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lunedì 5 marzo 2018

Oscar 2018 sul red carpet: chi vince e chi perde

Oscar 2018

La notte delle stelle è finalmente arrivata e ha portato tanti premi al cinema internazionale.
La 90° edizione dei premi Oscar si è svolta infatti nella notte, in diretta dal Dolby Theatre di Los Angeles e condotta da Jimmy Kimmel per il secondo anno consecutivo.

Per scoprire tutti i vincitori vi rimando all'articolo che ho scritto per Nerdando.com, qui invece voglio parlare di un altro tipo di sfida che, da sempre, contraddistingue i premi Oscar: quella dell'eleganza.
Il tappeto rosso, infatti, è diventato negli anni uno dei momenti più attesi della cerimonia: in tantissimi si piazzano davanti alla TV (me compresa) in attesa di scoprire i look delle grandi star, per poter sognare ad occhi aperti o criticarli selveggiamente.

Chi vince e chi perde la sfida dell'eleganza in questa occasione? Scopriamolo subito!

I look promossi

La mia top tre, come ogni anno, l'ho svelata su Facebook, quindi qui parlerò degli altri look che mi hanno conquistato.
A cominciare da quello di di Jennifer Garner, che non è finita tra i top solo perché mi sono imposta di sceglierne solamente tre.
L'abito scelto è un Versace che la valorizza sia nel colore, un blu acceso, che nel taglio e le ha permesso di spiccare come non mai sul red carpet.

In Versace anche Lupita Nyong'o, che sceglie un abito audace in grado di valorizzarla fisicamente e di sposarsi alla perfezione con il suo stile anticonformista ed eccentrico, senza eccedere. Complimenti!


Approvato anche il look di Allison Williams, protagonista femminile di Scappa - Get Out, che sceglie un Armani Privé sobrio e principesco allo stesso tempo, leggero ed impalpabile come una nuvola.

Tra le promosse anche la vincitrice come attrice non protagonista Allison Janney, che si è presentata in rosso fuoco in un abito firmato Reem Acra dal taglio semplice ma estremamente d'effetto.

Rimandate a settembre

Prima di passare ai grandi scivoloni della serata, voglio soffermarmi un momento su tutti quei look che non possono certo essere definiti brutti ma ai quali, per riuscire pienamente, è sicuramente mancato qualcosa.
Cominciamo da lei: Helen Mirren, l'eleganza fatta persona. Per questi Oscar sceglie un Reem Acra adatto alla sua età, sobrio e sicuramente elegante. Non sta male, certo ma per l'occasione doveva e poteva osare di più. 

In questa categoria inserisco anche Emma Stone, trionfatrice lo scorso anno per la sua interpretazione in La La Land.
Ottima l'idea di puntare su un completo anziché sul classico vestito, eppure c'è qualcosa che non torna: sarà il fiocco, saranno le scarpe ma il look, firmato Louis Vuitton, non risalta quanto avrebbe potuto.

Decisamente importante l'abito scelto da Mira Sorvino e, bisogno ammetterlo, le sta davvero bene. Nell'insieme, però, il look fa un po' troppo sposa e non mi ha convinta fino in fondo.
Semplicemente anonima, invece, Elisabeth Moss in un Dior elegante ma che non la valorizza particolarmente.


Decisamente bocciate

Concludiamo con i look che non mi hanno affatto convinta, a cominciare da Nicole Kidman. L'attrice ha scelto un Armani Privé blu acceso che la fa assomigliare più a un pacco regalo che a una diva da red carpet. Peccato, perché lei starebbe bene davvero con qualsiasi cosa!

Un deciso "non ci siamo" anche per Salma Hayek, che osa un color glicine decisamente originale ma sbaglia tutto il resto. "Troppo" è infatti l'aggettivo più indicato per descrivere il suo abito Gucci tempestato di paillettes.

Era stata nella mia top tre ai Golden Globe ma stavolta ha decisamente sbagliato il tiro: Saoirse Ronan si è presentata con un Calvin Klein rosa chiaro che sembra non avere né capo né coda.
Infine, ha vinto l'Oscar come miglior attrice protagonista ma non ha decisamente azzeccato il suo look l'attrice Frances McDormand, in un Valentino nel quale, purtroppo, non riesco a salvare davvero nulla.
E voi? Quali sono stati i vostri look preferiti in questi Oscar 2018? Fatemelo sapere nei commenti!

sabato 3 marzo 2018

10 celebri non vincitori all'Oscar


Marca ormai pochissimo all’inizio della tanto attesa notte degli Oscar! La celebre statuetta dorata, rilasciata annualmente dall’Academy, è ben noto che sia un riconoscimento ambitissimo nel panorama cinematografico.
Negli anni, sono stati tantissimi i volti che si sono susseguiti sul palco per ritirare l’Academy Award, ma altrettanti sono gli “illustri perdenti“: attori di conclamata bravura che, nonostante candidature e performance da brividi, ancora non hanno portato a casa nessun premio. Ricordiamo insieme alcuni dei più celebri non-vincitori di premio Oscar.

Leonardo di Caprio

LA nostra classifica non poteva che aprirsi con lui: Leonardo Di Caprio.
Difficile non far caso al fatto che, sui social, il conflittuale rapporto tra il talentuoso attore ed il premio Oscar  sia ormai diventato proverbiale, tanto da dare origine a miriadi di meme umoristici. Di Caprio non è comunque l'attore che ha collezionato più nomination senza mai vincere. Il nostro Leo, infatti, è stato nominato per il premio solo quattro volte prima di quest'anno, per le sue  interpretazioni in Buon Compleanno Mr. Grape, The Aviator, Blood Diamond - diamanti di sangue e The Wolf of Wall Street. Con The  Revenant - Redivivo arriva alla sua quinta candidatura: che sia la volta buona? (edit. lo è stata: per quel film, infatti, Leonardo Di Caprio ha vinto il suo primo premio Oscar).

Peter O'Toole

L'attore che, invece, ha collezionato il maggior numero di candidature senza tuttavia mai vincere il premio Oscar è Peter O'Toole. Con le sue otto nomination raddoppia, di fatto, la delusione di Leonardo Di Carpio. O'Toole è stato candidato per Lawrence D'Arabia, Becket e il suo re, Il leone d'inverno, Goodbye Mr. Chips, La classe dirigente, Professione pericolo e L'ospite d'onore, senza mai vincere. Nel 2003, comunque, ha ricevuto l'oscar alla carriera e poi, nel 2007, una nuova candidatura senza vittoria per Venus.


