ora, il che non è poco).

 -La loncandina: 
è pazzesca, che altro aggiungere?
 
 -Il ritorno alle origini: 
era stato annunciato che questo film si sarebbe collegato direttamente alle vecchie produzioni giapponesi e così è stato fatto. L'atmosfera giappa, le caratteristiche tipiche del vero Godzilla ci sono tutte. Ben fatto.

-Il ritorno dell'alito atomico: il grande assente del film del '98, che tutti amavamo riguardo al simpatico mostro nipponico non è stato tralasciato questa volta. Con grande gioia del pubblico in sala.


ASPETTI NÌ:
-L'utilizzo degli attori più famosi: ok, sarà stata sicuramente una strategia di marketing, ma è riuscita solo in parte. Non puoi prendere Walter White (Bryan Cranston), basare tutta la campagna pubblicitaria su di lui e poi farlo fuori come un deficiente qualsiasi nella prima metà del film, lasciando, peraltro, la maggior parte degli spettatori a spiare, per tutto il resto della pellicola, eventuali segnali di una sua resurrezione a sorpresa. D'altronde si sa, moltissimi erano andati al cinema solo per vedere Heisenberg alla prese col mostrone, non si fa.

-Il mini scontro tra titani: 
l'idea era senz'altro mettere tanta carne al fuoco. Non uno, non due ma ben tre mostri giganteschi, di cui due cattivissimi ed uno che si ritrova ad essere il "buono": la situazione ideale perchè i tre si riempiano di mazzate a non finire. Invece, se eravate andati al cinema per vedere Godzilla che picchia altri mostri giganti, rimarrete delusi: l'epico scontro dura pochissimo ed è concentrato nella parte finale del film. Per tutto il resto del tempo (due ore abbondanti) il nostro mostro preferito si limita a nuotare placido alla ricerca delle sue prede. Decisamente poco per quello che poteva essere un "Pacific Rim" senza robottoni.

-Il tentativo di approfondimento psicologico: sicuramente l'intento era di far salire di livello la pellicola rispetto ai classici film di mostri. Per questa ragione, la drammatica storia familiare del protagonista e il rischio che suo figlio viva un analogo dramma. Solo che l'eccessivo pathos stona un po' con le aspettative e, colpa probabilmente della recitazione del protagonista, risulta stucchevole più che coinvolgente.

ASPETTI NO:
- L'utilizzo degli attori più famosi: se con Cranston l'idea funzionava solo a metà, con Juliette Binoche non va proprio per niente. Farete giusto in tempo a vederla in nemmeno 5 minuti di girato, poi salutatela.

-La recitazione dei protagonisti:
Aaron Taylor-Johnson ha una sola espressione facciale e, interpretando il ruolo del protagonista, questo pesa parecchio sul film in generale. Non trasmette assolutamente nulla, anzi, crea distanza con il pubblico. La sua presenza, tuttavia, rende accettabile l'interpratazione di Elizabeth Olsen che, altrimenti, sarebbe risultata abbastanza inconsistente. E pensare che sarà Scarlett...

-La mancanza di una canzone che spacca: 
il grande pregio del Godzilla del 1998 era la sua colonna sonora. Sarà che ero una ragazzina all'epoca, ma "Deeper underground" ce l'ho in testa ancora adesso. Stavolta, invece, uscita dal cinema già non ricordavo che musiche fossero state utilizzate. Oggi non sono nemmeno più sicura che ci fossero delle musiche.

-L'eccessiva serietà: 
da un film di questo tipo ti aspetteresti tantissimi effetti, tantissime scene di combattimento tra mostri, tantissimo kitsch. E' apprezzabile il tentativo di elevare il genere, ma non è riuscito: il film resta a metà tra le due scelte, risultando nè carne nè pesce. 

-Il ritmo: 
la regia è stata piuttosto lenta ed il ritmo abbastanza fiacco, andando così a svilire le idee buone che la pellicola proponeva.

In generale, insomma, così-così. Superiore al film del 1998 (non era difficile, in effetti) ma non abbastanza da lasciare un segno. Poteva andare peggio, ma poteva anche andare decisamente meglio. A quanto pare, nel filone, "Pacific Rim" ha già preso tutto quello che si poteva prendere.
 

mercoledì 26 febbraio 2014

Premi Oscar 2014: i miei pronostici

Eccoci qua: a pochi giorni dalla prossima edizione degli Oscar, come era prevedibile, non sono riuscita a guardare tutti i film candidati (almeno quelli della categoria "miglior film") come mi ero ripromessa.
Ma, nonostante questo, mi sbilancio con qualche pronostico.

"Miglior film": come preannunciato da chiunque, anche secondo me il vincitore sarà "12 anni schiavo".
   Vincitore morale: "Gravity" che, per me, apporta molto alla cinematografia attuale e, in virtù di questo, avrebbe meritato maggiormente di essere premiato.

"Miglior attrice protagonista": Non è la più accreditata, eppure per me la statuetta in questa categoria se la aggiudicherà Amy Adams.
   Non mi sbilancio sulla vincitrice morale perchè, lo confesso con vergogna, delle interpretazioni in lizza ho visto solo quella di Sandra Bullock. E, per questo, posso sereneamente escluderla dalla corsa.

