Il nostro giro d'Italia attraverso i palazzetti dello sport inizia da Bressanone. Sono stata in questa città a fine marzo, in occasione della seconda prova nazionale Kinder+Sport di Spada ma, tra una cosa e l'altra, non avevo finora avuto tempo per descrivere la mia esperienza.
Da quando mi occupo di scherma, è la prima volta che viene scelta questa location per una gara e, di conseguenza, non conoscevo ancora nulla della città, nè mi era mai capitato di visitarla.
Bressanone (Brixen) è una cittadina situata in Trentino Alto-Adige e presenta tutte le caratteristiche che ci si aspetterebbe da località di questo tipo.
La città rappresenta una interessante meta turistica per gli appassionati di montagna, che qui possono sciare in inverno e organizzare lunghe escursioni in estate. Il paese appare incastonato nella montagna e, da praticamente ogni punto, la vista dei monti circostanti è stupenda.
Molto bello, il centro cittadino: un'area chiusa al traffico, nella quale si concentrano le attività commerciali e i ristoranti, ristrutturata in stile, con case caratteristiche e coloratissime. Immagino che il tutto renda ancora di più nel periodo dei mercatini di Natale e mi ripropongo una visita proprio in quel periodo.
Gli abitanti sono molto cordiali e abitutati all'afflusso di turisti, l'unico "limite" è che l'italiano è merce rara: la lingua corrente è il tedesco e tutti si esprimono così, sia a voce che per iscritto.
Per quanto riguarda la struttura sportiva, la gara si è svolta nel palazzetto ex-CONI, non lontano dal centro di Bressanone.
Il posto è ampio e presenta spalti per gli spettatori. Inoltre, la capienza della struttura permetteva di separare bene l'area di gara non solo dalle gradinate, ma anche dall'area dedicata a stand e bar. Gli spogliatoi erano capienti e ben puliti. Pur essendo ampia, la struttura non lo era a sufficienza per poter ospitare tutte le pedane necessarie alla gara, per cui sono stati utilizzati due palazzetti, situati uno di fronte all'altro. Le location non erano distanti (bastava attraversare la strada per spostarsi dall'una all'altra) ma seguire due gare contemporanee in due strutture diverse non è cosa semplice e la soluzione ha creato non pochi problemi a chi aveva atleti impegnati nello stesso momento in due strutture differenti.
Alimentata a caffè, scrivo cose su Nerdando.com e diffondo l'arte della scherma nel circolo Teate Scherma Chieti. "Mi piace il cinema, e parecchio", amo la natura solitaria e non dico mai no a un buon bicchiere di vino. Il mio cervello viaggia in continuazione e in questo spazio racconto le mie passioni e il mio mondo.
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mercoledì 29 aprile 2015
martedì 7 aprile 2015
L'Italia vista dai palazzetti dello sport #0 - Introduzione
Salve, naviganti!
Inauguro oggi una nuova sezione del blog, che si articolerà sotto forma di rubrica e che cercherò di aggiornare con regolarità ogni volta che avrò una nuova notizia da inserire.
Se il titolo vi sembra un po' enigmatico, non preoccupatevi: questo post introduttivo chiarirà ogni dubbio.
Obiettivo della rubrica è quella di conoscere la nostra nazione attraverso un viaggio nelle sue strutture sportive, una sorta di "Giro del mondo in 80 giorni" in cui però le tappe sono i palazzetti dello sport italiani.
Un modo, quindi, originale e sicuramente diverso per viaggiare nel nostro paese e scoprirne aspetti inediti e, spesso, dimenticati, per scoprire la nostra cultura sportiva e gli aspetti ad essa legati. Ma non solo, il palazzetto dello sport sarà anche l'occasione per piccoli excursus sulla città che lo ospita, per scoprire qualcosa in più sulla sua storia e sulla sua cultura.
Il perché di una scelta tanto singolare è presto detto: sono Istruttore Nazionale di scherma alle tre armi e quindi, per lavoro, mi trovo a viaggiare spesso e a visitare i palazzetti d tutta Italia. Le nostre gare, infatti, si svolgono su tutto il territorio nazionale, costringendoci così a fare le valigie spesso e volentieri. Questo aspetto del mio lavoro mi permette di girare molto e di vedere moltissimi posti...anche se spesso tutto quello che vedo si limita alla struttura in cui si svolge la gara!
La scherma è senza dubbio una delle mie passioni. Un'altra è il viaggiare, amo moltissimo visitare nuove città e scoprire nuovi posti, esplorare il mondo che mi circonda ed immagazzinare, così, nuove informazioni. Un'altra cosa che amo molto, da sempre, è scrivere: raccontare e condividere le mie esperienze e le mie sensazioni è quasi una ragione di vita.
Ho pensato, quindi, di mettere insieme queste tre passioni, facendole confluire in questa rubrica. La speranza è che possa risultare come uno sguardo fresco e nuovo sull'Italia, discostandosi da quello che potrebbe apparire come "l'ennesimo blog di viaggi" ma regalando, invece, un punto di vista diverso.
Spero che l'idea possa essere interessante e, magari, possa fungere da utile spunto per incuriosire a visitare qualche posto nuovo! :)
Nella prossima puntata, quindi, inizieremo il nostro viaggio: la prima tappa sarà Bressanone, dove sono stata questo weekend.
Alla prossima!
Inauguro oggi una nuova sezione del blog, che si articolerà sotto forma di rubrica e che cercherò di aggiornare con regolarità ogni volta che avrò una nuova notizia da inserire.
Se il titolo vi sembra un po' enigmatico, non preoccupatevi: questo post introduttivo chiarirà ogni dubbio.
Obiettivo della rubrica è quella di conoscere la nostra nazione attraverso un viaggio nelle sue strutture sportive, una sorta di "Giro del mondo in 80 giorni" in cui però le tappe sono i palazzetti dello sport italiani.
Un modo, quindi, originale e sicuramente diverso per viaggiare nel nostro paese e scoprirne aspetti inediti e, spesso, dimenticati, per scoprire la nostra cultura sportiva e gli aspetti ad essa legati. Ma non solo, il palazzetto dello sport sarà anche l'occasione per piccoli excursus sulla città che lo ospita, per scoprire qualcosa in più sulla sua storia e sulla sua cultura.
Il perché di una scelta tanto singolare è presto detto: sono Istruttore Nazionale di scherma alle tre armi e quindi, per lavoro, mi trovo a viaggiare spesso e a visitare i palazzetti d tutta Italia. Le nostre gare, infatti, si svolgono su tutto il territorio nazionale, costringendoci così a fare le valigie spesso e volentieri. Questo aspetto del mio lavoro mi permette di girare molto e di vedere moltissimi posti...anche se spesso tutto quello che vedo si limita alla struttura in cui si svolge la gara!
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| Eccomi alle prese con una lezione |
La scherma è senza dubbio una delle mie passioni. Un'altra è il viaggiare, amo moltissimo visitare nuove città e scoprire nuovi posti, esplorare il mondo che mi circonda ed immagazzinare, così, nuove informazioni. Un'altra cosa che amo molto, da sempre, è scrivere: raccontare e condividere le mie esperienze e le mie sensazioni è quasi una ragione di vita.
Ho pensato, quindi, di mettere insieme queste tre passioni, facendole confluire in questa rubrica. La speranza è che possa risultare come uno sguardo fresco e nuovo sull'Italia, discostandosi da quello che potrebbe apparire come "l'ennesimo blog di viaggi" ma regalando, invece, un punto di vista diverso.
Spero che l'idea possa essere interessante e, magari, possa fungere da utile spunto per incuriosire a visitare qualche posto nuovo! :)
Nella prossima puntata, quindi, inizieremo il nostro viaggio: la prima tappa sarà Bressanone, dove sono stata questo weekend.
Alla prossima!
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martedì 28 ottobre 2014
Nella Verde Irlanda: Esperienza nella terra dei folletti - vol.8 Conclusioni
Col clima che stiamo avendo in questi giorni, così simile a quello irlandese, mi trovo a concludere, con un pizzico di malinconia, il resoconto del nostro meraviglioso viaggio nella terra dei folletti.
Vi ho raccontato le mete del nostro girovagare, le impressioni, le esperienze e le emozioni di otto giorni che rimarranno scolpiti nella mia memoria e che mi hanno lasciato tantissimo.
Resta, ormai, solo l'ultimo giorno che, come forse accade spesso, è quello sul quale c'è meno da dire e che si affronta con il magone tipico di chi si approssima al ritorno alla routine.
Il nostro morale, quella mattina, era oscillante: lasciare una terra che ci era, così rapidamente, entrata dentro non era facile. Dopo aver salutato lo stupendo Portmarnock Golf&Links Hotel, ci siamo diretti ancora una volta a Malahide, per congedarci dalla cittadina che avevamo tanto apprezzato durante la permanenza e concederci una colazione in un punto vendita Insomnia, graziosissima catena irlandese di caffetterie che riesce, nell'isola, a rivaleggiare con Starbucks.
A questo punto, abbiamo ripreso l'auto per raggiungere l'ultima città del nostro tour: Swords, tenuta per l'ultimo giorno per via della sua vicinanza all'aeroporto di Dublino.