Richard Burton

In quanto a numero di candidature prive di effettiva statuetta, anche Richard Burton si difende più che bene: sette, infatti, sono le nomination che ha ricevuto durante la sua carriera, nessuna delle quali si è poi tramutata nell'ambito premio. Burton è stato nominato per i suoi ruoli in Mia cugina Rachele, La tunica, Becket e il suo re, La spia che venne dal freddo, chi ha paura di Virginia Woolf?, Anna dei mille giorni ed Equus.

Glenn Colse

Anche in campo femminile non mancano le eterne deluse: Glenn Close, per esempio, nonostate il suo indiscutibile talento, è finita ben sei volte tra le candidate al premio Oscar, senza mai portare a casa la statuetta. L'attrice si è giocata la statuetta per le sue prove di recitazione in Il mondo secondo Garp, Il grande freddo, il migliore, Attrazione Fatale, le relazioni pericolose, Albert Nobbs.

Johnny Depp

Altro talentuoso, camaleontico e spesso sottovalutato attore che sembra avviarsi sulla strada già tracciata da Leonardo Di Caprio è Johnny Depp. L'interprete, apprezzatissimo dal pubblico, sembra proprio non piacere all'Academy, che lo ha nominato solo tre volte nella sua carriera, senza mai permettergli di portare a casa la statuetta. Le tre nomination gli sono state date per La maledizione della prima luna, Neverland - Un sogno per la vita e Sweeney Todd - Il diabolico barbiere di Fleet Street.

Tom Cruise

Restando nell'ambito degli attori popolari e particolarmente amati dal pubblico che sono rimasti a bocca asciutta per quanto riguarda i premi Oscar, non possiamo che menzionare Tom Cruise. Il controverso interprete è stato nominato per bene tre volte, ma non ha mai portata a casa la tanto ambita statuetta dorata. Le sue interpretazioni degne della nomination, secondo l'Acandey, sono state quelle in Nato il quattro luglio, Jerry Maguire e Magnolia.

Samuel L. Jackson

Un altro eterno deluso è Samuel L. Jackson: l'attore afroamericano ha interpretato praticamente qualunque ruolo iconico dell'ultimo ventennio, eppure raramente l'Academy lo ha tenuto in considerazione e non ha mai vinto un premio Oscar. La lista delle sue nomination si ferma a una, come attore non protagonista per Pulp Ficiotn.

Bill Murray

Una sola nomination in tutta la carriera anche per Bill Murray. Nonostante sia riconosciuto come uno dei più talentuosi interpreti del nostro secolo, l'attore non è stato quasi mai preso in considerazione dall'Academy, anche probabilmente a causa del suo carattere scontroso e del suo stile caustico. Murray è stato nominato per la sua prova in Lost in traslation - l'amore tradotto.

Sigourney Weaver

E le attrici? Purtroppo non possiamo non citare anche celebri nomi femminili. Sigourney  Weaver, per esempio, popolarissima icona degli anni '80 e attrice di straordinario talento, non ha mai vinto una statuetta. Nonostante questo, comunque, ha collezionato tre candidature rispettivamente per Aliens- scontro finale, Gorilla nella nebbia e Una donna in carriera.

Michlle Pfeiffer

Ultima grande non vincitrice di premio Oscar della nostra lista è Michelle Pfeiffer. L'attrice, appezzatissima da pubblico e critica, è stata nominata per ben tre volte senza mai risucire, tuttavia, a portare a casa il premio. I ruoli candidati sono stati quelli in Le relazione perlcolose, I favolosi Baker e Due sconosciuti un destino.

lunedì 23 febbraio 2015

Oscars 2015 - Red Carpet: i look peggiori

Ultimo post dedicato al red carpet della notte degli Oscar 2015. Vi ho già mostrato i look più belli e quelli senza infamia e senza lode, è arrivato il momento dei peggiori.
Eccoli qua:
Emma Stone
 Mi aspettavo moltissimo da Emma Stone, che in genere mostra mise eleganti, originali ed inaspettate. Sperimenta molto, pur restando sempre raffinata ed appropriata. Stavolta, invece, adotta un look molto più classico, scegliendo un Elie Saab dal taglio convenzionale, di colore giallo dorato e con inserti che ricordano lo stile charleston. Il colore è totalmente inadatto a lei, fa letteralmente a pugni con i capelli e la carnagione. Lo stile, inoltre, non le dona particolarmente: l'attrice è valorizzata molto di più da scelte più azzardate. Bocciata.


Felicity Jones

L'abito grigio perla di Alexander McQueen indossato dalla protagonista de "La teoria del tutto" per questo red carpet è stato uno dei più apprezzati della serata, a quanto ho letto. A me, però, non è piaciuto. Eccessivo nell'ampiezza e nella decorazione del corpetto, mi è sembrato fuori luogo e neanche troppo intonato all'attrice. Soprattutto in un'edizione in cui hanno dominato le forme minimali e ricercate, il look da principessa è decisamente fuori contesto.


Patricia Arquette
Fresca vincitrice del suo primo Oscar come miglior attrice non protagonista, Patricia Arquette ha sfoggiato un abito di Rosetta Getty, amica di infanzia ed ora stilista. Al di là del valore sentimentale, la scelta si rivela delle più sbagliate: le linee scolpite dell'abito non si adattano alle forme dell'attrice e la scelta del bianco e nero e di un taglio molto "già visto" rendono l'insieme estremamente convenzionale.


Jennifer Lopez
L'abito, di Elie Saab, poteva essere molto bello ma due aspetti principali lo catapultano, insieme a Jennifer, nel girone degli errori di questi premi Oscar. La scollatura troppo profonda mal si addice al tono dell'evento. Inoltre il colore è praticamente identico alla carnagione di Jennifer, rendendo il tutto molto anonimo e quasi mimetico.


Naomi Watts
Anche questo look è stato molto apprezzato ma a me non è piaciuto per niente. L'abito di Armani Privè, dall'aspetto metallico, indurisce l'aspetto dell'attrice e non le dona più di tanto. Bocciato decisamente.


Lady Gaga
Conosciamo i look stravaganti e sopra le righe di Lady Gaga, e allora perché scomodarsi ad inserirla in una classifica delle star peggio vestite del red carpet? Semplice, perché con l'abito sfoggiato durante il suo omaggio a Julie Andrews, Lady Germanotta ci ha dimostrato che, quando vuole, sa vestirsi non solo bene, ma in maniera impeccabile. Quindi, una volta svelato il segreto, non vedo perché presentarsi con guanti da pompiere e coralli nei capelli.


Chloe Moretz
Chloe Moretz è giovane e potrebbe permettersi di sperimentare tantissimo. Invece, sceglie un abito Miu Miu che non solo non la valorizza, ma la invecchia anche.


