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giovedì 1 gennaio 2015

And a happy new year!

"...And a happy New Year
Let's hope it's a good one
Without any fear..."


 

Siamo alla fine dell'anno ed è questo il periodo, un po' per tutti, dedicato a bilanci e buoni propositi per il futuro. Non mi soffermerò a riassumervi il mio 2014, tranquilli. Lo troverei ridondante e fuori luogo: preferisco ripercorrerlo nella mia mente e tenere per me le conclusioni che ne trarrò. Non sono nemmeno tipa da "buoni propositi per l'anno nuovo", a dire la verità. Ci affacciamo sempre tutti, nessuno escluso, ai nuovi 365 giorni ricolmi di belle idee e principi, grondanti buonismo da ogni poro, ma sappiamo benissimo che non seguiremo nessuno dei nostri precetti autoimposti. 
No, in questo post non elencherò una serie di propositi per l'anno nuovo, il mio 2015 non sarà all'insegna degli obiettivi irrealizzabili. Vorrei, invece, tracciare alcuni pensieri e lasciarli qui come monito per il mio anno nuovo. Non una serie di buoni propositi da rincorrere, ma delle linee guida che mi aiutino a ricordare delle sensazioni e direzioni che vorrei seguire non nel 2015, ma nella mia vita in generale.

"...There's a feeling I get, when I look to the west and my spirit is cryin' for leaving..."
Vorrei cercare di guarire quel sentimento ramingo e vagabondo, irresistibile calamita che ricompare e ricompare, continuamente ed inesorabilmente. O, quantomeno, cercare di venirci a patti.
Vorrei continuare a scoprire il mondo un pezzettino alla volta, esplorare le sue molteplici sfaccettature. Ho iniziato con l'Irlanda, quest'anno, e non voglio più smettere.
Vorrei conoscere nuove persone, parlare tanto ed apprendere storie e realtà diverse e sconosciute.
Vorrei imparare a gustarmi la vita attimo per attimo, vivendo appieno ogni suo momento, bello o brutto che sia.
Vorrei ricordarmi più spesso di ridere, perché fare un passo indietro, guardare le cose dalla giusta distanza e farsi una bella risata restano la miglior cura per qualunque problema si presenti.
Vorrei leggere più libri, perché la lettura resta la maggior fonte di arricchimento che abbiamo a disposizione e ci permette di crescere ogni volta un po' di più, di libro in libro.
Vorrei riuscire a ritagliarmi sempre il tempo per scrivere e fotografare, perché ho capito che è questo il mio modo per guardare e decifrare il mondo e non posso davvero farne a meno.
Vorrei ricordarmi sempre di trovare l'occasione per fare una passeggiata su una spiaggia o stendermi su un prato. Non è mai tempo perso ma tempo che regaliamo a noi stessi.
Vorrei recuperare il mio legame con la natura e vivere più a contatto con essa.
Esplorare, scoprire, imparare, conoscere: sentimentimenti ricorrenti che sono la mia linfa vitale e che spero restino costante nutrimento e mi esortino non solo durante questo 2015 ma per tutta la vita.

Buon anno nuovo a tutti!

martedì 30 dicembre 2014

2015: un anno all'insegna del cinema!

Rieccoci qui! Avrei voluto essere molto più presente sul blog in quest'ultimo periodo ed avevo diverse idee natalizie da proporre ma, purtroppo, le scorse settimane si sono rivelate più impegnative del previsto e non c'è stato il tempo di concretizzare nulla. Non potevo assolutamente, però, entrare nel 2015 senza scrivere questo post e parlare dei film che ci attendono nei prossimi mesi.

Passeremo molto tempo nel buio della sala cinematografica l'anno prossimo!