Non c'è molto da dire su Swords, ad essere sinceri: rappresenta il tipico, piccolo, sobborgo di Dublino. Immancabilmente dotata di castello, con il difetto di non trovarsi sul mare, la sua attrattiva principale finisce per essere il gigantesco centro commerciale.
Trovandoci nell'infelice situazione di avere troppo poco tempo per esplorare ulteriormente i dintorni ma di averne troppo per trascorrerlo interamente a Swords, ci siamo ritrovati a ciondolare per l'intera giornata all'interno e intorno al colosso di negozi.
A tirarci, parzialmente, su il morale, la scoperta dell'introvabile Trilogia del Cornetto di Edgar Wright (subito acquistata) e di un negozietto di musica chiamato "Wayne's World" (omaggio all'omonimo film).
Intorno alle 18 ci siamo recati in aeroporto, preparandoci a passare la notte al suo interno: le 18 erano, infatti, il termine ultimo per riconsegnare l'auto ma il nostro volo era programmato per le 6 del mattino successivo.
Fortunatamente, l'aeroporto di Dublino è grandissimo e decisamente attrezzato: wifi gratuito e funzionante, prese della corrente a disposizione, bagni puliti e un Mc Donald's aperto 24 ore su 24, diventato rapidamente la nostra inesauribile fonte di caffè.
Un'intera notte in aeroporto, con poco o niente da fare, è stata l'occasione per riflettere sull'esperienza appena trascorsa e trarne qualche considerazione.
L'Irlanda era stata, da sempre, la mia meta da sogno e, visitandola, ho potuto constatare che era esattamente come la avevo immaginata, e anche meglio.
Evito di soffermarmi sulla bellezza dei paesaggi e la maestosità della natura, perchè sarebbe scontato.
Voglio riflettere, invece, sullo stile di vita dell'isola e della sua popolazione, così moderno ma, allo stesso tempo, così "all'antica" e legato ai ritmi naturali. L'Irlanda è senza alcun dubbio una nazione a misura d'uomo. La popolazione è calda, accogliente e beneducata, legata ai valori di una volta. C'è grande rispetto e cordialità per le strade, nelle attività commerciali e nei pub ed un legame viscerale con la natura, vissuta dagli irlandesi come una risorsa ed una ricchezza.
Sicuramente avrà i suoi difetti ma l'impressione generale che ne ho avuto è quella di un paese in cui si vive bene, tanto da aver considerato seriamente, sul momento, la possibilità di stabilirmici permanentemente. E ancora oggi, a distanza di qualche mese, la tentazione c'è e l'idea torna prepotentemente a farsi avanti. Ci capita, tuttora, di sentire la nostalgia per quella terra magica, che ha saputo ammaliarci e conquistarci con il suo fascino durante i nove giorni che abbiamo avuto la fortuna di trascorrervi.
Si concludono qui, quindi, le mie personali cronache irlandesi. Spero, con questa serie di post, di avervi trasmesso almeno in parte le sensazioni che l'Isola di Smeraldo ha saputo regalarmi e di avervi, almeno un po', invogliati a visitare questa nazione stupenda, nella quale spero vivamente di avere ancora l'occasione di passare del tempo, da semplice turista o da residente.
Per il momento, questo è un arrivederci.
Is è mo laoch, mo ghile mear, is è mo Shaesar, ghile mear, Ni fhuras fein aon tsuan as sean, o chuaigh i gceain mo ghile mear
Vi ho raccontato le mete del nostro girovagare, le impressioni, le esperienze e le emozioni di otto giorni che rimarranno scolpiti nella mia memoria e che mi hanno lasciato tantissimo.
Resta, ormai, solo l'ultimo giorno che, come forse accade spesso, è quello sul quale c'è meno da dire e che si affronta con il magone tipico di chi si approssima al ritorno alla routine.
Il nostro morale, quella mattina, era oscillante: lasciare una terra che ci era, così rapidamente, entrata dentro non era facile. Dopo aver salutato lo stupendo Portmarnock Golf&Links Hotel, ci siamo diretti ancora una volta a Malahide, per congedarci dalla cittadina che avevamo tanto apprezzato durante la permanenza e concederci una colazione in un punto vendita Insomnia, graziosissima catena irlandese di caffetterie che riesce, nell'isola, a rivaleggiare con Starbucks.
A questo punto, abbiamo ripreso l'auto per raggiungere l'ultima città del nostro tour: Swords, tenuta per l'ultimo giorno per via della sua vicinanza all'aeroporto di Dublino.
Non c'è molto da dire su Swords, ad essere sinceri: rappresenta il tipico, piccolo, sobborgo di Dublino. Immancabilmente dotata di castello, con il difetto di non trovarsi sul mare, la sua attrattiva principale finisce per essere il gigantesco centro commerciale.
Trovandoci nell'infelice situazione di avere troppo poco tempo per esplorare ulteriormente i dintorni ma di averne troppo per trascorrerlo interamente a Swords, ci siamo ritrovati a ciondolare per l'intera giornata all'interno e intorno al colosso di negozi.
A tirarci, parzialmente, su il morale, la scoperta dell'introvabile Trilogia del Cornetto di Edgar Wright (subito acquistata) e di un negozietto di musica chiamato "Wayne's World" (omaggio all'omonimo film).
Intorno alle 18 ci siamo recati in aeroporto, preparandoci a passare la notte al suo interno: le 18 erano, infatti, il termine ultimo per riconsegnare l'auto ma il nostro volo era programmato per le 6 del mattino successivo.
Fortunatamente, l'aeroporto di Dublino è grandissimo e decisamente attrezzato: wifi gratuito e funzionante, prese della corrente a disposizione, bagni puliti e un Mc Donald's aperto 24 ore su 24, diventato rapidamente la nostra inesauribile fonte di caffè.
Un'intera notte in aeroporto, con poco o niente da fare, è stata l'occasione per riflettere sull'esperienza appena trascorsa e trarne qualche considerazione.
L'Irlanda era stata, da sempre, la mia meta da sogno e, visitandola, ho potuto constatare che era esattamente come la avevo immaginata, e anche meglio.
Evito di soffermarmi sulla bellezza dei paesaggi e la maestosità della natura, perchè sarebbe scontato.
Voglio riflettere, invece, sullo stile di vita dell'isola e della sua popolazione, così moderno ma, allo stesso tempo, così "all'antica" e legato ai ritmi naturali. L'Irlanda è senza alcun dubbio una nazione a misura d'uomo. La popolazione è calda, accogliente e beneducata, legata ai valori di una volta. C'è grande rispetto e cordialità per le strade, nelle attività commerciali e nei pub ed un legame viscerale con la natura, vissuta dagli irlandesi come una risorsa ed una ricchezza.
Sicuramente avrà i suoi difetti ma l'impressione generale che ne ho avuto è quella di un paese in cui si vive bene, tanto da aver considerato seriamente, sul momento, la possibilità di stabilirmici permanentemente. E ancora oggi, a distanza di qualche mese, la tentazione c'è e l'idea torna prepotentemente a farsi avanti. Ci capita, tuttora, di sentire la nostalgia per quella terra magica, che ha saputo ammaliarci e conquistarci con il suo fascino durante i nove giorni che abbiamo avuto la fortuna di trascorrervi.
Si concludono qui, quindi, le mie personali cronache irlandesi. Spero, con questa serie di post, di avervi trasmesso almeno in parte le sensazioni che l'Isola di Smeraldo ha saputo regalarmi e di avervi, almeno un po', invogliati a visitare questa nazione stupenda, nella quale spero vivamente di avere ancora l'occasione di passare del tempo, da semplice turista o da residente.
Per il momento, questo è un arrivederci.
Is è mo laoch, mo ghile mear, is è mo Shaesar, ghile mear, Ni fhuras fein aon tsuan as sean, o chuaigh i gceain mo ghile mear
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martedì 21 ottobre 2014
Nella Verde Irlanda: Esperienza nella terra dei folletti - vol.7 Coast Road e Skerries
| vista da Portmarnock |
L'ultima volta vi ho parlato di una passeggiata, la Cliff Walk che unisce le cittadine di Bray e di Greystones, a sud di Dublino.
Ed anche oggi partirò da una splendida camminata panoramica, questa volta appena poco a nord della capitale: la Coast Road che unisce Portmarnock a Malahide.
Come detto in precedenza, per il soggiorno abbiamo scelto lo splendido Portmarnock Golf&Links Hotel, situato sul mare e proprio al principio della Coast Road. Abbiamo, quindi, scelto di dedicare il nostro ultimo giorno intero nell'isola a questa esperienza proprio in virtù della vicinanza della Coast Road all'hotel.
La Coast Road non è famosa come la Clif Walk ed è decisamente diversa
dal percorso inerpicato sulle scogliere di cui vi ho parlato nel post precendente.