Jessica Chastain
E' stata una delle attrice meglio vestite delle ultime edizioni dei premi Oscar ed una certezza per tutte le appassionate di red carpet. Invece, quest'anno, Jessica Chastain sceglie un abito Givenchy Couture blu scuro piuttosto anonimo e convenzionale, perdendo così il suo primato.

Queste erano le mie opinioni sugli abiti visti al red carpet degli Oscar 2015 ma voi cosa ne pensate? Aspetto un vostro parere nei commenti!


Oscars 2015 - Red Carpet: i look "così- così"

Dopo avervi mostrato le mise sfoggiate dalle star in occasione della notte degli Oscar 2015 che mi hanno conquistata maggiormente, in questo secondo post vi mostro i look che non erano brutti ma non mi sono sembrati dei più azzeccati. I classici "potrebbe fare di più ma non si impegna", insomma".
Cominciamo:
Nicole Kidman
L'abito Louis Vuitton sfoggiato da Nicole Kidman è stato tra i più criticati della serata. A me, in realtà, non dispiace, lo trovo originale, elegante e fresco nella scelta dei colori. Il problema è la proposta di quei determinati colori sull'attrice australiana: il giallo così pallido e glitterato ed il rosso non si sposano con la carnagione ed il colore dei capelli, finendo per creare un effetto fastidioso. Peccato.


Jennifer Aniston
Jennifer non è nota per le scelte azzeccate sui red carpet e, stavolta, si ferma a metà strada: l'abito di Versace non è brutto e le dona ma risulta molto classico e quasi banale. Non lascia il segno, nè in senso positivo nè in senso negativo: senza infamia e senza lode.


Julianne Moore
Praticamente certa della vittoria, Julianne Moore sceglie di non rischiare e indossa un abito Chanel Couture semplice e convenzionale, abbinato ad un'acconciatura ed un trucco impeccabili. La scelta le dona ma, secondo me, poteva essere valorizzata meglio.


Lupita Nyong'o
 Lupita ama sperimentare e ormai ci ha abituati ad abiti anticonvenzionali e decisamente originali. Questa volta, però, sembra preferire una via di mezzo, scegliendo un Calvin Klein tempestato di perle (anche piuttosot eccesivo, da questo punto di vista) ma nella linea e nel colore piuttosto convenzionale. La preferivo quando osava (l'abito celeste dell'anno scorso, ad esempio, era infinitamente superiore).


Marion Cotillard
Scivolone per Marion Cotillard che, in genere, è sempre molto fine ed elegante. Stavolta sceglie un Christian Dior molto particolare il cui effetto, però, non è dei migliori e mi ha lasciata piuttosto scettica. La inserisco nei "nì" solamente per una ragione: non c'è nulla da fare, riesce ad essere bella ed affascinante con qualunque vestito.


Kerry Washington
La protagonista di "Django Unchained" sceglie un abito Miu Miu, dal colore rosa pallido ed una linea molto attuale. L'insieme è fine ma l'effetto "capitello greco" un po' troppo marcato. Occasione sprecata.


Zoe Saldana
Zoe Saldana è una bellissima donna, ma trovo che quest'abito di Versace non la valorizzi appieno. Azzeccatissimo il color cipria, che fa risaltare la sua carnagione ambrata ma il taglio dell'abito non mi convince. Inguardabili, poi, le spalline sottili.

E voi? Quali sono i vostri "look nì" del Red Carpet? Nel prossimo post, le peggiori scelte!


Oscars 2015 - Red Carpet: I look migliori

Questa notte, come saprete, si è svolta l'87esima edizione dei premi Oscar. L'elite del cinema americano si è riunita per una serata sgargiante e per premiare il meglio delle produzioni cinematografiche dell'ultimo anno. Nessuna sorpresa o quasi per quanto riguarda i vincitori, dei quali, infatti, non vi parlerò. In questi tre post, infatti, mi soffermerò sul momento più odiato/atteso della cerimonia: il red carpet! E' una noia mortale ed infinita, è vero, ma ammettiamolo, molte di noi lo aspettano tutto l'anno, curiosissime delle mise che le star sfoggeranno, pronte ad invidiarle o criticarle.
Quest'anno il clima generale del red carpet è stato all'insegna della sobrietà: linee minimali, sfumature pastello e delicate che hanno predominato, pochissimi eccessi. Ecco chi secondo me ha centrato in pieno l'evento, chi poteva dare di più e chi proprio non mi ha convinta.

Cominciamo dalle migliori:
Reese Whiterspoon
Azzeccato il look di Reese Whiterspoon, che sceglie un Tom Ford sui toni del black&white, che è sempre una scelta corretta per una cerimonia ufficiale. Linee semplici e colori minimal. Non originalissima ma impeccabile ed intonata alla situazione.

Anna Kendrick
 Elegante e appropriato anche il look scelto da Anna Kendrick, che opta per un Thakoon sui toni del pesca scuro, dalla linea semplice e raffinata, che la valorizza al meglio. Scelta approvata!

Dakota Johnson e Melanie Griffith
Può piacere o non piacere ma è innegabile che Dakota Johnson sia l'attrice del momento. Per il red carpet sceglie un look grintoso e classico allo stesso tempo, optando per un abito di Saint Laurent di un rosso acceso ma privo di eccessivi fronzoli. Non me lo aspettavo, mi ha stupita positivamente. Un punto in più per mamma Melanie: impeccabile ed appropriata a ruolo ed età.


Rosamund Pike
Punta sul rosso anche Rosamund Pike che con quest'abito di Givenchy Couture riesce a rivalutare i look delle ultime occasioni di gala, in cui aveva fatto scelte a dir poco discutibili. L'abito le dona molto e lei lo indossa con sicurezza ed eleganza: promossa.


Keira Knightley
Ultimamente miss Knightley aveva alternato look impeccabili a clamorosi scivoloni ma, questa volta, ha colto nel segno. Bellissima in questo Valentino premaman dal sapore molto romantico e vagamente shabby chic.


Meryl Streep
E' considerata, a ragione, l'inossidabile ed indiscussa "Lady Oscar" ma, in quanto a look da red carpet, ha sempre fatto scelte azzardate e molto discutibili. Finalmente, quest'anno centra l'obiettivo e sceglie una mise che mi è piaciuta molto, firmata Lanvin. Elegante ma non banale, appropriata per l'occasione ed anche alla sua età: brava, Meryl!


A questo punto, la mia personale top tre: i look che, in assoluto, mi hanno convinta più di tutti gli altri:
Cate Blanchett
 Il look scelto da Cate Blanchett mi ha conquistata: semplice, eppure di un'eleganza smisurata. L'attrice australiana ha scelto un abito di Maison Margiela Couture, nero e semplice. Come accessorio, solamente una collana turchese abbastanza importante: perfetta ed una spanna sopra gli altri!

