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martedì 30 dicembre 2014

2015: un anno all'insegna del cinema!

Rieccoci qui! Avrei voluto essere molto più presente sul blog in quest'ultimo periodo ed avevo diverse idee natalizie da proporre ma, purtroppo, le scorse settimane si sono rivelate più impegnative del previsto e non c'è stato il tempo di concretizzare nulla. Non potevo assolutamente, però, entrare nel 2015 senza scrivere questo post e parlare dei film che ci attendono nei prossimi mesi.

Passeremo molto tempo nel buio della sala cinematografica l'anno prossimo!

Sarà un anno decisamente intenso per quanto riguarda il cinema, infatti, e diversi titoli proposti mi hanno già fatto venire l'acquolina in bocca. Il 2015 si preannuncia un anno di ritorni di registi importanti, di reboot di classici intramontabili e di novità interessanti. Se siete appassionati di cinema, questo sarà decisamente il vostro anno!
E si entra subito nel vivo già a Gennaio, con il ritorno sul grande schermo di Tim Burton ed il suo "Big Eyes" che, si spera, possa permettere al cineasta americano di recuperare quella poetica ispirazione di inizio carriera che sembra ormai aver definitivamente perso. Lo stesso mese vedrà il ritorno nelle sale anche di un altro grande del cinema: Ridley Scott si riaffaccia, infatti, al filone storico con il suo "Exodus: Dei e Re". Ma, durante tutto l'anno, aspetto con ansia anche i ritorni di Ron Howard (con "In the heart of the sea"), di Francis Ford Coppola e Wes Anderson (entrambi con progetti ancora privi di titolo) e del grandissimo Frank Oz con "Winter's Discontent". In ogni caso, il più atteso (non solo da me) è senz'altro Quentin Tarantino, con il suo tribolato "The hateful eight". Ma, pur non essendo una grande estimatrice di Kenneth Branagh, ammetto di attendere con particolare curiosità anche il suo "Cenerentola". Menzione d'onore anche per il ritorno di Kevin Smith, in arrivo con ben due progetti: "Yoga Hosers" e "Anti-Claus".
Se amate la fantascienza, inoltre, quest'anno non sarete delusi: il filone sarà molto frequentato, sia con saghe che continuano, sia con nuovi progetti. Tra i titoli più interessanti possiamo nominare "Io Robot 2", tratto ancora una volta dall'universo immaginato da Isaac Asimov, un nuovo film su Terminator, "Terminator Genisys", "Prometheus 2", l'atteso "Mad Max: Fury road", ma anche "MIB 4" che, spero ardentemente, riporterà la saga ai fasti dei primi due capitoli e farà dimenticare lo scialbo episodio tre. Per quanto mi riguarda, comunque, mi interessano particolarmente gli adattamenti cinematografici dei romanzi di George Orwell, scrittore che amo particolarmente, entrambi previsti per questo imminente 2015. "1984" sarà infatti realizzato da Paul Greengrass e "La fattoria degli animali" da Andy Serkis, nell'inedita veste di regista, oltre che di interprete. Da segnalare, ovviamente, anche "Jurassic World", nuovo capitolo dedicato al mondo di Jurassic Park e una vera chicca: il reboot del classico "L'isola del Dr. Moreau". Infine (tranquilli, non l'ho dimenticato) il più atteso di tutti: "Star Wars: The Force awakens". Di questa pellicola si è già parlato tantissimo, per cui non mi soffermerò più di tanto. Sappiate, comunque, che il mio hype è alle stelle (qui mi ero espressa, insieme agli altri redattori di nerdando.com, riguardo al trailer).