In questo caso, si tratta semplicemente di un lungomare di collegamento tra le due cittadine, asfaltato ed in pianura, visto che la costa, da questa parte, è per lo più sabbiosa e comunque priva di alte scogliere. Non si tratta, quindi, di un percorso impegnativo ma è comunque molto piacevole da percorrere e presenta le sue attrattive.
| Un'idea del nostro abbigliamento xD |
La Coast Road, partita dal Portmarnock Golf&Links Hotel, termina proprio al porto di Malahide. Ormai, dopo sette giorni, avevamo esplorato in lungo e in largo Malahide, innamorandocene sempre più ma, nonostante questo, siamo riusciti a scoprire qualcosa di nuovo anche in questa giornata: una stupenda libreria. Ci siamo persi tra i suoi scaffali per un bel po' e, alla fine, abbiamo portato via con noi due grandi classici a prezzi irrisori.
Trattandosi, di fatto, dell'ultimo giorno intero in Irlanda, abbiamo deciso di forzare le tappe e visitare il più possibile. Per questa ragione, dopo pranzo, abbiamo ripreso l'auto e ci siamo diretti ancora più a Nord, scegliendo nomi a caso sulla cartina. Abbiamo così raggiunto le cittadine di Rush e di Skerries.
Liquiderò in poche parole la prima: niente più di un piccolo sobborgo, a prima vista nemmeno troppo ben messo. Abbiamo fatto due passi senza trovare nessuna attrattiva degna di nota e, dopo aver faticato a farci fare un espresso in un minuscolo punto vendita Insomnia, siamo risaliti in macchina e ci siamo diretti verso Skerries. Qui, l'impressione è stata molto diversa, per fortuna.
Un'altra attrattiva importante della cittadina è il gigantesco mulino a vento che, purtroppo, abbiamo potuto vedere solo dalla macchina, visto che era già arrivata l'ora di cena.
Per la nostra ultima serata in terra irlandese (la successiva l'avremmo trascorsa in aeroporto) siamo tornati, con una punta di malinconia per l'imminente partenza, a Malahide ed abbiamo scelto, per l'occasione, un pub che non avevamo ancora avuto modo di provare: il Duffy's.
Dall'esterno sembra un posto minuscolo ma, una volta all'interno, si rivela enorme e molto frequentato dalla gente del posto di tutte le età. Il locale è molto curato, il servizio iper gentile (l'unica pecca è stata l'averci scambiati per francesi) e la cucina ottima. Dopo una serata lì, la voglia di ripartire era scesa, se possibile, ancora di più.
Per oggi, questo è tutto. Nel prossimo volume, l'ultimo giorno!
| Duffy's |
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lunedì 13 ottobre 2014
Nella Verde Irlanda: Esperienza nella terra dei folletti - vol. 6 La Cliff Walk
| Cliff Walk |
Siamo, infatti, arrivati al nostro terzultimo giorno nell'isola di smeraldo e abbiamo deciso di trascorrerlo interamente nella natura, percorrendo la panoramicissima Cliff Walk.
Con l'occasione, abbiamo approfittato per visitare anche le due cittadine collegate dalla passeggiata lungo la scogliera: la “vip” Bray, scelta come residenza da molti personaggi famosi irlandesi (Bono e Sinead O'Connor, per citarne due) ed il piccolo villaggio di Greystones.
Il nostro tour è iniziato ancora una volta dalla DART ma, stavolta, invece di scendere alla nostra ormai consueta fermata presso il Trinity College, abbiamo proseguito fino al capolinea, ovvero la stazione di Bray.
Raggiungere la nostra meta in treno, spingendoci oltre rispetto a quanto avevamo fatto fino ad allora, ci ha permesso di apprezzare Dublino ed i suoi dintorni sotto un'altra prospettiva e di ammirare, seppure velocemente e dall'esterno, alcune attrattive rimaste fuori dal nostro vagare, come l'imponente Aviva Stadium.
| Aviva Stadium |
| Vista della Bray Head |
I binari della DART seguono l'andamento della costa, per cui ci era possibile vedere già dal treno il mare e scorgere, nonostante la fitta nebbia di quella mattina, la Bray Head, la montagna che separa le due cittadine ed ospita la Cliff Walk.
Appena scesi dal treno, ci siamo subito resi conto perché Bray sia così apprezzata: splendide casette in stile vittoriano dalle porte coloratissime ed un lungomare graziosissimo e dal sapore un po' retrò.
| il lungomare |
| uno dei chioschi |
| le case vittoriane |
Un po' per l'ora mattutina, un po' forse per il clima non troppo invitante, costeggiando la spiaggia si respirava una sensazione di calma e pace invidiabile. E' stato sorprendente scoprire, più tardi, sulla strada del ritorno, che lo stesso luogo poteva essere festoso ed affollato.
Percorrendo per intero il lungomare si raggiunge la Bray Head. Dopo una breve salita asfaltata, ha inizio la Cliff Walk vera e propria: 6 km di sentieri sterrati, scavati dal passo di intere generazioni, a ridosso della scogliera e nella natura incontaminata.
Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, il percorso è molto frequentato. Abbiamo, infatti, incontrato moltissime persone lungo il tragitto, dai bambini ai più anziani. Alcuni facevano trekking, altri jogging, alcuni erano turisti e c'erano anche persone che utilizzavano il passaggio in alternativa alla DART, per spostarsi da Bray a Greystones e viceversa.
La Cliff Walk, ci siamo resi conto dopo pochi metri, è un'esperienza emozionante, che consiglio a chiunque si trovi nella zona di Dublino.
Il percorso è, in alcuni tratti, impegnativo e piuttosto lungo (soprattutto se, come noi, vi fermerete spesso ad ammirare il paesaggio e scattare fotografie o se approfitterete della possibilità di abbandonare per un attimo il sentiero per sedervi sulla scogliera a guardare il mare o per scendere in una delle calette scavate tra le rocce), ma vi assicuro che ne vale davvero la pena!
La varietà della vegetazione e del paesaggio è vastissima, le uniche costanti sono il mare e la ferrovia, che potrete sempre ammirare sotto di voi. Giunti ad una certa altezza (il percorso, infatti, si inerpica su per il fianco della montagna), avrete anche un'ottima visuale delle due cittadine e dei loro porti e, lungo la strada, di tanto in tanto potrete ammirare anche i ruderi di antiche costruzioni ormai abbandonate.
Personalmente, complice, forse, il miglioramento del tempo, non avrei mai lasciato quell'oasi di pace!
La Cliff Walk termina proprio al porto di Greystones e, una volta arrivati, abbiamo deciso di addentrarci nel villaggio e scoprirne, così, qualcosa in più. Greystones si è rivelata una bellissima località costiera, abitata da pescatori ed attrezzata per i turisti.
| Greystones |
| Irish Breakfast |
Ed è in questa piacevole cornice che abbiamo scelto di fare un'esperienza che, dal nostro arrivo nell'isola, avevamo rimandato per troppo tempo: gustare una vera colazione irlandese.
Il giudizio, dopo averla provata, è estremamente positivo! Certo, il menu è piuttosto pesante per gli standard a cui siamo abituati (due toast con il burro, pomodori, uova, pancetta, salsicce e pudding nero e bianco più un immancabile the), tant'è che noi l'abbiamo utilizzata come pranzo ma il sapore era ottimo e, dopo una camminata di sei kilometri, ci siamo subito sentiti meglio grazie al pasto.
Al nostro arrivo, il lungomare di Bray era completamente trasformato rispetto a quando eravamo partiti: così silenzioso al mattino, ora si presentava affollato e pieno di vita, con i coloratissimi chioschi aperti e tantissime persone a godersi il sole.
La Cliff Walk, arrampicata sulla montagna, è stata un'esperienza formidabile ma il nostro viaggio non era ancora finito: nella prossima puntata, un'altra passeggiata sul mare, la Coast Road e la nostra esperienza a nord di Dublino!
Stay tuned!
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martedì 7 ottobre 2014
Nella Verde Irlanda: Esperienza nella terra dei folletti - vol.5 La Valle del Boyne
Dopo la "parentesi modaiola", continuano le mie personali cronache irlandesi!
L'ultima volta vi ho parlato di Dublino e, qui, ve l'ho raccontata in un'inedita chiave nerd ma, ora, cambiamo decisamente genere per concentrarci sul Brù na Bòinne.
La Valle del Boyne, come viene chiamata adesso, è uno dei più importanti siti archeologici al mondo, dichiarato patrimonio dell'UNESCO nel 1993.
Dista solamente 40 km da Dublino e, per questa ragione, è entrato di diritto a far parte del nostro itinerario irlandese.
Il complesso archeologico è costituito principalmente da tre enormi tumuli di epoca neolitica: Newgrange, Knowth e Dowth.
Considerata la distanza ed il fatto che avremmo raggiunto la nostra meta in macchina (con un sistema di circolazione completamente opposto rispetto a quello cui siamo abituati), siamo partiti di buon'ora e, nonostante la difficoltà nel percorrere le strade a scorrimento veloce e qualche deviazione in viuzze minuscole e sperdute nella campagna (percorsi, comunque, abbastanza comuni in Irlanda), siamo giunti facilmente a destinazione.
L'area archeologica è imponente ed attrezzatissima. Le indicazioni conducono ad un ampio parcheggio e, da lì, è possibile raggiungere a piedi il centro visitatori, immerso nella vegetazione e realizzato in modo da riprodurre, seppure in chiave moderna, lo stile degli antichi tumuli.