Sarà un anno decisamente intenso per quanto riguarda il cinema, infatti, e diversi titoli proposti mi hanno già fatto venire l'acquolina in bocca. Il 2015 si preannuncia un anno di ritorni di registi importanti, di reboot di classici intramontabili e di novità interessanti. Se siete appassionati di cinema, questo sarà decisamente il vostro anno!
E si entra subito nel vivo già a Gennaio, con il ritorno sul grande schermo di Tim Burton ed il suo "Big Eyes" che, si spera, possa permettere al cineasta americano di recuperare quella poetica ispirazione di inizio carriera che sembra ormai aver definitivamente perso. Lo stesso mese vedrà il ritorno nelle sale anche di un altro grande del cinema: Ridley Scott si riaffaccia, infatti, al filone storico con il suo "Exodus: Dei e Re". Ma, durante tutto l'anno, aspetto con ansia anche i ritorni di Ron Howard (con "In the heart of the sea"), di Francis Ford Coppola e Wes Anderson (entrambi con progetti ancora privi di titolo) e del grandissimo Frank Oz con "Winter's Discontent". In ogni caso, il più atteso (non solo da me) è senz'altro Quentin Tarantino, con il suo tribolato "The hateful eight". Ma, pur non essendo una grande estimatrice di Kenneth Branagh, ammetto di attendere con particolare curiosità anche il suo "Cenerentola". Menzione d'onore anche per il ritorno di Kevin Smith, in arrivo con ben due progetti: "Yoga Hosers" e "Anti-Claus".
Se amate la fantascienza, inoltre, quest'anno non sarete delusi: il filone sarà molto frequentato, sia con saghe che continuano, sia con nuovi progetti. Tra i titoli più interessanti possiamo nominare "Io Robot 2", tratto ancora una volta dall'universo immaginato da Isaac Asimov, un nuovo film su Terminator, "Terminator Genisys", "Prometheus 2", l'atteso "Mad Max: Fury road", ma anche "MIB 4" che, spero ardentemente, riporterà la saga ai fasti dei primi due capitoli e farà dimenticare lo scialbo episodio tre. Per quanto mi riguarda, comunque, mi interessano particolarmente gli adattamenti cinematografici dei romanzi di George Orwell, scrittore che amo particolarmente, entrambi previsti per questo imminente 2015. "1984" sarà infatti realizzato da Paul Greengrass e "La fattoria degli animali" da Andy Serkis, nell'inedita veste di regista, oltre che di interprete. Da segnalare, ovviamente, anche "Jurassic World", nuovo capitolo dedicato al mondo di Jurassic Park e una vera chicca: il reboot del classico "L'isola del Dr. Moreau". Infine (tranquilli, non l'ho dimenticato) il più atteso di tutti: "Star Wars: The Force awakens". Di questa pellicola si è già parlato tantissimo, per cui non mi soffermerò più di tanto. Sappiate, comunque, che il mio hype è alle stelle (qui mi ero espressa, insieme agli altri redattori di nerdando.com, riguardo al trailer).
Oltre alla fantascienza, altri due filoni che non deluderanno i propri fan nel corso dell'anno saranno quello dei cinecomic e quello degli horror. Del primo non parlerò, avendolo già fatto nel mio articolo per Nerdando.com (se siete curiosi, potete recuperarlo qui). Per quanto riguarda gli horror, invece, ci aspetta il ritorno di Eli Roth, con il suo splatter "The Green Inferno" e il film "Goosebumps", ispirato alle storie della serie per ragazzi degli anni '90 "Piccoli Brividi". Previsto anche un nuovo adattamento del romanzo di Ray Bradbury, "Something wicked this way comes", sceneggiato da Seth Grahame-Smith, già autore di "Orgoglio, Pregiudizio e Zombie". Ma non mancano horror potenzialmente divertentissimi, come "Zombeavers" (sì, castori zombie) e "Scouts vs. Zombies".