Scarlett Johansson
Scarlett sperimenta sempre e non delude praticamente mai. Non fa eccezione nemmeno stavolta, sfoggiando uno dei look più riusciti di questi Oscar 2015. Di fatto, è l'unica ad osare con un colore anticonvenzionale: un bel verde scuro che valorizza perfettamente i suoi colori. La linea dell'abito Versace è perfetta per il suo fisico: non passa inosservata e conquista tutti.


Gwineth Paltrow
Da molti considerata la perfetta incarnazione dell'eleganza e l'erede spirituale di Grace Kelly, Gwineth non delude in questi Oscar. Indossa un Ralph & Russo di colore rosa chiaro e asimettrico che le dona moltissimo e la rende una delle meglio vestite di questi premi Oscar.


Dopo questa carrellata delle meglio vestite, una top tre delle coppie più belle del Red Carpet:

I più teneri - Eddie Redmayne e Hanna Bagshawe. Giovani e tenerissimi, il fresco vincitore nell'ambita categoria miglior attore protagonista e la sua consorte non hanno sfigurato sul tappeto rosso. Vestiti entrambi da Alexander McQueen, intonati tra loro ed entrambi molto eleganti.


I più affiatati - Benedict Cumberbatch e Sophie Hunter. I Cumberbatch dimostrano, in ogni occasione pubblica, la perfetta intesa che li unisce, in maniera naturale e non ostentatata. Entrambi impeccabili, vestiti da Lanvin.


I più simpatici - Chriss Pratt e Anna Faris. Coppia inaspettata ma spumeggiante e ben assortita. Lei sceglie uno Zuhair Murad Couture argentato, ampio e glitterato. Sicuramente non uno dei suoi look più riusciti, ma la coppia è simpatica e interessante.

E voi? Quali sono stati i look che avete amato di più? Intanto, nel prossimo post vi mostro i miei look "così-così"!


mercoledì 18 febbraio 2015

Whiplash


L'anno scorso, in occasione dei premi Oscar, ci eravamo ritrovati a parlare di "Her" come del capolavoro nascosto degli Academy Awards 2014. Ebbene, eccolo qua il film rivelazione di questa nuova edizione: "Whiplash".
La pellicola, in realtà, è distante anni luce da quella presentata lo scorso anno da Spike Jonze, sia per argomento che per stile ma ad accomunare le due opere è il fatto di essere entrambe film di valore che, nel marasma di produzioni attuali, passano ingiustamente in secondo piano.
Il titolo, "Whiplash" deriva dalla canzone che farà da filo conduttore per tutta la storia: Andrew è un giovane e promettente batterista jazz, la cui determinazione è totalmente volta ad inseguire il suo sogno: diventare una leggenda della musica. Per realizzarlo, si iscrive al prestigioso conservatoria Shaffer di Manhattan ed è qui che la sua strada incontra quella di Terence Fletcher, inflessibile insegnante e direttore d'orchestra, tanto spietato quanto stimato.
Andrew ottiene la possibilità di essere inserito nell'orchestra di Fletcher ma si accorgerà presto che la disciplina del famoso insegnante si rivelerà più dura di quanto si sarebbe aspettato.
Di solito siamo abituati ad immaginare il mondo della musica come qualcosa di estremamente artistico e libertario, nel quale sono estro e talento a regnare sovrani. "Whiplash", invece, ci dimostra che la realtà non è questa e ci immerge in un universo di sudore, sacrifici ed esercizio estenuante cui nessuno, se non sorretto da fortissima determinazione ed ambizione, si sottoporrebbe.
Il film si basa, di fatto, su due straordinari interpreti: due personaggi diversissimi, che si stimano ma faticano a comprendersi e che, spinti da caparbietà e ostinazione, si sfideranno fino all'ultima nota. Le interpretazioni del protagonista Miles Teller e del suo degno comprimario J.K. Simmons (che dà vita ad uno splendido Fletcher) sono perfette ed i primi piani che si concentrano su di loro per grande parte del film ci tengono incollati allo schermo. L'altra protagonista in questo duetto di bravura è la musica: il jazz ci accompagna con le sue atmosfere per tutta la pellicola e tutta la sua apparente estemporaneità si "scontra" con le immagini di un ambiente chiuso, rigidamente disciplinato e spietato. Assoli di batteria e partizioni di tromba accompagnano la sfida tra i due protagonisti, entrando prepotentemente a far parte della storia stessa.
"Whiplash" mi è piaciuto molto: un film come non se ne vedono spesso, accurato, profondo ed emotivo. Dopo aver aperto con successo il Sundance Film Festival, il film di Damien Chazelle ha ricevuto 5 nominations ai prossimi premi Oscar, di cui 2 nelle categorie "principali".
Meritatissima la candidatura come "miglior film", nonostante le chance di vittoria non siano molte. Troppi i candidati illustri, in questa edizione e troppo "di nicchia" l'argomento trattato da "Whiplash". Già l'aver ricevuto la nomination, comunque, è un riconoscimento importante per la pellicola. Il film è stato candidato anche a "miglior sceneggiatura non originale" dove, però, la lotta sarà indecisa fino all'ultimo.
"Whiplash" non dovrebbe avere rivali, comunque, nelle altre tre categorie in cui è nominato. J.K. Simmons dovrebbe avere già in mano, infatti, la statuetta come "miglior attore non protagonista" e la merita pienamente: la sua interpretazione è perfetta e senza sbavature. Inoltre, la vittoria sarebbe un coronamento di carriera perfetto per lui, caratterista eccellente e troppo spesso sottovalutato da Hollywood. Ottime possibilità di vittoria, infine, anche per "miglior montaggio" e "miglior sonoro". Il montaggio, in particolare, mi è piaciuto moltissimo: perfetto per il ritmo sincopato delle sequenze più intense, è sicuramente il lavoro migliore dell'anno. Molto bella, ma priva di candidatura purtroppo, anche la fotografia.

giovedì 12 febbraio 2015

Birdman (o l'imprevedibile virtù dell'ignoranza).