Oltre alla fantascienza, altri due filoni che non deluderanno i propri fan nel corso dell'anno saranno quello dei cinecomic e quello degli horror. Del primo non parlerò, avendolo già fatto nel mio articolo per Nerdando.com (se siete curiosi, potete recuperarlo qui). Per quanto riguarda gli horror, invece, ci aspetta il ritorno di Eli Roth, con il suo splatter "The Green Inferno" e il film "Goosebumps", ispirato alle storie della serie per ragazzi degli anni '90 "Piccoli Brividi". Previsto anche un nuovo adattamento del romanzo di Ray Bradbury, "Something wicked this way comes", sceneggiato da Seth Grahame-Smith, già autore di "Orgoglio, Pregiudizio e Zombie". Ma non mancano horror potenzialmente divertentissimi, come "Zombeavers" (sì, castori zombie) e "Scouts vs. Zombies".
In apertura, comunque, parlavamo di reboot e, infatti, il 2015 ce ne regalerà davvero moltissimi: "Ghostbusters", per cominciare, con il suo cast completamente in rosa, "Friday the 13th", il classico degli anni '80 "Wargames", "Poltergeist", Cliffhanger", "Gremlins" ma anche continuazioni di saghe immortali come "Rambo V" o "Zorro" e la saga di 007, con l'attesissimo "Bond 24".
Infine, dato che il post sta diventando chilometrico (ma era inevitabile, data la mole di pellicole in uscita nei prossimi 12 mesi), vi segnalo alcuni progetti che a mio avviso potrebbero rivelarsi particolarmente interessanti. Ad esempio "Rasputin", con Leonardo Di Caprio. Oppure "True Crimes", che vedrà ripetersi, dopo "Carnage", il proficuo sodalizio tra Roman Polanski e Christoph Waltz. Potrebbe rivelarsi interessante anche "The Overlook Hotel", prequel di "Shining".
Grande attesa anche per "Machete kills again... In space", trionfo del trash, e per "Mortdecai", che vedrà alla regia David Koepp, autore che personalmente apprezzo molto. Potenzialmente da guardare anche "It's a wonderful life: the rest of the story", ideale prosecuzione del capolavoro di Frank Capra e "The imitation game", in uscita a gennaio e con protagonista l'astro nascente del momento, Benedict Cumberbatch. Altro attore sulla cresta dell'onda è senz'altro Peter Dinklage, che sarà presente quest'anno sui nostri schermi con ben due progetti che promettono bene. Il primo è "Hop Frog", sorta di horror medievale, e l'altro è "Pixels", progetto nerdissimo di cui vi ho già parlato su Nerdando.com.
Ma anche in casa Disney non mancheranno le sorprese: sono ben tre i titoli, infatti, che mi fanno ben sperare. Il primo è "The Jungle Book", film in motion capture diretto da Jon Favreau e con un cast all star (Scarlett Johansson, Idris Elba, Bill Murray). Ma anche "Descendants", ispirato alle vicende dei figli dei protagonisti delle fiabe e l'imminente (solo da noi, in America è uscito a fine 2014) "Into the woods", con una cattivissima Meryl Streep, promettono di rivelarsi interessanti.
Chiudo, infine, con i due Wright del cinema, tra i miei registi preferiti in assoluto. Entrambi anglosassoni, sanno plasmare il linguaggio filmico come pochi e l'idea di potermi gustare nuove pellicole da parte di tuttie due nel corso del nuovo anno mi esalta tantissimo!
I due Wright di cui parlo, ovviamente, sono Joe e Edgar. Il primo (già autore di "Orgoglio e Pregiudizio" e di quel capolavoro che è "Espiazione") ritorna sul grande schermo con "Pan", sorta di prequel del Peter Pan che tutti conosciamo.
Il secondo, Edgar, conclusa la sua meravigliosa Trilogia del Cornetto, si affaccia sul grande schermo con ben due progetti: "Baby Driver" e "Grasshopper Jungle".
A malincuore, mi fermo qui. Il post è piuttosto lungo ma, vi assicuro, è stato difficilissimo contenersi e selezionare i film più interessanti all'interno del magma cinematografico che ci aspetta in questo 2015 vulcanico. E voi? Quali sono le pellicole che attenderete con maggiore trepidazione? Fatemi sapere nei commenti!


mercoledì 21 maggio 2014

A volte ritornano - Godzilla

Ieri ho visto il nuovo film dedicato a Godzilla. Ammetto che mi ha lasciata così-così, quindi lo recensisco in maniera atipica. E altamente spoilerosa!!