In apertura, comunque, parlavamo di reboot e, infatti, il 2015 ce ne regalerà davvero moltissimi: "Ghostbusters", per cominciare, con il suo cast completamente in rosa, "Friday the 13th", il classico degli anni '80 "Wargames", "Poltergeist", Cliffhanger", "Gremlins" ma anche continuazioni di saghe immortali come "Rambo V" o "Zorro" e la saga di 007, con l'attesissimo "Bond 24".
Infine, dato che il post sta diventando chilometrico (ma era inevitabile, data la mole di pellicole in uscita nei prossimi 12 mesi), vi segnalo alcuni progetti che a mio avviso potrebbero rivelarsi particolarmente interessanti. Ad esempio "Rasputin", con Leonardo Di Caprio. Oppure "True Crimes", che vedrà ripetersi, dopo "Carnage", il proficuo sodalizio tra Roman Polanski e Christoph Waltz. Potrebbe rivelarsi interessante anche "The Overlook Hotel", prequel di "Shining".
Grande attesa anche per "Machete kills again... In space", trionfo del trash, e per "Mortdecai", che vedrà alla regia David Koepp, autore che personalmente apprezzo molto. Potenzialmente da guardare anche "It's a wonderful life: the rest of the story", ideale prosecuzione del capolavoro di Frank Capra e "The imitation game", in uscita a gennaio e con protagonista l'astro nascente del momento, Benedict Cumberbatch. Altro attore sulla cresta dell'onda è senz'altro Peter Dinklage, che sarà presente quest'anno sui nostri schermi con ben due progetti che promettono bene. Il primo è "Hop Frog", sorta di horror medievale, e l'altro è "Pixels", progetto nerdissimo di cui vi ho già parlato su Nerdando.com.
Ma anche in casa Disney non mancheranno le sorprese: sono ben tre i titoli, infatti, che mi fanno ben sperare. Il primo è "The Jungle Book", film in motion capture diretto da Jon Favreau e con un cast all star (Scarlett Johansson, Idris Elba, Bill Murray). Ma anche "Descendants", ispirato alle vicende dei figli dei protagonisti delle fiabe e l'imminente (solo da noi, in America è uscito a fine 2014) "Into the woods", con una cattivissima Meryl Streep, promettono di rivelarsi interessanti.
Chiudo, infine, con i due Wright del cinema, tra i miei registi preferiti in assoluto. Entrambi anglosassoni, sanno plasmare il linguaggio filmico come pochi e l'idea di potermi gustare nuove pellicole da parte di tuttie due nel corso del nuovo anno mi esalta tantissimo!
I due Wright di cui parlo, ovviamente, sono Joe e Edgar. Il primo (già autore di "Orgoglio e Pregiudizio" e di quel capolavoro che è "Espiazione") ritorna sul grande schermo con "Pan", sorta di prequel del Peter Pan che tutti conosciamo.
Il secondo, Edgar, conclusa la sua meravigliosa Trilogia del Cornetto, si affaccia sul grande schermo con ben due progetti: "Baby Driver" e "Grasshopper Jungle".
A malincuore, mi fermo qui. Il post è piuttosto lungo ma, vi assicuro, è stato difficilissimo contenersi e selezionare i film più interessanti all'interno del magma cinematografico che ci aspetta in questo 2015 vulcanico. E voi? Quali sono le pellicole che attenderete con maggiore trepidazione? Fatemi sapere nei commenti!