Signore e Signori, "Birdman" di Alejandro Gonzales Inarritu è una vera e propria meraviglia.
Aspettavo questo film, lo aspettavo proprio da tanto. Da quando lo hanno presentato, ad Agosto, al Festival di Venezia ed il suo potenziale è emerso immediatamente, prepotente, già dai pochi fotogrammi passati nei TG. Ma forse lo aspettavo da molto di più, dai tempi del corso di Storia del Cinema, o ancora prima, dai banchi di scuola, quando fantasticavo sul cinema, sulla sua magia e su quante emozioni potesse regalare il realizzare un film, su quanto ci fosse da dire e da fare armati di una cinepresa e di una fantasia senza freni.
Finalmente, con i soliti ritardi di distribuzione che contraddistinguono il nostro Paese quando si parla di film di qualità ma che, proprio per questa loro caratteristica, vengono considerati "difficili" e di nicchia, "Birdman" è arrivato nelle nostre sale. Era da tantissimo tempo, non ricordo nemmeno quanto, che non mi capitava di andare al cinema emozionata: ottima premessa.
Con un'aspettativa così alta, il rischio delusione cocente era enorme, il che aumentava ancora di più il livello emotivo. E invece, "Birdman" non delude: è quanto mi aspettavo e anche di più.
Avevo visto altri film di Inarritu, "Amores Perros", per citarne uno, o "Babel". Pur riconoscendone l'indiscusso talento ed apprezzandone la profondità, la realizzazione accurata delle pellicole e la vena poetica, non consideravo questo regista nelle mie corde. Con "Birdman", però, mi sono dovuta ricredere. Inarritu cambia tono, si mette in gioco e realizza un piccolo capolavoro, regalando al Cinema un'opera di cui aveva bisogno, in un momento in cui le pellicole che realizzano questo obiettivo scarseggiano. Un film che si distacca dalla precedente filmografia del regista messicano ma, a ben guardare, nemmeno di tanto. Un film diverso dal solito stile di Inarritu ma che, allo stesso tempo, è profondamente integrato nel suo percorso e nella sua visione del mondo. Non era facile e l'esserci riuscito è solo una delle sfide vinte da questa bellissima pellicola.



La storia? Micheal Keaton è un attore avviato sul viale del tramonto. La sua fama è ancora enorme, ma resta legata al ruolo che ricoprì in gioventù: il supereroe mascherato "Birdman". Tormentato dal suo personaggio, che lo insegue inesorabile sotto forma di voce nella sua testa, il protagonista tenta di distaccarsene e rilanciarsi come attore di teatro, dirigendo ed interpretando a Broadway un ambizioso adattamento, da lui stesso scritto, che, spera, gli permetterà di dimostrare al mondo di essere un artista e non solo il ripieno di un costume da supereroe. Noi entriamo nella vicenda alla vigilia della prima e seguiamo la storia come spettatori, invisibili ed indiscreti, attraverso i corridoi labirintici del teatro.
La particolarità del film sta nella tecnica con cui è stato girato: un intero pianosequenza, dall'inizio alla fine. Una precisa scelta del regista, voluta perché "La vita non ha stacchi o montaggio, è un continuo fluire" ed è questo l'effetto che Inarritu voleva per "Birdman". Il montaggio in realtà c'è, discreto e ben mascherato, ma è comunque ridotto al minimo. L'effetto ricercato è raggiunto in pieno: guardando il film si ha l'impressione di trovarsi lì con i protagonisti e di essere quasi travolti e sopraffatti dal flusso di immagini e azioni, impossibili da arginare o condizionare. Complice una colonna sonora perfetta e insolita, costituita da incalzanti sessioni di batteria, che scandiscono il ritmo del film, gli conferiscono emotività e completano alla perfezione le immagini sullo schermo.
Il livello tecnico raggiunto da Inarritu per questo film è eccelso: non era facile concepire e girare un film che risultasse, alla fine, un intero pianosequenza ma il regista messicano porta a termine il compito senza sbavature e con un tocco magistrale. In tutta la pellicola c'è un'unica, breve, sequenza montata verso la fine ma, per tutto il resto del film, si ha davvero l'impressione di trovarsi di fronte ad un'unica ripresa. La scelta è senz'altro originale ed anticonvenzionale ma perfettamente azzeccata e adatta all'opera.
Un lavoro del genere è difficile per un regista ma anche per gli attori, costretti ad interpretare macrosequenze senza commettere errori, considerato che questi ultimi non potranno essere eliminati in una seconda fase grazie al montaggio. Il cast di "Birdman" è eterogeneo ma giustissimo per la pellicola, tutti gli attori sono stati in grado di rendere al meglio la propria parte. Micheal Keaton giganteggia: l'attore, la cui carriera cinematografica ha non poche assonanze con quella del personaggio che interpreta, viene rilanciato proprio grazie a questo ruolo e dimostra di essere ancora un grande interprete. Misurato, intenso nei momenti che lo richiedono e sufficientemente apatico, come è il suo personaggio, per il resto del film, Keaton è perfetto come protagonista e ci regala un'interpretazione impeccabile. Altrettando bravo Edward Norton, a cui Inarritu, peraltro, regala uno dei personaggi più riusciti della pellicola. All'altezza dei colleghi anche Emma Stone, Naomi Watts e un inaspettato Zach Galifianakis. Tutti gli elementi si miscelano alla perfezione, come accade sempre in un capolavoro.
Ma la forza di "Birdman" non sta solo nelle sue caratteristiche tecniche e nelle interpretazioni dei protagonisti, a sorreggere il film c'è anche una storia apparentemente semplice ma che dice molto più di quello che appare a prima vista. Dietro la vicenda dell'attore fallito sta una velata ma incisiva critica al mondo dello Star System, a quello che è diventato, ormai, il cinema e, non da ultimo, al filone dei Cinecomic ma anche alla realtà attuale in cui viviamo, dominata da Twitter e Youtube. I riferimenti ad attori e pellicole recenti, in particolare tratte da fumetti, non si contano e il film in generale risulta molto più profondo di quanto voglia lasciar intendere. D'altronde, con quel sottotilo, "L'imprevedibile virtù dell'ignoranza", ed Inarritu in cabina di regia, c'era da aspettarselo un film profondamente ironico e tragicamente amaro allo stesso tempo.
Un capolavoro, insomma, una meraviglia a livello visivo ed una fonte di riflessione a livello mentale, assolutamente da vedere. Unica nota stridente, a mio parere, il finale anche se, ho scoperto poi, la cosa era prevedibile: alla fine non è stato possibile inserire l'idea originariamente concepita da Inarritu (che, onestamente, funziona meglio. Potete reperirla su internet, se siete curiosi) e la produzione è stata costretta a creare un finale differente all'ultimo minuto. Peccato, perché una conclusione del genere sarebbe stata la degna ciliegina sulla torta per un film perfetto.
"Birdman" è, insieme a "Grand Budapest Hotel", la pellicola che ha collezionato il maggior numero di candidature ai prossimi premi Oscar. Nove sono le categorie in cui, infatti, è stata nominata e avrete già capito che io tifo per lei. Meriterebbe davvero di vincere come "Miglior film" ma temo che la scelta di una tematica sicuramente scomoda possa pregiudicarne le possibilità. Staremo a vedere. Per quanto riguarda la "miglior regia", non ci sono dubbi: Inarritu DEVE vincere, lo merita e scommetto che lo farà. Ben tre gli attori di "Birdman" candidati: Micheal Keaton come "miglior attore protagonista", Edward Norton come "miglior attore non protagonista" ed Emma Stone come "miglior attrice non protagonista". Sono stati tutti impeccabili ma la concorrenza è alta e ho visto troppo poche interpretazioni per potermi sbilanciare in un pronostico.
Per quanto riguarda le categorie tecniche, invece, mi aspetto sicuramente la vittoria in "miglior sceneggiatura originale", "miglior sonoro" e "miglior montaggio sonoro". Spiace un po' la mancata nomination per la "migliore colonna sonora originale" perché, come accennavo prima, quella realizzata per questo film era davvero meritevole nella sua anticonvenzionalità. Il film è candidato anche per la "miglior fotografia" dove, molto probabilmente, il suo unico e diretto concorrente sarà "Grand Budapest Hotel".