ASPETTI SÌ:
- Godzilla è "buono": 
ebbene sì, qui Godzilla non è un mostro distruttore ma un predatore a caccia di strani e giganteschi esseri volanti (spore aliene?), tutt'altro che pacifici. Li troverà e gliene darà di santa ragione, salvando, così, l'umanità dalla terribile minaccia. Nel farlo, a dirla tutta, abbatterà anche qualche palazzo ma, si sa, il fine giustifica i mezzi.

-Godzilla se ne va sulle sue gambe: 
quando, nell'ormai lontano 1998, avevo visto il precedente film al cinema non ero rimasta traumatizzata dai palazzi che crollano, dalla gente sbranata o dalle persone terrorizzate che scappano di qua e di là, a farmi salire le lacrime agli occhi era stata solo una cosa: alla fine uccidono Godzilla. In fondo lui era solo un povero mostriciattolo che agiva in base all'istinto, non era cattivo! Poverino!! Il finale di questa nuova trasposizione, perciò, mi ha finalmente dato pace.

-Il messaggio ambientalista di fondo: 
"L'arroganza dell'uomo è pensare che la natura sia sotto il nostro controllo e non il contrario", dice ad un certo punto del film il dottor Serizawa. E questo è, più o meno, il riassunto di quello che vuole essere il messaggio del film. La natura è in grado di gestirsi da sola, di autoregolamentarsi e l'intervento dell'uomo può ben poco. In questo senso, Godzilla è l'elemento di riequilibrio, il mezzo della natura per mantenere il proprio ordine. E se anche un ammiraglio della marina statunitense, alla fine, decide di "lasciar fare alla natura", il messaggio è ancora più chiaro.

-Ken Watanabe: Io adoro Ken Watanabe ed il suo doppiatore italiano, trasudano giapponesità! Direte che è un po' scontato trovare un professore giapponese, che parla con uno smaccato accento giapponese ed ha un modo di ragionare spiccatamente giapponese in un film su Godzilla, ma non importa: Ken Watanabe è sempre Ken Watanabe e non si tocca. In più, il fatto che gli regalino il ruolo migliore del film mi fa pensare che anche i produttori la pensino come me. (E' anche l'unico attore famoso a sopravvivere al primo quarto d'ora, il che non è poco).

 -La loncandina: 
è pazzesca, che altro aggiungere?
 
 -Il ritorno alle origini: 
era stato annunciato che questo film si sarebbe collegato direttamente alle vecchie produzioni giapponesi e così è stato fatto. L'atmosfera giappa, le caratteristiche tipiche del vero Godzilla ci sono tutte. Ben fatto.

-Il ritorno dell'alito atomico: il grande assente del film del '98, che tutti amavamo riguardo al simpatico mostro nipponico non è stato tralasciato questa volta. Con grande gioia del pubblico in sala.


ASPETTI NÌ:
-L'utilizzo degli attori più famosi: ok, sarà stata sicuramente una strategia di marketing, ma è riuscita solo in parte. Non puoi prendere Walter White (Bryan Cranston), basare tutta la campagna pubblicitaria su di lui e poi farlo fuori come un deficiente qualsiasi nella prima metà del film, lasciando, peraltro, la maggior parte degli spettatori a spiare, per tutto il resto della pellicola, eventuali segnali di una sua resurrezione a sorpresa. D'altronde si sa, moltissimi erano andati al cinema solo per vedere Heisenberg alla prese col mostrone, non si fa.