lunedì 24 novembre 2014

Hunger Games: Il canto della rivolta - Parte I

Qualche giorno fa ho guardato "Hunger Games: Il canto della rivolta - Parte I", attesissima prima tranche della pellicola conclusiva dedicata alla fortunata serie di libri di Suzanne Collins.


Personalmente, sono un'ammiratrice della saga fin dal primo film: pur non avendo (per il momento) letto i libri, le pellicole mi sono sembrate tutte ben realizzate e originali. Se, infatti, l'idea di base di un futuro distopico e della disumanizzazione delle persone sia stata ampiamente sfruttata anche da altre opere, quello che ho sempre apprezzato della trilogia di Hunger Games è l'evoluzione, affatto prevedibile, che la tematica subisce in questa serie di film.
Le prime due pellicole ruotano intorno ai fantomatici Hunger Games, sorta di cruento reality show basato sulla paura, e alla vicenda personale di Katniss Everdeen, costretta a trasformarsi in cacciatrice di esseri umani prima, e in icona dei ribelli dopo. In questa terza parte, invece, si cambia totalmente registro: se prima la lotta era, per quanto reale, parte di un gioco, stavolta si svolge fuori dall'arena e in ballo ci sono la vita e la libertà di un'intera nazione.
Il film inizia direttamente dove era finito il precedente, catapultandoci subito nel mezzo dell'azione. Scopriamo così che il distretto 13, che si credeva distrutto molto prima delle vicende della serie, è tutt'altro che annientato: sopravvive, infatti, segretamente sottoterra e si prepara a guidare la rivolta. In seguito alle vicende del secondo film, infatti, il malcontento è cresciuto all'interno dei 12 distretti ufficiali e la reazione violenta della capitale non ha fatto altro che alimentare il fuoco della ribellione. Il distretto 13, quindi, si prepara ad incanalare la rivolta, abbattendo definitivamente la tirannia di Capitol City ma, per farlo, ha bisogno della sua "ghiandaia imitatrice", di una persona che ispiri e renda coesi i ribelli di tutti i distretti: Katniss.
Il film inizia e finisce in medias res, per cui è indispensabile considerarlo insieme al precedente e al successivo. Nonostante questo, mi è sembrato godibile e coinvolgente. Ho apprezzato molto l'evoluzione della storia e come quest'ultima pellicola abbia saputo rendere il clima decisamente diverso rispetto alle prime due: ora siamo in guerra, ed è questa l'atmosfera che si respira dall'inizio alla fine. Chi ha letto i libri mi ha assicurato che, però, il film non è riuscito pienamente a rendere l'intensità ed il pathos dei libri che, sul grande schermo, risultano molto diluiti e meno coinvolgenti rispetto alla pagina scritta, per cui appena mi sarà possibile recupererò assolutamente la lettura.
Da segnalare l'interpretazione della protagonista, Jennifer Lawrence, convincente e vera. Nel primo film molti l'avevano definita legnosa ed inespressiva, io credo, invece, che questo aspetto, più che essere dovuto ad un'incapacità recitativa dell'attrice, fosse voluto e teso a rendere, in prospettiva, l'evoluzione del personaggio: Katniss, all'inizio del film, si ritrova catapultata in un mondo artefatto e sgargiante, nel quale è costretta a fingere e recitare continuamente. Questa, però, non è la sua natura: deve forzarsi molto e, per questo, risulta lei stessa "finta". Progredendo la narrazione, tuttavia, anche Katniss cresce e cambia e noi spettatori possiamo notarlo dalla recitazione della Lawrence, prima impacciata e legata e, via via, sempre più sicura e scaltra. In questo senso, credo che l'interpretazione della protagonista sia azzeccatissima, sorretta, comunque, da comprimari di tutto rispetto: Woody Harrelson, Julianne Moore ed il compianto Philip Seymour Hoffman, la cui prematura dipartita, credo, peserà non poco sulla seconda parte del film, dato che interpretava un personaggio cruciale.
Interessante, a mio parere, anche la presentazione degli estremi opposti della sgargiante Capitol City e dell'austero distretto 13. Nel primo film, l'eccesso e l'opulenza della capitale ci avevano nauseati ma, stavolta, l'estrema rigidità del distretto 13 ci fa quasi più paura. Dimostrazione di come le estremizzazioni, sia in un senso che nell'altro, siano sempre ed inesorabilmente pericolose.
Insomma, a me il film è piaciuto anche se, mi dicono i lettori del libro, poteva essere reso meglio. Non resta che aspettare la conclusione della storia, tra un anno esatto, per un giudizio d'insieme.

Nota conclusiva: altro aspetto che ho apprezzato molto è la colonna sonora, in particolare la traccia diegetica "The hanging tree", struggente e coinvolgente nella sua semplicità e cantata benissimo da Jennifer Lawrence. Se volete ascoltarla, vi lascio il link:
The hanging tree