All'interno, è possibile acquistare souvenir e fare i biglietti. Gli unici tumuli attualmente visitabili sono Newgrange e Knowth. Il sito di Dowth, invece, è al momento visionabile solo dall'esterno. Si può accedere ai reperti solamente dal centro visitatori e con un tour guidato. Volendo, si può anche scegliere di fare il biglietto per uno solo dei due siti ma noi abbiamo preferito, ovviamente, vederli entrambi (in ogni caso, il costo del biglietto è decisamente accessibile).
Una volta fatti i biglietti, si viene muniti di appositi bollini che indicano quali monumenti si è scelto di visitare e a quale guida si è stati abbinati, nonchè l'orario di partenza del tour.
Autobus dedicati caricano i turisti all'orario indicato e li accompagnano ai monumenti, per poi riportarli al centro visitatori. E' questo l'unico modo per raggiungere le aree archeologiche. Si può però decidere di fare a piedi il percorso di ritorno fino al centro visitatori, in modo da soffermarsi al tumulo di Dowth.
Il nostro tour è iniziato da Knowth, la tomba più grande dell'intera area archeologica.
La maestosità del sito è incredibile: costruzioni gigantesche e antichissime, immerse nel verde e nel silenzio. Knowth ha un diametro di 95 metri e una galleria interna di 40 metri che conduce alla camera mortuaria. Il tumulo principale è circondato da una quantità di altre tombe circolari più piccole. E' proprio da queste ultime che è partita la nostra visita e la guida ci ha mostrato le incisione all'esterno dei tumuli, tuttora indecifrate.
Il pezzo forte del tour viene lasciato alla fine: una scalinata permette, infatti, di salire direttamente sul tumulo principale, dal quale si ha una vista a 360° delle zone circostanti, fino al mare. Come ci ha spiegato la guida, è stata proprio questa caratteristica a permettere la conservazione della tomba attraverso i secoli: è stata infatti utilizzata nel corso degli anni, grazie alla visuale perfetta che offre, come base per erigere un villaggio fortificato. Ancora più emozionante, però, è poter entrare all'interno della galleria che conduce alla camera sepolcrale. La prima parte del corridoio, infatti, è visitabile e, sebbene all'interno sia facile provare un certo senso di claustrofobia, percorrere quei pochi metri è una sensazione unica.
Una piccola stanza all'ingresso della galleria è stata adibita a museo e permette di osservare pannelli con la ricostruzione delle aree più interne.
Dopo l'approfondita visita a Knowth, siamo risaliti sul nostro pulmino e siamo stati condotti a Newgrange. La vista del tumulo è, se possibile, ancora più emozionante rispetto a quello di Knowth. Questo è infatti il sito più famoso dell'area del Boyne e, nonostante sia, con un diametro di 80 metri, leggermente più piccolo di Knowth, presenta decorazioni molto più ricche ed è stato possibile ricostruire molte più informazioni sulla sua storia.
In questa struttura è possibile percorrere l'intera galleria fino alla camera mortuaria. Una volta all'interno, i visitatori hanno la possibilità di assistere alla ricostruzione di un fenomeno particolare che aveva luogo anticamente. La tomba, infatti, è stata costruita in modo da permettere alla luce solare, durante il solstizio d'inverno, di filtrare e raggiungere la camera principale, illuminandola. Anticamente il solstizio d'inverno coincideva con l'inizio del nuovo anno e, molto probabilmente, questo rito simboleggiava la rinascita dopo la morte.
Purtroppo non è possibile fare foto all'interno ma vi assicuro che lo spettacolo è davvero toccante, nonostante sia riprodotto con una luce elettrica. Il percorso per raggiungere la camera mortuaria è molto stretto e dissestato (con grande gioia della mia claustrofobia!) e non lascerebbe supporre le dimensioni che ha la stanza sepolcrale. Contrariamente a quanto potrebbe apparire, infatti, l'area è ampia e circolare, con una volta altissima. Nel raggiungerla, si effettua un percorso in salita, poichè la stanza è posta leggermente sopra l'ingresso, all'altezza del foro situato sopra l'architrave e che permette ai raggi del sole di raggiungere il sepolcro vero e proprio.
Trovarsi al buio, negli istanti precedenti la ricostruzione, all'interno di quello spazio angusto e antichissimo, regala sensazioni decisamente uniche: l'intera struttura trasuda storia.
Potendo scegliere un periodo per visitare il sito, conviene decisamente sfidare il freddo e prenotare per il 21 dicembre: nel giorno del solstizio d'inverno, infatti, vengono effettuate visite speciali al sorgere del sole (su prenotazione) e i fortunati visitatori possono assitere direttamente al fenomeno che noi abbiamo potuto vedere solo in ricostruzione.
L'area archeologica del Brù na Bòinne, insomma, ci ha regalato emozioni intense e, se siete a Dublino, vale davvero la pena di fare quei 40 km in più per raggiungerla.
Il nostro tour irlandese è giunto quasi al termine: la prossima settimana vi parlerò della Cliffwalk!
Stay tuned!
L'ultima volta vi ho parlato di Dublino e, qui, ve l'ho raccontata in un'inedita chiave nerd ma, ora, cambiamo decisamente genere per concentrarci sul Brù na Bòinne.
La Valle del Boyne, come viene chiamata adesso, è uno dei più importanti siti archeologici al mondo, dichiarato patrimonio dell'UNESCO nel 1993.
Dista solamente 40 km da Dublino e, per questa ragione, è entrato di diritto a far parte del nostro itinerario irlandese.
Il complesso archeologico è costituito principalmente da tre enormi tumuli di epoca neolitica: Newgrange, Knowth e Dowth.
Considerata la distanza ed il fatto che avremmo raggiunto la nostra meta in macchina (con un sistema di circolazione completamente opposto rispetto a quello cui siamo abituati), siamo partiti di buon'ora e, nonostante la difficoltà nel percorrere le strade a scorrimento veloce e qualche deviazione in viuzze minuscole e sperdute nella campagna (percorsi, comunque, abbastanza comuni in Irlanda), siamo giunti facilmente a destinazione.
L'area archeologica è imponente ed attrezzatissima. Le indicazioni conducono ad un ampio parcheggio e, da lì, è possibile raggiungere a piedi il centro visitatori, immerso nella vegetazione e realizzato in modo da riprodurre, seppure in chiave moderna, lo stile degli antichi tumuli.
All'interno, è possibile acquistare souvenir e fare i biglietti. Gli unici tumuli attualmente visitabili sono Newgrange e Knowth. Il sito di Dowth, invece, è al momento visionabile solo dall'esterno. Si può accedere ai reperti solamente dal centro visitatori e con un tour guidato. Volendo, si può anche scegliere di fare il biglietto per uno solo dei due siti ma noi abbiamo preferito, ovviamente, vederli entrambi (in ogni caso, il costo del biglietto è decisamente accessibile).
Una volta fatti i biglietti, si viene muniti di appositi bollini che indicano quali monumenti si è scelto di visitare e a quale guida si è stati abbinati, nonchè l'orario di partenza del tour.
Autobus dedicati caricano i turisti all'orario indicato e li accompagnano ai monumenti, per poi riportarli al centro visitatori. E' questo l'unico modo per raggiungere le aree archeologiche. Si può però decidere di fare a piedi il percorso di ritorno fino al centro visitatori, in modo da soffermarsi al tumulo di Dowth.
Il nostro tour è iniziato da Knowth, la tomba più grande dell'intera area archeologica.
La maestosità del sito è incredibile: costruzioni gigantesche e antichissime, immerse nel verde e nel silenzio. Knowth ha un diametro di 95 metri e una galleria interna di 40 metri che conduce alla camera mortuaria. Il tumulo principale è circondato da una quantità di altre tombe circolari più piccole. E' proprio da queste ultime che è partita la nostra visita e la guida ci ha mostrato le incisione all'esterno dei tumuli, tuttora indecifrate.
Il pezzo forte del tour viene lasciato alla fine: una scalinata permette, infatti, di salire direttamente sul tumulo principale, dal quale si ha una vista a 360° delle zone circostanti, fino al mare. Come ci ha spiegato la guida, è stata proprio questa caratteristica a permettere la conservazione della tomba attraverso i secoli: è stata infatti utilizzata nel corso degli anni, grazie alla visuale perfetta che offre, come base per erigere un villaggio fortificato. Ancora più emozionante, però, è poter entrare all'interno della galleria che conduce alla camera sepolcrale. La prima parte del corridoio, infatti, è visitabile e, sebbene all'interno sia facile provare un certo senso di claustrofobia, percorrere quei pochi metri è una sensazione unica.
Una piccola stanza all'ingresso della galleria è stata adibita a museo e permette di osservare pannelli con la ricostruzione delle aree più interne.
In questa struttura è possibile percorrere l'intera galleria fino alla camera mortuaria. Una volta all'interno, i visitatori hanno la possibilità di assistere alla ricostruzione di un fenomeno particolare che aveva luogo anticamente. La tomba, infatti, è stata costruita in modo da permettere alla luce solare, durante il solstizio d'inverno, di filtrare e raggiungere la camera principale, illuminandola. Anticamente il solstizio d'inverno coincideva con l'inizio del nuovo anno e, molto probabilmente, questo rito simboleggiava la rinascita dopo la morte.