-Il mini scontro tra titani: 
l'idea era senz'altro mettere tanta carne al fuoco. Non uno, non due ma ben tre mostri giganteschi, di cui due cattivissimi ed uno che si ritrova ad essere il "buono": la situazione ideale perchè i tre si riempiano di mazzate a non finire. Invece, se eravate andati al cinema per vedere Godzilla che picchia altri mostri giganti, rimarrete delusi: l'epico scontro dura pochissimo ed è concentrato nella parte finale del film. Per tutto il resto del tempo (due ore abbondanti) il nostro mostro preferito si limita a nuotare placido alla ricerca delle sue prede. Decisamente poco per quello che poteva essere un "Pacific Rim" senza robottoni.

-Il tentativo di approfondimento psicologico: sicuramente l'intento era di far salire di livello la pellicola rispetto ai classici film di mostri. Per questa ragione, la drammatica storia familiare del protagonista e il rischio che suo figlio viva un analogo dramma. Solo che l'eccessivo pathos stona un po' con le aspettative e, colpa probabilmente della recitazione del protagonista, risulta stucchevole più che coinvolgente.

ASPETTI NO:
- L'utilizzo degli attori più famosi: se con Cranston l'idea funzionava solo a metà, con Juliette Binoche non va proprio per niente. Farete giusto in tempo a vederla in nemmeno 5 minuti di girato, poi salutatela.

-La recitazione dei protagonisti:
Aaron Taylor-Johnson ha una sola espressione facciale e, interpretando il ruolo del protagonista, questo pesa parecchio sul film in generale. Non trasmette assolutamente nulla, anzi, crea distanza con il pubblico. La sua presenza, tuttavia, rende accettabile l'interpratazione di Elizabeth Olsen che, altrimenti, sarebbe risultata abbastanza inconsistente. E pensare che sarà Scarlett...

-La mancanza di una canzone che spacca: 
il grande pregio del Godzilla del 1998 era la sua colonna sonora. Sarà che ero una ragazzina all'epoca, ma "Deeper underground" ce l'ho in testa ancora adesso. Stavolta, invece, uscita dal cinema già non ricordavo che musiche fossero state utilizzate. Oggi non sono nemmeno più sicura che ci fossero delle musiche.

-L'eccessiva serietà: 
da un film di questo tipo ti aspetteresti tantissimi effetti, tantissime scene di combattimento tra mostri, tantissimo kitsch. E' apprezzabile il tentativo di elevare il genere, ma non è riuscito: il film resta a metà tra le due scelte, risultando nè carne nè pesce. 

-Il ritmo: 
la regia è stata piuttosto lenta ed il ritmo abbastanza fiacco, andando così a svilire le idee buone che la pellicola proponeva.

In generale, insomma, così-così. Superiore al film del 1998 (non era difficile, in effetti) ma non abbastanza da lasciare un segno. Poteva andare peggio, ma poteva anche andare decisamente meglio. A quanto pare, nel filone, "Pacific Rim" ha già preso tutto quello che si poteva prendere.
 