martedì 27 maggio 2014

Edgar Wright e il divorzio dalla Marvel

Si è fatto un gran parlare, in questi giorni, dell'abbandono a sorpresa della regia del prossimo film dedicato ad AntMan da parte di Edgar Wright. "Divergenze creative", "pigrizia e poca professionalità del regista" (questa la versione della Marvel), "mancanza di libertà ed eccessivo controllo della produzione" (questa è l'ipotesi più accreditata).
Il regista britannico, finora, non ha fatto commenti nè sono apparsi comunicati stampa ufficiali da parte della Marvel.
A far propendere per l'ipotesi di un eccessiva intrusione della major nel processo creativo, tuttavia, l'immagine apparsa (e poi scomparsa) sul profilo twitter di Wright: Buster Keaton con in mano un Cornetto Algida, icona rappresentativa dell'apprezzata trilogia dei film-maker.
 L'allusione al celebre attore, che dichiarò di essere pentito di aver firmato un contratto per la MGM, casa che ne limitò la libertà creativa, sembra chiarire il tutto ma non resta che attendere un comunicato ufficiale per risolvere finalmente il mistero.
Nel frattempo, comunque, su Twitter, seguendo l'esempio di Joss Whedon, si sono diffusi alcuni selfie con il famigerato Cornetto, in segno di solidarietà nei confronti di Edgar Wright.
 In attesa di un chiarimento ufficiale, da grande fan ed estimatrice dell'originale regista inglese, sto dalla sua parte anche io, gli perdono l'ingenuità di aver creduto di poter fare un film Marvel e allo stesso tempo poter decidere qualcosa autonomanente e lo stimo per essere rinsavito in tempo.
(Anche se mi resta una domanda: un film su AntMan??? Perchè??? E' il peggior supererore mai esistito! Perchè, Edgar, perchè???)

mercoledì 21 maggio 2014

Grand Budapest Hotel

E' il momento di Cannes ma io, come al solito, sono un po' in ritardo e sto ancora recuperando i film importanti che mi sono persa nei mesi scorsi. Qualche giorno fa, quindi, ho finalmente guardato l'ultima fatica di Wes Anderson, "Grand Budapest Hotel".
Ho sempre apprezzato Anderson e non vedevo l'ora di gustarmi il film, nel quale speravo molto, e la pellicola ha ampiamente ripagato le mie aspettative.
La storia è ambientata nei primi anni '30 in un immaginario stato centroeuropeo, Zubrowka, e ruota intorno alle avventure di Monsieur Gustav, concierge del celeberrimo Grand Budapest Hotel, mentre, sullo sfondo, si notano le prime avvisaglie del prossimo conflitto mondiale. Come concierge del più importante hotel del paese, Monsieur Gustav si prende anche l'onere di intrattenere le anziane ospiti della struttura, guadagnandosi così i loro favori e la loro riconoscenza. Una di loro, Madame D., muore in circostanza misteriose e, nonostante la famiglia numerosa, sceglie di lasciare in eredità il preziosissimo quadro "Ragazzo con mela" proprio a Monsieur Gustav. L'ira degli eredi non si fa attendere, ed il povero concierge viene prontamente accusato dell'omicidio della nobildonna. Per sua fortuna, il garzoncello immigrato Zero gli resta fedele ed è pronto ad aiutarlo.
L'ambientanzione europea è una novità per il cinema di Wes Anderson ed è dovuta alla scelta di lasciarsi ispirare dall'immaginario di Stefan Zweig, autore austriaco degli anni Venti e Trenta, cui il film è dedicato, che subì la repressione del nascente Nazismo, vedendosi bruciate tutte le proprie opere.
Da questa scelta, sicuramente, deriva l'evidenziazione, nel film, degli aspetti negativi dei totalitarismi.
"Grand Budapest Hotel" è sicuramente uno dei film migliori del regista americano, che realizza in questo caso una pellicola deliziosamente retrò e dal gusto fiabesco, un piccolo capolavoro tutto incentrato sulla magia della narrazione.
Gli elementi tipici del cinema di Anderson, che mi hanno fatta appassionare alla sua filmografia, ci sono tutti e, anche stavolta, una sfilata di star va a comporre il ricco cast: sembra che ormai gli attori più famosi facciano a gara per apparire in un suo film, anche solo per un cameo. Oltre agli ormai fedeli Bill Murray e Owen Wilson, infatti, troviamo tra gli interpreti Ralph Fiennes, impagabile protagonista, Saiorse Ronan, Edward Norton, Jude Law, Harvey Keitel, un'irriconoscibile Tilda Swinton, Adrien Brody, Willem Dafoe, Jason Schwartzman, Mathieu Amalric e F. Murray Abraham. Nei panni del coprotagonista, invece, un ottimo esordiente, Tony Revolori.
La regia, come sempre, è impeccabile e tutta la pellicola scorre agevolmente, coinvolgendo completamente lo spettatore ed immergendolo in un'ambientazione fantastica, che ricorda da vicino le atmosfere montane svizzere e austriache.
Se, come me, amate lo stile volutamente sopra le righe e consapevolmente snob di Wes Anderson, non potrete che amare questo film.