Purtroppo non è possibile fare foto all'interno ma vi assicuro che lo spettacolo è davvero toccante, nonostante sia riprodotto con una luce elettrica. Il percorso per raggiungere la camera mortuaria è molto stretto e dissestato (con grande gioia della mia claustrofobia!) e non lascerebbe supporre le dimensioni che ha la stanza sepolcrale. Contrariamente a quanto potrebbe apparire, infatti, l'area è ampia e circolare, con una volta altissima. Nel raggiungerla, si effettua un percorso in salita, poichè la stanza è posta leggermente sopra l'ingresso, all'altezza del foro situato sopra l'architrave e che permette ai raggi del sole di raggiungere il sepolcro vero e proprio.
Trovarsi al buio, negli istanti precedenti la ricostruzione, all'interno di quello spazio angusto e antichissimo, regala sensazioni decisamente uniche: l'intera struttura trasuda storia.
Potendo scegliere un periodo per visitare il sito, conviene decisamente sfidare il freddo e prenotare per il 21 dicembre: nel giorno del solstizio d'inverno, infatti, vengono effettuate visite speciali al sorgere del sole (su prenotazione) e i fortunati visitatori possono assitere direttamente al fenomeno che noi abbiamo potuto vedere solo in ricostruzione.
L'area archeologica del Brù na Bòinne, insomma, ci ha regalato emozioni intense e, se siete a Dublino, vale davvero la pena di fare quei 40 km in più per raggiungerla.
Il nostro tour irlandese è giunto quasi al termine: la prossima settimana vi parlerò della Cliffwalk!
Stay tuned!
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martedì 16 settembre 2014
Nella Verde Irlanda: Esperienza nella terra dei folletti - vol. 4 Finalmente Dublino!
Bentornati! Siamo arrivati al cuore di questo resoconto (e anche del viaggio) e, finalmente, parleremo dell'impatto che la tanto desiderata città di Dublino ha avuto su di noi.
Un po' perché era tutta la vita che sognavo di perdermi per le sue strade, un po' perchè era, nell'itinerario che avevamo pianificato, la maggiore attrattiva, abbiamo dedicato all'esplorazione della capitale ben tre giorni della nostra vacanza durante i quali abbiamo cercato di vedere davvero quanto più ci fosse possibile. Per questa ragione sarà complicato evitare di dare vita ad un post chilometrico, ma cercherò di essere sintentica, per quanto possibile.
Dublino è una delle più apprezzate capitali europee e ha davvero molto da offrire ai visitatori: il flusso di turisti, in qualunque momento dell'anno, è sempre molto alto. In virtù di questo, raggiungerla in automobile era fuori questione (e ce lo hanno anche sconsigliato tutti, dalla receptionist dell'hotel ad un simpatico e loquace gelataio incontrato a Portmarnock). Fortunatamente, è molto facile spostarsi tra i sobborghi e la città vera e propria grazie alla DART, l'efficientissima (con tanto di wifi funzionante) linea ferroviaria che percorre la zona urbana intorno Dublino, con corse puntuali e frequenti.
Già sul treno potevamo ammirare le splendide architetture e le tipiche porte colorate dublinesi e non stavamo più nella pelle. Siamo scesi nei pressi del Trinity College, per iniziare da lì la nostra visita: i nostri obiettivi erano il Book of Kells e la Old Library. Appena usciti dalla stazione, ci siamo subito resi conto di quanto la città venga visitata e viva, di fatto, di turismo. Nonostante fosse un lunedì mattina presto, oltre alla folla di pendolari che raggiungevano il posto di lavoro, le strade erano un tripudio di macchine fotografiche, nasi all'insù e sguardi ammirati tipici del viaggiatore. Inoltre, era possibile reperire mappe della città (indispensabili se si gira senza guida) ed informazioni turistiche in ogni angolo. Altrettanto frequenti erano i pullman dei tour organizzati, ispirati a veramente qualunque cosa (il più caratteristico è senz'altro il Viking Splash Tour, con tanto di elmi e grida di guerra). Impressionante, infine, la quantità di taxi che, abbiamo scoperto dopo, in questa città superano in numero anche quelli di New York!
La nostra prima tappa è stata, come dicevo prima, il Trinity College e, data l'ora mattutina, ne abbiamo approfittato per girarlo in lungo e in largo ed ammirare la maestosità degli edifici ed i curatissimi parchi. Appena sono partite le visite guidate, abbiamo visitato la Old Library ed il pregiatissimo Book of Kells, antico manoscritto miniato di epoca medievale. Per ovvie ragioni, non è possibile scattargli foto, ma posso assicurarvi che è uno spettacolo emozionante.
Ancora più mozzafiato, però, è mettere piede nella Old Library, tuttora la più grande biblioteca irlandese.
L'emozione che si prova percorrendo le altissime navate in legno, osservando da vicino le miriadi di libri antichi, sotto lo sguardo vigile dei busti dei grandi della letteratura è qualcosa di indescrivibile: avevo le lacrime agli occhi e non sarei mai andata via. Fin dal primo monumento visitato, insomma, Dublino ci aveva già regalato tanto.
Dopo il Trinity College, abbiamo continuato il nostro itinerario percorrendo Grafton Street, la famosa via dello shopping dublinese (e qualche acquisto lo abbiamo fatto anche noi), diretti verso St. Stephen's Green, la più grande area verde della città.
Il parco è a dir poco enorme (9 ettari) e rappresenta un'autentica oasi di pace, nella quale i rumori del traffico e il caos della città spariscono magicamente. Il posto ideale per studiare, a quanto sembrava dalla moltitudine di studenti stesi nel prato a leggere. La presenza di un polmone verde di queste dimensioni all'interno di una grande città fa capire molto della mentalità irlandese e, infatti, lo spazio dedicato alla natura, in tutta l'isola, è davvero preponderante.
Usciti dal parco, abbiamo pranzato velocemente e ci siamo concessi una sosta nel nostro primo Starbucks (innamorandocene); dopodichè abbiamo ripreso il cammino in direzione Temple Bar.
Il quartiere di Temple Bar è una delle zona più visitate di tutta Dublino e, per molti, la maggiore attrattiva in città. Un tempo area degradata, la scelta di riqualificare senza snaturare, mantenendo criteri edilizi in linea con le architetture circostanti è stata vincente: oggi Temple Bar è un grazioso angolo vintage e le sue viuzze ciottolate ospitano il cuore culturale di Dublino e, naturalmente, i famosi pub, luogo di ritrovo dei giovani, sia del posto che stranieri. Avremmo bazzicato molto queste strade nei nostri tre giorni dublinesi ma, come prevedibile, il nostro primo obiettivo è stato proprio il famosissimo Temple Bar.
Il celeberrimo pub non ci ha affatto delusi: prezzi un po' alti, è vero, ma l'atmosfera che si respira all'interno è impagabile. Almeno quattro sale (di cui una all'aperto, con i tavoli posti intorno al tronco di un gigantesco albero), arredi in legno e velluto, musica dal vivo ogni giorno.
Altre attrattive che mi sento di segnalarvi nella zona di Temple Bar, che comunque resta l'angolo più caratteristico dell'intera capitale, sono l'Irish Film Institute e la Gallery of Photography. Continuando il nostro percorso, abbiamo ammirato le rive del fiume Liffey ed i suoi famosi ponti, in particolare il caratteristico Ha'Penny Bridge ed il futuristico Millennium Bridge. Infine, per concludere la giornata, abbiamo visitato velocemente la St. Patrick's Cathedral, la Christ Curch Cathedral (che sono anche vicine) e il Castello di Dublino.
Il nostro secondo giorno, invece, è stato dedicato a solo due visite ma molto molto approfondite: la Guinness Storehouse e la Chester Beatty Library.
La fabbrica della Guinness, in realtà, è abbastanza fuori mano rispetto al centro città ed inoltre il costo del biglietto è abbastanza alto ma due appassionati di birra come noi non potevano arrivare a Dublino ed evitare una visita del genere. Vista la distanza dalla stazione della DART, siamo partiti di buon'ora e abbiamo raggiunto la fabbrica a piedi, costeggiando la riva sud del Liffey e gustando un Frappuccino (che, peraltro, è davvero buono!). La passeggiata è stata davvero piacevole e ci ha permesso di raggiungere la Storehouse prima dell'apertura, dandoci la possibilità di curiosare un po' nei dintorni. La zona, di per sè, è una tipica area industriale, priva di particolari attrattive. Abbiamo cercato (invano) una palestra di scherma che sapevamo essere nelle vicinanze ed abbiamo velocemente visitato la St. James Church poi, finalmente, i cancelli della Guinness Storehouse si sono aperti e ci siamo preparati alla visita: la struttura riproduce fedelmente la forma di un boccale di Guinness ed è costituita da sette piani, ognuno dei quali dedicato ad una fase del processo di produzione della Guinness e, in cima, il Gravity Bar, una struttura completamente in vetro (la schiuma in cima al boccale) con una visuale a 360° su Dublino. Il livello di interattività del museo è incredibile e la visita scorre piacevole, accompagnata dalle degustazioni guidate. Senza accorgercene, metà della nostra giornata si è svolta interamente nell'esplorazione della fabbrica e, vi assicuro, l'esperienza vale pienamente i soldi del biglietto e la lunga camminata per raggiungerla. Inoltre, gustare una Guinness appena spillata nella cornice del Gravity Bar, osservando l'intera Dublino dall'alto, è una soddisfazione non da poco. (Piccola nota: durante la visita ci hanno anche insegnato l'esatta pronuncia della parola irlandese "Slainte", che vuol dire "Salute!" e suona "Slonte").