giovedì 15 gennaio 2015

Nominations Oscar 2015: qualche breve riflessione

Eccoci qua: un'ora fa sono state annunciate le tanto attese nominations per l'87esima edizione degli Academy Awards (Premi Oscar, per i meno istituzionali) e, naturalmente, ci ritroviamo qui a commentarle.
Anche questa volta le attendevo con trepidazione e, pur non avendo ancora visto la maggior parte delle pellicole che si contenderanno le statuette, avevo già qualche previsione riguardo le candidature.
Molto di quanto ci si aspettava è stato confermato, innanzitutto, in particolare il dominio incontrastato di due pellicole importanti come "Birdman" e "Grand Budapest Hotel" per il numero di statuette in palio (9 candidature per entrambi i film).
Nella categoria "miglior film" a contendersi l'Oscar saranno 8 lungometraggi:
- American Sniper
- Birdman
- Boyhood
- Grand Budapest Hotel
- The Imitation Game
- Selma - La strada per la libertà
- La teoria del tutto
- Whiplash
Non stupisce più di tanto la scelta delle 8 pellicole candidate, anche se, personalmente, mi aspettavo che la decina sarebbe stata completata con "Into the woods" e "Gone Girl", ma anche "Interstellar" risulta un'assenza illustre.
Maggiori sorprese, invece, nelle altre categorie "principali", che vedono nomi importanti esclusi dalla cinquina. La categoria più combattuta sarà senz'altro quella di "miglior attore protagonista", nella quale, comunque, era già difficile selezionare solamente cinque interpreti. Alla fine, i nomi prescelti sono Steve Carell, Bradley Cooper, Benedict Cumberbatch, Micheal Keaton ed Eddie Redmayne (questi ultimi, già vincitori del Golden Globe, rispettivamente per "miglior attore in un film commedia o musical" e "miglior attore in un film drammatico"). Restano fuori altre interpretazioni di pregio, come quella di Christoph Waltz, Bill Murray, Joaquin Phoenix e, soprattutto, Ralph Fiennes, che mi sarei aspettata di trovare tra i candidati.
Per quanto riguarda i nomi in lizza per "miglior attrice protagonista", spicca l'assenza della fresca vincitrice del Golden Globe come "miglior attrice in un film commedia o musical", Amy Adams. Le prescelte che si contenderanno la candidatura saranno, invece, la sorpresa Marion Cotillard, Felicity Jones, la lanciatissima Julianne Moore, Rosamund Pike e Reese Whiterspoon.
Passando ai "non protagonisti", non ci sono grosse differenze rispetto ai Golden Globes (se ve li siete persi, qui potete recuperare tutti i vincitori nella categoria cinema). La cinquina maschile, anzi, è prelevata di peso dalle candidature al Globo Dorato: Robert Duvall, Ethan Hawke, Edward Norton, Mark Ruffalo e J.K.Simmons. Nel femminile, i nomi in lizza sono: Patricia Arquette, Laura Dern, Keira Knightley, Meryl Streep ed Emma Stone.
Passando alla categoria a me più cara, quella per il "miglior regista", i candidati sono: Alejandro Gonzales Inarritu per "Birdman", Richard Linklater per "Boyhood", Bennett Miller per "Foxcatcher", Wes Anderson per "Grand Budapest Hotel" e Morten Tyldum per "The Imitation Game". A stupire maggiormente, sono senz'altro le assenze di Clint Eastwood e di David Fincher.
Per quanto riguarda le cosiddette "categorie minori", vi lascio le scelte dell'Academy in fondo al post, categoria per categoria, sia perché non voglio appesantire ulteriormente il post, sia perché ne parleremo più approfonditamente in seguito. Per il momento, segnalo solo la personale soddisfazione di trovare "Guardiani della Galassia" candidato in entrambe le categorie che avevo predetto.
Anche quest'anno, il mio obiettivo è quello di guardare tutti i film candidati (almeno quelli delle "categorie principali") e, di volta in volta, scrivervi un mio parere sulla pellicola, in modo da potervi poi indicare i miei pronostici sulle premiazioni. Finora, dei candidati ho guardato solamente "Grand Budapest Hotel", ma spero, quest'anno, di riuscire a completare l'opera e poter vedere tutti i film in lista (l'anno scorso, qualcuno mi era sfuggito).

Miglior film straniero: 
 -Ida (Polonia)
-Leviathan (Russia)
-Tangerines (Estonia)
-Timbuktu (Mauritania)
-Wild Tales (Argentina)

Miglior sceneggiatura originale:
-Birdman
-Boyhood
-Foxcatcher
-Grand Budapest Hotel

Miglior sceneggiatura non originale:
-American Sniper
-Vizio di forma
La Teoria del Tutto
-Whiplash

Miglior fotografia:
-Grand Budapest Hotel
-The imitation game
-Interstellar
-Into the woods
-Mr. Turner

Miglior colonna sonora originale:
-Grand Budapest Hotel
-The Imitation Game
-Interstellar
-Mr. Turner
-La Teoria del Tutto

Miglior film d'animazione:
-Big Hero 6
-The Boxtrolls
-How to train your dragon 2
-Song of the sea
-The tale of the princess Kaguya 

Migliori effetti speciali:
-Captain America: the Winter Soldier
-Apes Revolution - il pianeta delle scimmie
-Guardians of the Galaxy
-Interstellar
-X-men: giorni di un futuro passato

Migliori costumi:
-Grand Budapest Hotel
-Vizio di forma
-Into the woods
-Maleficent
-Mr. Turner

Miglior Makeup:
-Foxcatcher
-Grand Budapest Hotel
-Guardians of the Galaxy

Miglior canzone originale:
-Everything is awesome (The Lego Movie)
-Glory (Selma)
-Grateful (Beyond the lights)
I'm not gonna miss you (Glen Campbell...I'll be me)
-Lost Star (Begin Again)




mercoledì 26 febbraio 2014

Premi Oscar 2014: i miei pronostici

Eccoci qua: a pochi giorni dalla prossima edizione degli Oscar, come era prevedibile, non sono riuscita a guardare tutti i film candidati (almeno quelli della categoria "miglior film") come mi ero ripromessa.
Ma, nonostante questo, mi sbilancio con qualche pronostico.