A volte ritornano - Godzilla

Ieri ho visto il nuovo film dedicato a Godzilla. Ammetto che mi ha lasciata così-così, quindi lo recensisco in maniera atipica. E altamente spoilerosa!!




ASPETTI SÌ:
- Godzilla è "buono": 
ebbene sì, qui Godzilla non è un mostro distruttore ma un predatore a caccia di strani e giganteschi esseri volanti (spore aliene?), tutt'altro che pacifici. Li troverà e gliene darà di santa ragione, salvando, così, l'umanità dalla terribile minaccia. Nel farlo, a dirla tutta, abbatterà anche qualche palazzo ma, si sa, il fine giustifica i mezzi.

-Godzilla se ne va sulle sue gambe: 
quando, nell'ormai lontano 1998, avevo visto il precedente film al cinema non ero rimasta traumatizzata dai palazzi che crollano, dalla gente sbranata o dalle persone terrorizzate che scappano di qua e di là, a farmi salire le lacrime agli occhi era stata solo una cosa: alla fine uccidono Godzilla. In fondo lui era solo un povero mostriciattolo che agiva in base all'istinto, non era cattivo! Poverino!! Il finale di questa nuova trasposizione, perciò, mi ha finalmente dato pace.

-Il messaggio ambientalista di fondo: 
"L'arroganza dell'uomo è pensare che la natura sia sotto il nostro controllo e non il contrario", dice ad un certo punto del film il dottor Serizawa. E questo è, più o meno, il riassunto di quello che vuole essere il messaggio del film. La natura è in grado di gestirsi da sola, di autoregolamentarsi e l'intervento dell'uomo può ben poco. In questo senso, Godzilla è l'elemento di riequilibrio, il mezzo della natura per mantenere il proprio ordine. E se anche un ammiraglio della marina statunitense, alla fine, decide di "lasciar fare alla natura", il messaggio è ancora più chiaro.

-Ken Watanabe: Io adoro Ken Watanabe ed il suo doppiatore italiano, trasudano giapponesità! Direte che è un po' scontato trovare un professore giapponese, che parla con uno smaccato accento giapponese ed ha un modo di ragionare spiccatamente giapponese in un film su Godzilla, ma non importa: Ken Watanabe è sempre Ken Watanabe e non si tocca. In più, il fatto che gli regalino il ruolo migliore del film mi fa pensare che anche i produttori la pensino come me. (E' anche l'unico attore famoso a sopravvivere al primo quarto d'ora, il che non è poco).

 -La loncandina: 
è pazzesca, che altro aggiungere?
 
 -Il ritorno alle origini: 
era stato annunciato che questo film si sarebbe collegato direttamente alle vecchie produzioni giapponesi e così è stato fatto. L'atmosfera giappa, le caratteristiche tipiche del vero Godzilla ci sono tutte. Ben fatto.

-Il ritorno dell'alito atomico: il grande assente del film del '98, che tutti amavamo riguardo al simpatico mostro nipponico non è stato tralasciato questa volta. Con grande gioia del pubblico in sala.


ASPETTI NÌ:
-L'utilizzo degli attori più famosi: ok, sarà stata sicuramente una strategia di marketing, ma è riuscita solo in parte. Non puoi prendere Walter White (Bryan Cranston), basare tutta la campagna pubblicitaria su di lui e poi farlo fuori come un deficiente qualsiasi nella prima metà del film, lasciando, peraltro, la maggior parte degli spettatori a spiare, per tutto il resto della pellicola, eventuali segnali di una sua resurrezione a sorpresa. D'altronde si sa, moltissimi erano andati al cinema solo per vedere Heisenberg alla prese col mostrone, non si fa.