Terminato il tour, era già ora di pranzo e abbiamo deciso di provare una delle specialità locali: il famoso fish and chips. Purtroppo non ricordo il nome del locale in cui lo abbiamo preso, ma sono sicura che fosse uno dei fish and chips peggiori mai cucinati! Se non altro, durante la pausa pranzo, abbiamo avuto la possibilità di conversare un po' con due irlandese al tavolo di fianco che, come nei peggiori clichès, hanno attaccato bottone parlando del tempo ma che ci hanno anche rassicurati sul nostro inglese, considerato che ci capivano. Sulla via del ritorno ci siamo fermati a fare visita alla Chester Beatty Library. Ospitata nel castello di Dublino, questa biblioteca ha una ricca collezione di manoscritti proveniente dai più disparati angoli del globo e vale sicuramente una visita.
Per il nostro ultimo giorno a Dublino,invece, abbiamo deciso di cambiare zona, visitando l'area portuale e da lì, tornando verso il centro, per la parte "culturale" del nostro giro turistico. Abbiamo quindi raggiunto a piedi i Docklands, il quartiere del porto, un tempo degradato ed oggi riqualificato, tanto da ospitare l'O2 arena ed essere incluso nei tour organizzati, che permettono di ammirare anche il murales dedicato agli U2.
Da qui, ci siamo diretti verso sud per raggiungere Merrion Square, uno dei parchi più importanti della città. La sua particolarità sta nel fatto che nelle vie adiacenti il suo perimetro è possibile notare le case natali di grandi della lettatura: Bram Stoker, Yeats e, soprattutto, Oscar Wilde. A quest'ultimo è dedicata anche una statua commemorativa posta all'interno del parco, accompagnata da due piccoli obelischi recanti alcuni degli aforismi più famosi del celebre autore.
Da Merrion Square è possibile raggiungere in pochi passi la zona dei musei dublinesi, così abbiamo visitato la National Art Gallery, la National Library e il National Archeological and Historical Museum. Tutte e tre le strutture, come tutti i musei statali in Irlanda, sono visitabili gratuitamente e presentano interessanti collezioni ed opere. Contrariamente a quanto ci si aspetterebbe (forse) da un museo gratuito, si tratta di strutture enormi e molto curate, con un livello di interattività e di servizi per il fruitore impressionante. Dopo esserci rinfrancati con il nostro primo (buonissimo) Irish Coffee, abbiamo dedicato il pomeriggio, incuranti della pioggia che, alla fine, ha raggiunto anche noi, all'esplorazione randomica della città, scoprendo così caratteristiche inaspettate e gradite, di cui però vi parlerò in un'altra occasione.
In breve (più o meno :P) vi ho raccontato i nostri tre giorni dublinesi. Chi ha visitato la città avrà notato che, in realtà, abbiamo visitato solamente la zona a sud del Liffey: avendo poco tempo a disposizione, abbiamo preferito privilegiare l'area più ricca di monumenti ed attrattive. Per la zona nord, chissà, magari avremo future occasioni! Nel complesso, nonostante sia diventata inevitabilmente una grande città cosmopolita, Dublino non mi ha delusa e riserva ancora, a chi sa cercare, alcuni angoli tipici nascosti tra le graziose viuzze del centro. Di sicuro, per scoprire la vera Irlanda è necessario allontanarsi (ma nemmeno troppo, in fondo) dalla capitale e visitare i paesini.Nella prossima puntata, a proposito di questo, vi parlerò della Cliffwalk!
Stay tuned!
Un po' perché era tutta la vita che sognavo di perdermi per le sue strade, un po' perchè era, nell'itinerario che avevamo pianificato, la maggiore attrattiva, abbiamo dedicato all'esplorazione della capitale ben tre giorni della nostra vacanza durante i quali abbiamo cercato di vedere davvero quanto più ci fosse possibile. Per questa ragione sarà complicato evitare di dare vita ad un post chilometrico, ma cercherò di essere sintentica, per quanto possibile.
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| Mind the gap! |
Già sul treno potevamo ammirare le splendide architetture e le tipiche porte colorate dublinesi e non stavamo più nella pelle. Siamo scesi nei pressi del Trinity College, per iniziare da lì la nostra visita: i nostri obiettivi erano il Book of Kells e la Old Library. Appena usciti dalla stazione, ci siamo subito resi conto di quanto la città venga visitata e viva, di fatto, di turismo. Nonostante fosse un lunedì mattina presto, oltre alla folla di pendolari che raggiungevano il posto di lavoro, le strade erano un tripudio di macchine fotografiche, nasi all'insù e sguardi ammirati tipici del viaggiatore. Inoltre, era possibile reperire mappe della città (indispensabili se si gira senza guida) ed informazioni turistiche in ogni angolo. Altrettanto frequenti erano i pullman dei tour organizzati, ispirati a veramente qualunque cosa (il più caratteristico è senz'altro il Viking Splash Tour, con tanto di elmi e grida di guerra). Impressionante, infine, la quantità di taxi che, abbiamo scoperto dopo, in questa città superano in numero anche quelli di New York!
La nostra prima tappa è stata, come dicevo prima, il Trinity College e, data l'ora mattutina, ne abbiamo approfittato per girarlo in lungo e in largo ed ammirare la maestosità degli edifici ed i curatissimi parchi. Appena sono partite le visite guidate, abbiamo visitato la Old Library ed il pregiatissimo Book of Kells, antico manoscritto miniato di epoca medievale. Per ovvie ragioni, non è possibile scattargli foto, ma posso assicurarvi che è uno spettacolo emozionante.
Ancora più mozzafiato, però, è mettere piede nella Old Library, tuttora la più grande biblioteca irlandese.
| La Old Library |
Dopo il Trinity College, abbiamo continuato il nostro itinerario percorrendo Grafton Street, la famosa via dello shopping dublinese (e qualche acquisto lo abbiamo fatto anche noi), diretti verso St. Stephen's Green, la più grande area verde della città.
| C'è anche un busto di J.Joyce |
Il parco è a dir poco enorme (9 ettari) e rappresenta un'autentica oasi di pace, nella quale i rumori del traffico e il caos della città spariscono magicamente. Il posto ideale per studiare, a quanto sembrava dalla moltitudine di studenti stesi nel prato a leggere. La presenza di un polmone verde di queste dimensioni all'interno di una grande città fa capire molto della mentalità irlandese e, infatti, lo spazio dedicato alla natura, in tutta l'isola, è davvero preponderante.
Usciti dal parco, abbiamo pranzato velocemente e ci siamo concessi una sosta nel nostro primo Starbucks (innamorandocene); dopodichè abbiamo ripreso il cammino in direzione Temple Bar.
Il celeberrimo pub non ci ha affatto delusi: prezzi un po' alti, è vero, ma l'atmosfera che si respira all'interno è impagabile. Almeno quattro sale (di cui una all'aperto, con i tavoli posti intorno al tronco di un gigantesco albero), arredi in legno e velluto, musica dal vivo ogni giorno.
Altre attrattive che mi sento di segnalarvi nella zona di Temple Bar, che comunque resta l'angolo più caratteristico dell'intera capitale, sono l'Irish Film Institute e la Gallery of Photography. Continuando il nostro percorso, abbiamo ammirato le rive del fiume Liffey ed i suoi famosi ponti, in particolare il caratteristico Ha'Penny Bridge ed il futuristico Millennium Bridge. Infine, per concludere la giornata, abbiamo visitato velocemente la St. Patrick's Cathedral, la Christ Curch Cathedral (che sono anche vicine) e il Castello di Dublino.
Il nostro secondo giorno, invece, è stato dedicato a solo due visite ma molto molto approfondite: la Guinness Storehouse e la Chester Beatty Library.
| St.James Gate |
| Mastri Spillatori! |
Per il nostro ultimo giorno a Dublino,invece, abbiamo deciso di cambiare zona, visitando l'area portuale e da lì, tornando verso il centro, per la parte "culturale" del nostro giro turistico. Abbiamo quindi raggiunto a piedi i Docklands, il quartiere del porto, un tempo degradato ed oggi riqualificato, tanto da ospitare l'O2 arena ed essere incluso nei tour organizzati, che permettono di ammirare anche il murales dedicato agli U2.
| Docklands |
Da qui, ci siamo diretti verso sud per raggiungere Merrion Square, uno dei parchi più importanti della città. La sua particolarità sta nel fatto che nelle vie adiacenti il suo perimetro è possibile notare le case natali di grandi della lettatura: Bram Stoker, Yeats e, soprattutto, Oscar Wilde. A quest'ultimo è dedicata anche una statua commemorativa posta all'interno del parco, accompagnata da due piccoli obelischi recanti alcuni degli aforismi più famosi del celebre autore.
| Oscar Wilde |
Da Merrion Square è possibile raggiungere in pochi passi la zona dei musei dublinesi, così abbiamo visitato la National Art Gallery, la National Library e il National Archeological and Historical Museum. Tutte e tre le strutture, come tutti i musei statali in Irlanda, sono visitabili gratuitamente e presentano interessanti collezioni ed opere. Contrariamente a quanto ci si aspetterebbe (forse) da un museo gratuito, si tratta di strutture enormi e molto curate, con un livello di interattività e di servizi per il fruitore impressionante. Dopo esserci rinfrancati con il nostro primo (buonissimo) Irish Coffee, abbiamo dedicato il pomeriggio, incuranti della pioggia che, alla fine, ha raggiunto anche noi, all'esplorazione randomica della città, scoprendo così caratteristiche inaspettate e gradite, di cui però vi parlerò in un'altra occasione.