"Miglior attore protagonista": Lo sanno tutti e mi associo anch'io al coro di elogi, il vincitore sarà Matthew McConaughey. In "Dallas buyers club" è semplicemente immenso.
  Vincitore morale: Joaquin Phoenix. Non è candidato, eppure avrebbe tanto meritato una nomination. Il suo lavoro in "Her" è di tutto rispetto e degno di essere preso in considerazione dall'Academy.

"Miglior regista": Alfonso Cuaron. Quello che fa con "Gravity" è semplicemente spettacolare. E' lui il miglior regista dell'anno.
   Vincitore morale: Alfonso Cuaron. Ho adorato "Gravity", non c'è spazio per nessun altro.

"Miglior sceneggiatura originale": La più accreditata e anche la mia preferita nella cinquina, "Her". 
   Vincitore morale: anche qui, di nuovo "Her". Adoro il lavoro di Spike Jonze in generale, ma qui realizza davvero il suo capolavoro.

"Miglior sceneggiatura non originale": "12 anni schiavo". Come previsto da molti, questo film farà incetta di Oscar ed in questa categoria non ha praticamente nessun rivale.
   Vincitore morale: cito un film che non ho guardato ancora ma che mi incuriosisce e sui cui ho molte aspettative, "Before midnight".

"Miglior film straniero": "La grande bellezza". Osannato ovunque ed accreditatissimo, la vittoria per il film di Sorrentino pare cosa certa. Io non l'ho ancora guardato e rimando il giudizio a dopo la visione. A naso, però, il mio parere è che non si può rifare "La dolce vita".
   Vincitore morale: altro film che non ho visto ancora e su cui ho molte aspettative, non fosse altro perchè il cinema danese ha molto da dire, "Il sospetto".

"Miglior canzone originale": io credo negli U2 e, sebbene non sia la più accreditata, per me "Ordinary love" sarà la canzone vincitrice, sono pronta a scommetterci (e l'ho fatto).
   Vincitore morale: "The moon song", perfetta per il piccolo capolavoro che è "Her".

"Miglior attrice non protagonista": Lupita Nyong'o da "12 anni schiavo".
   Non c'è una nominata come vincitrice morale perchè non ho visto tutte le interpretazioni.

"Miglior attore non protagonista": Jared Leto è stato insuperabile in "Dallas Buyers Club", la statuetta è sua di diritto.
   Vincitore morale: Jared Leto, superbo e meritevole di essere premiato.

Ora non resta che aspettare la notte tra domenica e lunedì per scoprire se avrò avuto ragione!

lunedì 24 febbraio 2014

12 anni schiavo

"12 anni schiavo" è il film che, insieme a "Gravity", ha guadagnato il maggior numero di candidature in questa edizione dei premi Oscar e quello che, stando alle previsioni, dovrebbe fare incetta di vittorie: impossibile non guardarlo, quindi.
Il film è tratto dall'autobiografia di Solomon Northup, uomo libero e di colore negli Stati Uniti del 1841, che cade vittima del raggiro di due sedicenti artisti e, per questo, si ritrova in schiavitù, senza la possibilità di comunicare con i suoi cari o di poter dimostrare la sua condizione libera. E in schiavitù, a lavorare nelle piantagioni, resterà per i seguenti 12 anni, fino a che l'incontro con un abolizionista canadese gli permetterà di riacquistare la vita perduta.
Una pellicola che scandisce un'odissea personale, quindi, che è anche, allo stesso tempo, il racconto del dramma di una popolazione intera. E che evidenzia come l'ingiustizia sia profondamente radicata nella nostra vita e fino a che punto l'essere umano possa diventare crudele nei confronti dei propri simili.
Un film che vuole essere di denuncia, che vuole provocare indigniazione e riflessione nello spettatore e che persegue l'obiettivo servendosi di una regia (azzeccata) schietta, distaccata ed oggettiva.
Personalmente il film mi è piaciuto, pur non trovandolo particolarmente originale: sullo stesso argomento preferisco molto di più la fanta-storia di Quentin Tarantino in "Django Unchained", ma è questione di gusti personali.
Tra le candidature principali, "12 anni schiavo" si è aggiudicato una nomination come "miglior film", "miglior attore protagonista", "miglior sceneggiatura non originale", "miglior attrice non protagonista", "miglior attore non protagonista", "migliori costumi" e "miglior montaggio". 
Vittoria facile (e annunciata) senz'altro come "miglior film", "miglior sceneggiatura non originale", "miglior attrice non protagonista".
Per quanto riguarda la categoria "miglior film" però, che è poi quella più importante a conti fatti, la vittoria, pur data per certa, non mi sembra così scontata. Il film nel complesso è accademico, classico, perfettamente nei canoni. Certo, storia ed intento sono pregevolissimi, ma non si può premiare un film solo per questo. A mio avviso, "Gravity" apporta molto di più alla cinematografia attuale, innova, rischia e, proprio per questo, meriterebbe maggiormente di essere premiato.
Vedremo domenica come la penseranno i membri dell'Academy.