"Miglior film": come preannunciato da chiunque, anche secondo me il vincitore sarà "12 anni schiavo".
   Vincitore morale: "Gravity" che, per me, apporta molto alla cinematografia attuale e, in virtù di questo, avrebbe meritato maggiormente di essere premiato.

"Miglior attrice protagonista": Non è la più accreditata, eppure per me la statuetta in questa categoria se la aggiudicherà Amy Adams.
   Non mi sbilancio sulla vincitrice morale perchè, lo confesso con vergogna, delle interpretazioni in lizza ho visto solo quella di Sandra Bullock. E, per questo, posso sereneamente escluderla dalla corsa.

"Miglior attore protagonista": Lo sanno tutti e mi associo anch'io al coro di elogi, il vincitore sarà Matthew McConaughey. In "Dallas buyers club" è semplicemente immenso.
  Vincitore morale: Joaquin Phoenix. Non è candidato, eppure avrebbe tanto meritato una nomination. Il suo lavoro in "Her" è di tutto rispetto e degno di essere preso in considerazione dall'Academy.

"Miglior regista": Alfonso Cuaron. Quello che fa con "Gravity" è semplicemente spettacolare. E' lui il miglior regista dell'anno.
   Vincitore morale: Alfonso Cuaron. Ho adorato "Gravity", non c'è spazio per nessun altro.

"Miglior sceneggiatura originale": La più accreditata e anche la mia preferita nella cinquina, "Her". 
   Vincitore morale: anche qui, di nuovo "Her". Adoro il lavoro di Spike Jonze in generale, ma qui realizza davvero il suo capolavoro.

"Miglior sceneggiatura non originale": "12 anni schiavo". Come previsto da molti, questo film farà incetta di Oscar ed in questa categoria non ha praticamente nessun rivale.
   Vincitore morale: cito un film che non ho guardato ancora ma che mi incuriosisce e sui cui ho molte aspettative, "Before midnight".

"Miglior film straniero": "La grande bellezza". Osannato ovunque ed accreditatissimo, la vittoria per il film di Sorrentino pare cosa certa. Io non l'ho ancora guardato e rimando il giudizio a dopo la visione. A naso, però, il mio parere è che non si può rifare "La dolce vita".
   Vincitore morale: altro film che non ho visto ancora e su cui ho molte aspettative, non fosse altro perchè il cinema danese ha molto da dire, "Il sospetto".

"Miglior canzone originale": io credo negli U2 e, sebbene non sia la più accreditata, per me "Ordinary love" sarà la canzone vincitrice, sono pronta a scommetterci (e l'ho fatto).
   Vincitore morale: "The moon song", perfetta per il piccolo capolavoro che è "Her".

"Miglior attrice non protagonista": Lupita Nyong'o da "12 anni schiavo".
   Non c'è una nominata come vincitrice morale perchè non ho visto tutte le interpretazioni.

"Miglior attore non protagonista": Jared Leto è stato insuperabile in "Dallas Buyers Club", la statuetta è sua di diritto.
   Vincitore morale: Jared Leto, superbo e meritevole di essere premiato.

Ora non resta che aspettare la notte tra domenica e lunedì per scoprire se avrò avuto ragione!

lunedì 24 febbraio 2014

12 anni schiavo

"12 anni schiavo" è il film che, insieme a "Gravity", ha guadagnato il maggior numero di candidature in questa edizione dei premi Oscar e quello che, stando alle previsioni, dovrebbe fare incetta di vittorie: impossibile non guardarlo, quindi.
Il film è tratto dall'autobiografia di Solomon Northup, uomo libero e di colore negli Stati Uniti del 1841, che cade vittima del raggiro di due sedicenti artisti e, per questo, si ritrova in schiavitù, senza la possibilità di comunicare con i suoi cari o di poter dimostrare la sua condizione libera. E in schiavitù, a lavorare nelle piantagioni, resterà per i seguenti 12 anni, fino a che l'incontro con un abolizionista canadese gli permetterà di riacquistare la vita perduta.
Una pellicola che scandisce un'odissea personale, quindi, che è anche, allo stesso tempo, il racconto del dramma di una popolazione intera. E che evidenzia come l'ingiustizia sia profondamente radicata nella nostra vita e fino a che punto l'essere umano possa diventare crudele nei confronti dei propri simili.
Un film che vuole essere di denuncia, che vuole provocare indigniazione e riflessione nello spettatore e che persegue l'obiettivo servendosi di una regia (azzeccata) schietta, distaccata ed oggettiva.
Personalmente il film mi è piaciuto, pur non trovandolo particolarmente originale: sullo stesso argomento preferisco molto di più la fanta-storia di Quentin Tarantino in "Django Unchained", ma è questione di gusti personali.
Tra le candidature principali, "12 anni schiavo" si è aggiudicato una nomination come "miglior film", "miglior attore protagonista", "miglior sceneggiatura non originale", "miglior attrice non protagonista", "miglior attore non protagonista", "migliori costumi" e "miglior montaggio". 
Vittoria facile (e annunciata) senz'altro come "miglior film", "miglior sceneggiatura non originale", "miglior attrice non protagonista".
Per quanto riguarda la categoria "miglior film" però, che è poi quella più importante a conti fatti, la vittoria, pur data per certa, non mi sembra così scontata. Il film nel complesso è accademico, classico, perfettamente nei canoni. Certo, storia ed intento sono pregevolissimi, ma non si può premiare un film solo per questo. A mio avviso, "Gravity" apporta molto di più alla cinematografia attuale, innova, rischia e, proprio per questo, meriterebbe maggiormente di essere premiato.
Vedremo domenica come la penseranno i membri dell'Academy.