In breve (più o meno :P) vi ho raccontato i nostri tre giorni dublinesi. Chi ha visitato la città avrà notato che, in realtà, abbiamo visitato solamente la zona a sud del Liffey: avendo poco tempo a disposizione, abbiamo preferito privilegiare l'area più ricca di monumenti ed attrattive. Per la zona nord, chissà, magari avremo future occasioni! Nel complesso, nonostante sia diventata inevitabilmente una grande città cosmopolita, Dublino non mi ha delusa e riserva ancora, a chi sa cercare, alcuni angoli tipici nascosti tra le graziose viuzze del centro. Di sicuro, per scoprire la vera Irlanda è necessario allontanarsi (ma nemmeno troppo, in fondo) dalla capitale e visitare i paesini.Nella prossima puntata, a proposito di questo, vi parlerò della Cliffwalk!
Stay tuned!
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martedì 9 settembre 2014
Nella Verde Irlanda: Esperienza nella terra dei folletti - vol.3 Howth
Terzo appuntamento del mio resoconto di viaggio nell'Isola di Smeraldo! Dopo la pianificazione e dopo l'arrivo, veniamo alla città che, in assoluto, ho più amato durante il soggiorno: Howth.
Dopo l'appagante primo giorno, la sera, in hotel, ci siamo armati di cartine e depliant trafugati nella hall ed abbiamo pianificato gli spostamenti di tutta la vacanza. Il giorno successivo sarebbe stata una domenica per cui, pensando che in un giorno festivo sarebbe stata affollatissima, abbiamo deciso di rimandare la visita di Dublino al lunedì e dedicare la domenica ad una località più piccola nei dintorni. Non potevamo scegliere meglio: Howth è davvero deliziosa nel fine settimana! Abbiamo scelto di partire da questa località per via della distanza ridotta dal nostro quartier generale e per la sua conformazione geografica, che permette di poter vedere più cose nella stessa giornata.
Howth, infatti, è una piccola penisola che prende il nome dalla cittadina principale, appena più a nord di Dublino.
Il nostro intento era di partire molto presto con l'auto e fermarci a Howth, visitarla con calma e poi rimetterci in auto per percorrere il perimetro della penisola, fermandoci di tanto in tanto, qualora avessimo notato qualcosa che ci sembrava interessante.
Siamo partiti intorno alle 7 e questo ci ha permesso di gustarci le strade sgombre e i paesaggi costieri illuminati dai primi raggi del sole: uno spettacolo stupendo, tutto ispirava un senso di pace e calma e, quando siamo arrivati a Howth, ci sentivamo già rilassati e sereni. La città nel complesso è piccolissima: stazione, mercato locale (solo nel weekend) e porto munito di faro e chioschi dei pescatori si concentrano alle porte della città. Addentrandosi si raggiunge il centro abitato vero e proprio, il castello (anche la più minuscola città irlandese ne ha uno), il cimitero e, superando il porto, la scogliera. Howth è tutta qui. E non potrebbe essere più bella. Abbiamo parcheggiato nella stazione deserta e abbiamo fatto un primo, rapido, giro al porto: ci eravamo già innamorati. L'atmosfera serena che si respirava, da calda domenica mattina di una città di mare, ci aveva già conquistati.
Trovandoci un po' spaesati, abbiamo deciso di dirigerci verso il mercato che si stava svegliando (si sarebbe animato solo intorno a mezzogiorno, con bancarelle, turisti e venditori provenienti da tutto il mondo). Qui, abbiamo trovato un grazioso negozietto di (gustosissimi) dolci artigianali e biologici e, approfittandone per fare colazione, abbiamo sfoderato quel poco inglese che conosciamo per chiedere qualche informazione. La negoziante ci ha spiegato che le maggiori attrattive della città sono il porto e il castello e ci ha fornito una preziosissima cartina della penisola, con evidenziate le principali aree di interesse: eravamo pronti a cominciare!
Siamo tornati al porto per gustarcelo con più calma (sfidando il vento, per noi gelido ma per nulla preoccupante per gli abitanti, tutti a maniche corte). Speravamo di avvistare le foche che, come ci hanno spiegato, frequentano abitualmente la zona e si avvicinano tranquillamente alle persone ma, purtroppo, non siamo stati fortunati. Abbiamo percorso per intero la passeggiata che conduce al faro e agli imbarchi per l'Ireland's Eye, accompagnati dal barrire dei gabbiani e dalle voci dei pescatori. L'Ireland's Eye è una minuscola isoletta a pochi kilometri dalla penisola, dal porto si ha quasi l'impressione di poterla raggiungere a nuoto. L'isola è completamente disabitata ed è visitabile, purtroppo, solamente su prenotazione. Dalla nostra postazione, comunque, abbiamo potuto ugualmente apprezzare le sue scogliere e le macerie dell'antico monastero che un tempo sorgeva sulla costa rivolta verso la terraferma.
Dopo aver respirato appieno il senso di calma e cordialità che emana il porto, abbiamo deciso di addentrarci nel cuore della cittadina. Le abitazioni, tutte coloratissime, si snodano un po' in salita, a ridosso della collina ed è possibile vedere il porto da qualunque parte della città. Nel nostro girovagare abbiamo potuto ammirare, oltre alle abitazioni, i locali (molti dei quali italiani) e i graziosi negozietti, la chiesa principale e la torre Martello, oggi adibita a museo di radio vintage. Le torri Martello, abbiamo scoperto poi, erano anticamente fortificazioni circolari poste sulla costa, per poter controllare il perimetro di tutta l'isola e, in caso di attacco, segnalare tempestivamente il pericolo. In Irlanda ne restano moltissime, la maggior parte utilizzate come attrazioni turistiche e alcune anche trasformate in case private (come vedremo in un'altra puntata del resoconto).
La cosa che però ci ha più colpiti dell'interno di Howth è stato senz'altro il cimitero.
Noi non lo sapevamo, ma in Irlanda è consuetudine ospitare i cimiteri nelle rovine di antiche chiese. Un'usanza particolare, che trasmette un senso di romanticismo e malinconia che non avevo mai provato con tanta intensità in nessun altro cimitero prima d'ora.
A questo punto, Howth ci aveva già rubato il cuore, tanto che, quando ce ne capitava una, controllavamo addirittura i prezzi delle case in vendita o in affitto e facevamo un pensierino sull'idea di trasferirci definitivamente.
Restava da visitare solo il castello, un po' esterno alla città, e ci siamo avviati per raggiungerlo. Sinceramente, forse perchè è la cosa meno caratteristica o forse perchè, provenendo dall'Abruzzo, siamo abituati ai castelli e non ci fanno molto effetto, non ci ha colpiti molto, ci ha lasciati piuttosto indifferenti. Non è visitabile e, oggi, ospita un campo da golf privato ed una scuola di cucina.
Saremmo rimasti per sempre ad Howth ma, dopo pranzo, abbiamo deciso che era il caso di visitare anche il resto della penisola e siamo risaliti in macchina. Il nostro obiettivo era il Bailey's Lighthouse, dalla parte opposta. Una volta raggiunta la zona, abbiamo lasciato la macchina e siamo scesi a piedi fino al faro, grazie alle indicazioni che ci ha dato una coppia del posto. Una volta arrivati, però, abbiamo subìto un'amara sorpresa: il faro non è visitabile, anzi, è recintato completamente ed è impossibile anche solo avvicinarsi. Delusi, abbiamo deciso che, essendo ormai arrivati fin lì, tanto valeva fare una passeggiata lungo la scogliera. Abbiamo fatto bene perchè il nostro girovagare casuale ci ha fatto scoprire una stupenda caletta, con persone intente a fare il bagno. La minuscola spiaggia si trovava ai piedi di una scogliera a picco sul mare e non riuscivamo a capire come quelle persone avessero potuto raggiungerla.
A un certo punto, la scoperta: un minuscolo e scosceso sentiero percorreva la ripidissima scogliera, fino all'insenatura. La discesa sembrava impegnativa anche per chi non soffre di vertigini ma il fatto che ci fossero riusciti anche dei bambini ci ha fatto prendere coraggio e convinti a tentare l'arrampicata. Non è stato semplice, ma ne valeva davvero la pena: ad attenderci c'era uno spettacolo senza paragoni.
Acqua cristallina, pietre levigate dal mare del Nord, il rumore delle onde: una meraviglia.
E' difficile, e forse, impossibile rendere a parole le sensazioni che regalava quella vista.