domenica 16 febbraio 2014

Gravity

Ho appena finito di guardare "Gravity" e, devo dirlo, che film!
Anche questa volta partivo senza troppa aspettativa e, invece, direi che è meritatamente il candidato con maggiori possibilità di essere eletto miglior film!
La storia è relativamente semplice: Sandra Bullock è la dottoressa Stone, un medico impegnato in una missione spaziale. Mentre si trova all'esterno dell'astronave, lavorando agganciata al telescopio Hubble, una scia di detriti investe la zona, provocando gravissimi danni alla navetta e uccidendo tutto l'equipaggio, ad eccezione della dottoressa Stone e del comandante Kowalsky. I due, a questo punto, sono soli, alla deriva nello spazio e senza possibilità di comunicazione con la Terra. L'unica speranza è raggiungere la più vicina stazione orbitante. Ma ce la faranno?
Alla base di tutta la pellicola, a mio parere, stanno due domande: è possibile fare un film avvincente con solo un attore perso praticamente nel nulla? E' possibile realizzare una storia claustrofobica, pur ambientandola in uno scenario infinito come è lo spazio? Il film di Alfonso Cuaron dimostra che sì, è possibile. La scena ruota tutta intorno a Sandra Bullock ed alla sua disperazione e noi spettatori ci sentiamo alla deriva, esattamente come la protagonista. Le sequenze nello spazio sono soffocanti, da mal di mare, angoscianti come se noi stessi ci trovassimo persi nello spazio insieme all'eroina.
Può sembrare scontato, ma non era affatto facile. Sulla carta, il film poteva essere un flop colossale e di sicuro lo sarebbe stato, nelle mani di un regista meno capace. Cuaron, invece è la persona adatta e realizza un vero e proprio capolavoro con un film che mostra come lo spazio e le astronavi siano molto meno accoglienti di come appaiono al cinema e, anzi, possano trasformarsi in veri e propri luoghi da incubo.
Anche questa volta, mi trovo a parlare di una pellicola "importante" per quanto riguarda il numero e il livello delle candidature: "miglior film", "miglior regia", "miglior attrice protagonista". Più "miglior fotografia" e "miglior montaggio", giusto per non farsi mancare nulla. Ci sono altri concorrenti validi nella categoria "miglior film", ma senza dubbio "Gravity" ha ottime chances di vincere l'ambita statuetta. Molte possibilità, a mio avviso, ci sono per "miglior Regia" (il lavoro di Cuaron è troppo accurato ed audace per passare inosservato) e "miglior fotografia". Anche nella categoria "miglior montaggio" potrebbe spuntarla, ma non mi azzardo a prendere una posizione perchè mi aspetto molto da quello di "American Hustle". Per quanto riguarda l'ultima categoria rimasta, ovvero "miglior attrice protagonista", Sandra Bullock qui è bravissima, ma è da Oscar? Forse. Di sicuro ha concorrenti agguerrite e di dimostrata bravura, per cui il suo compito è il più difficile.
Piccola nota conclusiva: finalmente un film che dà un senso all'esistenza della tecnologia 3D! Sicuramente l'uso finora migliore e più intelligente di questa nuova tecnologia che, diciamocelo, di solito è totalmente superflua in un film e talvolta anche un po' fastidiosa. Cuaron, invece, ha capito le vere potenzialità del 3D e le sfrutta al meglio, senza mai esagerare, e centra in pieno il bersaglio. "Gravity", in 3D, raggiunge la perfezione.

Perchè vederlo: Se dopo "127 ore" volete un altro "one man show" (in questo caso, woman) in un ambiente claustrofobico ed asfissiante.