-Il mini scontro tra titani: 
l'idea era senz'altro mettere tanta carne al fuoco. Non uno, non due ma ben tre mostri giganteschi, di cui due cattivissimi ed uno che si ritrova ad essere il "buono": la situazione ideale perchè i tre si riempiano di mazzate a non finire. Invece, se eravate andati al cinema per vedere Godzilla che picchia altri mostri giganti, rimarrete delusi: l'epico scontro dura pochissimo ed è concentrato nella parte finale del film. Per tutto il resto del tempo (due ore abbondanti) il nostro mostro preferito si limita a nuotare placido alla ricerca delle sue prede. Decisamente poco per quello che poteva essere un "Pacific Rim" senza robottoni.

-Il tentativo di approfondimento psicologico: sicuramente l'intento era di far salire di livello la pellicola rispetto ai classici film di mostri. Per questa ragione, la drammatica storia familiare del protagonista e il rischio che suo figlio viva un analogo dramma. Solo che l'eccessivo pathos stona un po' con le aspettative e, colpa probabilmente della recitazione del protagonista, risulta stucchevole più che coinvolgente.

ASPETTI NO:
- L'utilizzo degli attori più famosi: se con Cranston l'idea funzionava solo a metà, con Juliette Binoche non va proprio per niente. Farete giusto in tempo a vederla in nemmeno 5 minuti di girato, poi salutatela.

-La recitazione dei protagonisti:
Aaron Taylor-Johnson ha una sola espressione facciale e, interpretando il ruolo del protagonista, questo pesa parecchio sul film in generale. Non trasmette assolutamente nulla, anzi, crea distanza con il pubblico. La sua presenza, tuttavia, rende accettabile l'interpratazione di Elizabeth Olsen che, altrimenti, sarebbe risultata abbastanza inconsistente. E pensare che sarà Scarlett...

-La mancanza di una canzone che spacca: 
il grande pregio del Godzilla del 1998 era la sua colonna sonora. Sarà che ero una ragazzina all'epoca, ma "Deeper underground" ce l'ho in testa ancora adesso. Stavolta, invece, uscita dal cinema già non ricordavo che musiche fossero state utilizzate. Oggi non sono nemmeno più sicura che ci fossero delle musiche.

-L'eccessiva serietà: 
da un film di questo tipo ti aspetteresti tantissimi effetti, tantissime scene di combattimento tra mostri, tantissimo kitsch. E' apprezzabile il tentativo di elevare il genere, ma non è riuscito: il film resta a metà tra le due scelte, risultando nè carne nè pesce. 

-Il ritmo: 
la regia è stata piuttosto lenta ed il ritmo abbastanza fiacco, andando così a svilire le idee buone che la pellicola proponeva.

In generale, insomma, così-così. Superiore al film del 1998 (non era difficile, in effetti) ma non abbastanza da lasciare un segno. Poteva andare peggio, ma poteva anche andare decisamente meglio. A quanto pare, nel filone, "Pacific Rim" ha già preso tutto quello che si poteva prendere.
 

giovedì 10 aprile 2014

Riflessioni pre-estate...


La mente dell'essere umano è strana e funziona in modo incomprensibile.
Lo penso da sempre e, puntualmente, mi ritrovo a riflettere nuovamente su questo aspetto.  Nel caso in questione, il ragionamento è partito da questa notizia:
http://www.chietitoday.it/politica/libero-accesso-ani-e-gatti-spiagge-abruzzo.html