giovedì 20 febbraio 2014

Her

Ieri ho guardato "Her": eccolo, il film rivelazione di questi Oscar!
Il titolo, in realtà, è candidato solamente nelle categorie "miglior film", "miglior scenografia originale" e "miglior canzone originale" (The moon song, di Karen O.) ma avrebbe meritato molto di più.
La storia, ambientata in un prossimo futuro (che però ricorda molto le atmosfere degli anni '70), racconta le vicende di Theodore Twombly (uno Joaquin Phoenix in stato di grazia), uomo introverso, solo e alle prese con un divorzio che lo ha segnato profondamente e che non riesce a lasciarsi alle spalle. La sua vita cambia quando acquista un Sistema Operativo totalmente innovativo, che sceglie di chiamarsi Samantha, programmato per evolversi e crescere tramite l'esperienza. Man mano, Theodore si apre con Samantha, uscendo così dalla sua solitudine. Il rapporto tra i due pian piano si evolve, trasformandosi infine in una storia d'amore. Tuttavia, un computer e un essere umano non sono la stessa cosa e Theodore dovrà scoprirlo.
Spike Jonze ha sempre amato, per i suoi film, storie anticonvenzionali, forse anche un po' paradossali ma che, pur nella loro assurdità, ti coinvolgono, ti avvincono e ti trascinano con sè ed "Her" non fa eccezione. Tuttavia, in quest'ultima pellicola, tutto è misurato, calibrato, mai eccessivo, ogni tassello è perfettamente al suo posto. ed è proprio questo a fare del film un vero e proprio gioiellino della cinematografia.
Tantissimi gli aspetti pregevoli della pellicola: bella la regia lineare, pulita, che realizza quadri visivamente ed emotivamente d'impatto, grazie ad una fotografia all'altezza e perfettamente integrata con l'insieme. Bravi gli attori, tutti credibili ed intensi. In particolare, mi è piaciuta molto Amy Adams, che tratteggia un personaggio di contorno ma fondamentale per il protagonista. Da sottolineare anche l'interpretazione di Scarlett Johansson che, pur essendo presente solo con la voce, riesce a comunicare perfettamente il conflitto di emozioni che agitano un computer praticamente umano. Su tutti, però, spicca Joaquin Phoenix: per quasi tutto il film, recita praticamente da solo, interagendo con una voce, ed è perfetto. Avrebbe decisamente meritato la nomination e devo dire che la sua assenza nella cinquina in lizza per "miglior attore protagonista" mi stupisce molto più della mancata candidatura di Tom Hanks.
Bellissima l'idea alla base del film, che pone l'incomunicabilità come centro focale della vicenda e "traguardo" ormai vicinissimo dell'umanità. In un mondo in cui si è costantemente connessi, in cui l'accessibilità alle informazioni è globale, si è sempre più, inesorabilmente, soli. In un mondo in cui la comunicazione è il motore portante della società, le persone non sono più in grado di esprimere i propri sentimenti, tanto da avere bisogno di rivolgersi a compagnie specializzate che lo facciano al loro posto (è infatti questo il lavoro del protagonista: scrivere lettere per conto di altri). Perchè esprimersi, parlare con un altro essere umano è faticoso e comporta dei rischi. E allora è molto più facile interagire con un computer. Ed è questo che fa il protagonista nel suo rapporto con Samantha. Ma non solo lui: per tutto il film, sullo sfondo, non facciamo che assistere a strade affollate, spiagge strapiene, in cui ognuno è racchiuso nel suo piccolo mondo. Tutti parlano, ma non tra di loro: ognuno indossa il suo auricolare, per poter parlare costantemente con il proprio computer. Il film avrebbe meritato di più, dicevamo, ma, di sicuro, la combinazione di una tematica complessa e dello sgradevole effetto specchio che inevitabilmente suscita nel pubblico, lo penalizzano ed impediscono che possa essere apprezzato come merita.
Per quanto riguarda il discorso Oscar, credo che difficilmente potrà aggiudicarsi la statuetta come miglior film. Anche per quanto riguarda la "miglior canzone orginale" non vedo grosse possibilità. La canzone di Karen O. è carina ed orecchiabile ma si trova contro quella degli U2 che, secondo me, vincerà facilmente. Molto probabile, invece, anche tenendo conto del risultato dei Golden Globes, la vittoria nella categoria "miglior sceneggiatura originale", dove il suo diretto concorrente, per me, è "Nebraska".

Perchè guardarlo: perchè è un gran bel film, ben diretto, ben interpretato e con una storia che vale molto più di quanto possa sembrare a prima vista.
Chi ha amato "S1m0ne" e "L'uomo bicentenario" non potrà che apprezzarlo.

martedì 18 febbraio 2014

Captain Phillips

Continua il mio appuntamento con i film candidati ai premi Oscar 2014. Questa volta, ho guardato "Captain Phillips", candidato a "miglior film" e in due categorie "secondarie": "miglior sceneggiatura non originale" e "miglior montaggio".
Tom Hanks è Rich Phillips, capitano di una nave cargo che si trova a fronteggiare l'arrembaggio di quattro pirati somali disperati e pronti a tutto. Con l'astuzia riesce a convincerli a scendere dalla nave, ma viene preso in ostaggio. Ha inizio la corsa verso la costa Somala da parte dei rapitori, con la Marina Americana alle calcagna per salvare il Capitano.
Il film di Peter Greengrass, ispirato ad una storia vera, è stato molto apprezzato dalla critica, tuttavia a me non ha detto molto. I primi tre quarti del film scorrono piuttosto lenti, mi sono distratta più volte. Nell'ultima parte, finalmente, appare un po' di tensione, portandoci al finale annunciato. 
La regia è volutamente grezza e irregolare, con un massiccio utilizzo della camera a mano e di primi piani "eccessivi", ma questa è l'unica nota interessante che ho riscontrato nel film.
In molti si sono stupiti e anche un po' risentiti per la mancata candidatura di Tom Hanks nella categoria miglior attore protagonista. Per me, invece, l'assenza è giustificatissima: una buona prova, come sempre per Hanks, ma molto poco coinvolgente. Il suo Capitano risulta freddo, distaccato, non provoca alcun tipo di empatia nello spettatore e da qui, a mio parere, deriva la grande noiosità del film, considerato che praticamente tutta la storia si regge sugli stati d'animo del protagonista.
Detto questo, per me, la pellicola resterà facilmente a bocca asciutta in tutte le categorie dove è candidata. Nessuna possibilità di vittoria nella categoria miglior film, pochissime in "miglior montaggio" (dove a giocarsela saranno "Gravity" e "American Hustle"). Qualcosa, forse, potrebbe raccogliere in "miglior sceneggiatura non originale", dove, tuttavia, sono altri i "candidati forti".
Ho detto poco,ma, un po' per via di una giornata stancante, un po' perchè il film davvero mi ha lasciata indifferente, direi che questo è tutto.

Perchè vederlo: se siete irriducibili ammiratori di Tom Hanks. E se vi piacciono le storie di arrembaggi e pirati aggiornate al duemila.