giovedì 10 ottobre 2013

The world's end

Qualche giorno fa ho visto "La fine del mondo" e sono ancora gasatissima per quanto mi sia piaciuto!
Ero rimasta in trepidante attesa per mesi, lo ammetto, controllando quotidianamente aggiornamenti ed indiscrezioni sul film, perchè, dopo aver scoperto per caso i primi due capitoli, mi ero innamorata dello stile registico di Edgar Wright, del montaggio, delle storie, della sua idea di una trilogia con filo conduttore il Cornetto Algida, e non stavo nella pelle per il nuovo e conclusivo episodio. Per forza di cose, quindi, mi sono rivolta alla pellicola con una certa inquietudine, dovuta alle aspettative altissime e alla paura che quest'ultimo lavoro non si dimostrasse all'altezza dei precedenti.
E invece Edgar Wright e Simon Pegg non deludono, realizzando un film godibilissimo e perfettamente in linea con i parametri a cui ci avevano abituati finora. La storia? Cinque liceali inglesi, amici da sempre, si apprestano a percorrere il "miglio dorato": un tour alcolico a base di birra e shots che li porterà in dodici diversi pub, per concludersi nel celebre "The world's end" del titolo. L'impresa, però, riesce solo a metà e i ragazzi sono costretti a fermarsi alla nona tappa. Quarant'anni dopo, il gruppo di amici è andato avanti, ciascuno si è integrato perfettamente nella società produttiva e si dedica con dedizione al lavoro. Tutti, tranne Gary King, il "re" della vecchia gang, che fatica a trovare il proprio posto nel mondo degli adulti, bloccato nel ricordo dei tempi del liceo, e  che vive con l'unico obiettivo di riuscire a concludere l'impresa iniziata tanti anni prima, percorrendo il "miglio dorato" per intero. In questa prospettiva, riuscirà a convincere (o ingannare, più che altro) i recalcitranti amici a tornare nella città natale e ritentare l'impresa in una notte a base di birra e ricordi. Ma nella piccola cittadina molte cose sembrano decisamente cambiate...
Wright è abituato a prendere i film di genere e a estremizzarli, portarli al limite del paradossale e caricaturarli ma allo stesso tempo a omaggiarli, rivitalizzarli e renderli attuali. Il tutto condito con una massiccia dose di ironia (rigorosamente british) ed effetti splatter che però, calati in questo conteso, creano divertimento anzichè disgusto. Nel primo episodio aveva preso di mira il filone degli zombies, poi quello del cinema d'azione e poliziesco. Stavolta, invece, è toccato al genere fantascientifico subire la "cura Wright-Pegg", con esiti perfetti.
La pellicola si rivela un vero e proprio omaggio al filone fantascientifico degli anni '50 e '60, e mette in scena i tipici contenuti dei film dell'epoca, sapientemente miscelati con sprazzi di cinema action e di fantascienza più moderna,visibili, per esempio, nelle sequenze "alla Matrix" perfettamente dirette e coreografate. 
Gli elementi della premiata ditta Wright-Pegg, che ci hanno fatto amare i precedenti capitoli, ci sono tutti: il salto da un genere all'altro, il mix equilibratissimo di humor e splatter, il montaggio dinamico e personalissimo, le situazioni al limite dell'impossibile, l'immancabile Cornetto Algida, stavolta alla menta. E, su tutti, il pub. Costante dell'intera trilogia, se nei primi due capitoli era un elemento di sfondo, seppure sempre presente, in quest'ultimo lavoro diventa vero e proprio protagonista.
Sul piano del contenuto, ancora una volta il dito è puntato sulla spersonalizzazione dell'individuo che, incastrato nei ritmi e nelle regole della società, si trasforma gradualmente in un essere vuoto, in uno zombie e che può essere salvato solo da una situazione straordinaria, che rimetta in gioco tutte le certezze e porti alla creazione di un nuovo ordine di cose (o, forse, che porti ad un ritorno alle origini, sembra di cogliere in questo ultimo capitolo).
Un film che si conferma in linea con i precedenti, quindi,e non solo sul piano tecnico e contenutistico, ma anche su quello del cast. Squadra che vince non si cambia, infatti, e Wright si affida ai colladauti protagonisti Simon Pegg (anche co-sceneggiatore di questo come degli altri episodi) e Nick Frost, perfettamente credibili e a loro agio nei rispettivi ruoli. Il cast, affiatatissimo, è completato da comprimari di tutto rispetto che si dimostrano, come il loro regista d'altronde, a proprio agio in ogni situazione.
La trilogia si completa, insomma e, a mio avviso, il Cornetto ha trovato la sua degna punta di cioccolata in questo film.
Con questo, però, la mia fame di film del duo Wright-Pegg non si è decisamente saziata, anzi: penso (e spero) abbiano ancora molto altro da dire e molti altri generi da reinventare. Per cui, aspetto già da ora, con grandissima trepidazione, la loro prossima fatica cinematografica.