In sostanza, la regione Abruzzo ha deciso (per una volta) di precorrere i tempi e di dotarsi di una legge regionale che permetta e regolamenti l'accesso alle spiagge, nella stagione estiva, degli animali d'affezione, principalmente cani.
Grandissima e graditissima sorpresa, per quanto mi riguarda: per una volta la mia Regione si dimostra al passo con i tempi, dinamica, di mentalità aperta e moderna. Magari, allora, c'è speranza!
A riportarmi con i piedi per terra, però, sono arrivati subito i commenti degli utenti, ovvero gli abitanti e cittadini della Regione.
Ora, si può essere d'accordo o meno con una legge di questo tipo, ma non si può negare che essa rappresenti un passo avanti in materia non solo turistica ma anche di integrazione. Senza contare l'intento di limitare il tristissimo fenomeno dell'abbandono estivo.
Infatti, quello che lascia allibiti (ma non stupisce, ad essere sinceri) non è che esistano persone che non sono d'accordo con un'iniziativa del genere ma la motivazione della contrarietà che, da quanto ho potuto leggere, rappresenta in pieno il qualunquismo, il vuoto e l'ipocrisia tutti italiani. Vediamo alcuni esempi.
Personalmente ho sempre amato incondizionatamente il mare ma, purtroppo, mi sono resa conto già da qualche anno che, in estate, la spiaggia si trasforma in un luogo da incubo.
Io l'ho sempre concepita come un posto dove riflettere e rilassarsi, assaporando il rumore delle onde: niente di più lontano dalla realtà, nei mesi estivi. Persone che urlano a telefono, bambini che raggiungono decibel inimmaginabili e, da qualche anno a questa parte, persone che non hanno ancora scoperto l'esistenza delle cuffiette per ascoltare la musica, costringendo l'intero stabilimento ad adattarsi alle loro (discutibili) hit preferite. Non ho mai visto nessuno lamentarsi per questi "inconvenienti", anzi, chi ci prova non è visto di buon occhio: non bisogna essere bacchettoni e pretendere di riuscire ad ascoltare i propri pensieri, largo alla modernità. Ora, però, c'è la legge regionale che permette di portare, in alcune zone della spiaggia e sotto stretta sorveglianza, oltre che seguendo delle regole prestabilite, i cani in spiaggia e l'indignazione popolare sale alle stelle: "i cani abbaiano, ci sarà troppo rumore", "addio sonnellini, con l'abbaiare continuo sarà impossibile". Che dire, i cani in spiaggia hanno fatto scoprire alle persone di essere dotate di orecchie.
Ma c'è (molto) di più. Da anni, purtroppo, fare una nuotata in acqua è un'impresa per coraggiosi: uno slalom tra assorbenti, cicche di sigaretta, tappi di bottiglia, buste di plastica, scie untuose di crema solare di qualcuno che, evidentemente, non poteva proprio aspettare che la pelle la assorbisse per tuffarsi, pipì di bambini (che, si sa, è "acqua degli angeli") quando non addirittura deiezioni più "pesanti" sotterratte alla meno peggio sul bagnasciuga. Certo, però, chi si schiferebbe per qualcosa del genere, sono "residui" umani, evviva la vita! Ora, però, con la nuova legge regionale, chi si avvicinirà più all'acqua con il rischio di "beccarsi le pulci o qualche malattia" o di "ritrovarsi immerso tra le deiezioni"?
Dulcis in fundo (anche se potremmo continuare all'infinito) una delle cose che ho sempre trovato estremamente fastidiose, soprattutto perchè io, da bambina, ero straeducata dai miei genitori, è quella di non poter, di fatto, stare mai tranquilli nemmeno sotto il proprio ombrellone per via dell'invadenza di alcuni bambini. Ti tirano la sabbia, a volte anche apposta, giocano a nascondino sotto il tuo ombrellone, ti innaffiano con il superliquidator (tra le risate dei propri genitori), ti infastidiscono puntandoti il laser negli occhi e così via. In sostanza: piccoli teppistelli che le hanno prese per tutto l'anno scolastico e, in vacanza, decidono di rifarsi su adulti sconosciuti che, di sicuro, non gli faranno nulla. Ora, i bambini hanno il sacrosanto diritto di giocare e divertirsi, ci mancherebbe altro, ma crescerli come maiali è tutto un altro discorso. Comunque, "sono ragazzini", "fatti una risata" e, finora, finiva lì. Ma adesso che i cani potranno andare in spiaggia è tutta un'altra storia: "i cani scavano, che mi devo beccare la sabbia in faccia per farli giocare?", "e se un ragazzino va a tirargli la coda e il cane gli morde? Mica è giusto!" e così dicendo.
Venendo a conoscenza di questa legge Regionale avevo pensato "Forse, magari, c'è speranza!". Ora mi correggo: "No, nessuna speranza."