Trovarsi in un paesaggio mozzafiato come quello è un'emozione unica nella vita e non sarei mai risalita. Le scogliere ispirano un senso di pace e solitudine che spesso ho ricercato e vederle dal vivo, sedermi ad osservare il mare dall'alto, percorrere le pareti scoscese, toccare l'acqua del Mare del Nord mi hanno regalato sensazioni che conserverò per sempre.
Guardandoci intorno ci siamo accorti dell'enorme fortuna che avevamo avuto: era evidente che, con l'alta marea, la caletta venisse completamente ricoperta dall'acqua, diventando invisibile. Nonostante questo, penso che l'insenatura sia conosciuta dagli abitanti del luogo perchè era molto affollata. C'era chi prendeva il sole, chi cucinava con un improvvisato fuoco da campo, chi faceva il bagno insieme ai bambini e ai cani (e non so davvero come facessero perchè, provando ad immergere la mano nell'acqua, abbiamo potuto constatare che era gelida).
Ci siamo trattenuti a lungo, sia per la magia del posto sia perchè la risalita ci terrorizzava ma, alla fine, è arrivato il momento di tornare sulla scogliera e raggiungere nuovamente l'auto. E' stato un po' come uscire da un sogno e tornare alla realtà.
Percorrere la strada che ci riportava a Portmarnock e lasciare Howth ci dispiaceva parecchio ed eravamo (e siamo) fermamente convinti che, da anziani, faremo di questa splendida cittadina costiera il nostro buen retiro.
Nel complesso, una giornata impegnativa ma ricca di soddisfazioni, che ci ha permesso di scoprire un posto magico, fuori dal mondo. Anche se ci ho provato con questo post, sono consapevole che le parole non riescono a rendere appieno l'idea di pace e serenità che ci aveva regalato questa visita, ma mi sento di consigliare a chiunque una visita in questa zona dell'Irlanda: non ve ne pentirete e, forse, non vorrete più lasciarla!
Insomma, Howth ci era rimasta nel cuore, ma era ora di prepararsi per la prossima tappa: Dublino!
Dopo l'appagante primo giorno, la sera, in hotel, ci siamo armati di cartine e depliant trafugati nella hall ed abbiamo pianificato gli spostamenti di tutta la vacanza. Il giorno successivo sarebbe stata una domenica per cui, pensando che in un giorno festivo sarebbe stata affollatissima, abbiamo deciso di rimandare la visita di Dublino al lunedì e dedicare la domenica ad una località più piccola nei dintorni. Non potevamo scegliere meglio: Howth è davvero deliziosa nel fine settimana! Abbiamo scelto di partire da questa località per via della distanza ridotta dal nostro quartier generale e per la sua conformazione geografica, che permette di poter vedere più cose nella stessa giornata.
Howth, infatti, è una piccola penisola che prende il nome dalla cittadina principale, appena più a nord di Dublino.
Il nostro intento era di partire molto presto con l'auto e fermarci a Howth, visitarla con calma e poi rimetterci in auto per percorrere il perimetro della penisola, fermandoci di tanto in tanto, qualora avessimo notato qualcosa che ci sembrava interessante.
Trovandoci un po' spaesati, abbiamo deciso di dirigerci verso il mercato che si stava svegliando (si sarebbe animato solo intorno a mezzogiorno, con bancarelle, turisti e venditori provenienti da tutto il mondo). Qui, abbiamo trovato un grazioso negozietto di (gustosissimi) dolci artigianali e biologici e, approfittandone per fare colazione, abbiamo sfoderato quel poco inglese che conosciamo per chiedere qualche informazione. La negoziante ci ha spiegato che le maggiori attrattive della città sono il porto e il castello e ci ha fornito una preziosissima cartina della penisola, con evidenziate le principali aree di interesse: eravamo pronti a cominciare!
Siamo tornati al porto per gustarcelo con più calma (sfidando il vento, per noi gelido ma per nulla preoccupante per gli abitanti, tutti a maniche corte). Speravamo di avvistare le foche che, come ci hanno spiegato, frequentano abitualmente la zona e si avvicinano tranquillamente alle persone ma, purtroppo, non siamo stati fortunati. Abbiamo percorso per intero la passeggiata che conduce al faro e agli imbarchi per l'Ireland's Eye, accompagnati dal barrire dei gabbiani e dalle voci dei pescatori. L'Ireland's Eye è una minuscola isoletta a pochi kilometri dalla penisola, dal porto si ha quasi l'impressione di poterla raggiungere a nuoto. L'isola è completamente disabitata ed è visitabile, purtroppo, solamente su prenotazione. Dalla nostra postazione, comunque, abbiamo potuto ugualmente apprezzare le sue scogliere e le macerie dell'antico monastero che un tempo sorgeva sulla costa rivolta verso la terraferma.
La cosa che però ci ha più colpiti dell'interno di Howth è stato senz'altro il cimitero.
Noi non lo sapevamo, ma in Irlanda è consuetudine ospitare i cimiteri nelle rovine di antiche chiese. Un'usanza particolare, che trasmette un senso di romanticismo e malinconia che non avevo mai provato con tanta intensità in nessun altro cimitero prima d'ora.
A questo punto, Howth ci aveva già rubato il cuore, tanto che, quando ce ne capitava una, controllavamo addirittura i prezzi delle case in vendita o in affitto e facevamo un pensierino sull'idea di trasferirci definitivamente.
Restava da visitare solo il castello, un po' esterno alla città, e ci siamo avviati per raggiungerlo. Sinceramente, forse perchè è la cosa meno caratteristica o forse perchè, provenendo dall'Abruzzo, siamo abituati ai castelli e non ci fanno molto effetto, non ci ha colpiti molto, ci ha lasciati piuttosto indifferenti. Non è visitabile e, oggi, ospita un campo da golf privato ed una scuola di cucina.
Saremmo rimasti per sempre ad Howth ma, dopo pranzo, abbiamo deciso che era il caso di visitare anche il resto della penisola e siamo risaliti in macchina. Il nostro obiettivo era il Bailey's Lighthouse, dalla parte opposta. Una volta raggiunta la zona, abbiamo lasciato la macchina e siamo scesi a piedi fino al faro, grazie alle indicazioni che ci ha dato una coppia del posto. Una volta arrivati, però, abbiamo subìto un'amara sorpresa: il faro non è visitabile, anzi, è recintato completamente ed è impossibile anche solo avvicinarsi. Delusi, abbiamo deciso che, essendo ormai arrivati fin lì, tanto valeva fare una passeggiata lungo la scogliera. Abbiamo fatto bene perchè il nostro girovagare casuale ci ha fatto scoprire una stupenda caletta, con persone intente a fare il bagno. La minuscola spiaggia si trovava ai piedi di una scogliera a picco sul mare e non riuscivamo a capire come quelle persone avessero potuto raggiungerla.
A un certo punto, la scoperta: un minuscolo e scosceso sentiero percorreva la ripidissima scogliera, fino all'insenatura. La discesa sembrava impegnativa anche per chi non soffre di vertigini ma il fatto che ci fossero riusciti anche dei bambini ci ha fatto prendere coraggio e convinti a tentare l'arrampicata. Non è stato semplice, ma ne valeva davvero la pena: ad attenderci c'era uno spettacolo senza paragoni.
| La discesa |
| La caletta |
Acqua cristallina, pietre levigate dal mare del Nord, il rumore delle onde: una meraviglia.
E' difficile, e forse, impossibile rendere a parole le sensazioni che regalava quella vista.
| La vista dall'alto |
| Ce l'abbiamo fatta! |
| La risalita |
Guardandoci intorno ci siamo accorti dell'enorme fortuna che avevamo avuto: era evidente che, con l'alta marea, la caletta venisse completamente ricoperta dall'acqua, diventando invisibile. Nonostante questo, penso che l'insenatura sia conosciuta dagli abitanti del luogo perchè era molto affollata. C'era chi prendeva il sole, chi cucinava con un improvvisato fuoco da campo, chi faceva il bagno insieme ai bambini e ai cani (e non so davvero come facessero perchè, provando ad immergere la mano nell'acqua, abbiamo potuto constatare che era gelida).
Ci siamo trattenuti a lungo, sia per la magia del posto sia perchè la risalita ci terrorizzava ma, alla fine, è arrivato il momento di tornare sulla scogliera e raggiungere nuovamente l'auto. E' stato un po' come uscire da un sogno e tornare alla realtà.
Percorrere la strada che ci riportava a Portmarnock e lasciare Howth ci dispiaceva parecchio ed eravamo (e siamo) fermamente convinti che, da anziani, faremo di questa splendida cittadina costiera il nostro buen retiro.
Nel complesso, una giornata impegnativa ma ricca di soddisfazioni, che ci ha permesso di scoprire un posto magico, fuori dal mondo. Anche se ci ho provato con questo post, sono consapevole che le parole non riescono a rendere appieno l'idea di pace e serenità che ci aveva regalato questa visita, ma mi sento di consigliare a chiunque una visita in questa zona dell'Irlanda: non ve ne pentirete e, forse, non vorrete più lasciarla!
Insomma, Howth ci era rimasta nel cuore, ma era ora di prepararsi per la prossima tappa: Dublino!
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