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lunedì 23 febbraio 2015

Oscars 2015 - Red Carpet: i look "così- così"

Dopo avervi mostrato le mise sfoggiate dalle star in occasione della notte degli Oscar 2015 che mi hanno conquistata maggiormente, in questo secondo post vi mostro i look che non erano brutti ma non mi sono sembrati dei più azzeccati. I classici "potrebbe fare di più ma non si impegna", insomma".
Cominciamo:
Nicole Kidman
L'abito Louis Vuitton sfoggiato da Nicole Kidman è stato tra i più criticati della serata. A me, in realtà, non dispiace, lo trovo originale, elegante e fresco nella scelta dei colori. Il problema è la proposta di quei determinati colori sull'attrice australiana: il giallo così pallido e glitterato ed il rosso non si sposano con la carnagione ed il colore dei capelli, finendo per creare un effetto fastidioso. Peccato.


Jennifer Aniston
Jennifer non è nota per le scelte azzeccate sui red carpet e, stavolta, si ferma a metà strada: l'abito di Versace non è brutto e le dona ma risulta molto classico e quasi banale. Non lascia il segno, nè in senso positivo nè in senso negativo: senza infamia e senza lode.


Julianne Moore
Praticamente certa della vittoria, Julianne Moore sceglie di non rischiare e indossa un abito Chanel Couture semplice e convenzionale, abbinato ad un'acconciatura ed un trucco impeccabili. La scelta le dona ma, secondo me, poteva essere valorizzata meglio.


Lupita Nyong'o
 Lupita ama sperimentare e ormai ci ha abituati ad abiti anticonvenzionali e decisamente originali. Questa volta, però, sembra preferire una via di mezzo, scegliendo un Calvin Klein tempestato di perle (anche piuttosot eccesivo, da questo punto di vista) ma nella linea e nel colore piuttosto convenzionale. La preferivo quando osava (l'abito celeste dell'anno scorso, ad esempio, era infinitamente superiore).


Marion Cotillard
Scivolone per Marion Cotillard che, in genere, è sempre molto fine ed elegante. Stavolta sceglie un Christian Dior molto particolare il cui effetto, però, non è dei migliori e mi ha lasciata piuttosto scettica. La inserisco nei "nì" solamente per una ragione: non c'è nulla da fare, riesce ad essere bella ed affascinante con qualunque vestito.


Kerry Washington
La protagonista di "Django Unchained" sceglie un abito Miu Miu, dal colore rosa pallido ed una linea molto attuale. L'insieme è fine ma l'effetto "capitello greco" un po' troppo marcato. Occasione sprecata.


Zoe Saldana
Zoe Saldana è una bellissima donna, ma trovo che quest'abito di Versace non la valorizzi appieno. Azzeccatissimo il color cipria, che fa risaltare la sua carnagione ambrata ma il taglio dell'abito non mi convince. Inguardabili, poi, le spalline sottili.

E voi? Quali sono i vostri "look nì" del Red Carpet? Nel prossimo post, le peggiori scelte!


Oscars 2015 - Red Carpet: I look migliori

Questa notte, come saprete, si è svolta l'87esima edizione dei premi Oscar. L'elite del cinema americano si è riunita per una serata sgargiante e per premiare il meglio delle produzioni cinematografiche dell'ultimo anno. Nessuna sorpresa o quasi per quanto riguarda i vincitori, dei quali, infatti, non vi parlerò. In questi tre post, infatti, mi soffermerò sul momento più odiato/atteso della cerimonia: il red carpet! E' una noia mortale ed infinita, è vero, ma ammettiamolo, molte di noi lo aspettano tutto l'anno, curiosissime delle mise che le star sfoggeranno, pronte ad invidiarle o criticarle.
Quest'anno il clima generale del red carpet è stato all'insegna della sobrietà: linee minimali, sfumature pastello e delicate che hanno predominato, pochissimi eccessi. Ecco chi secondo me ha centrato in pieno l'evento, chi poteva dare di più e chi proprio non mi ha convinta.

Cominciamo dalle migliori:
Reese Whiterspoon
Azzeccato il look di Reese Whiterspoon, che sceglie un Tom Ford sui toni del black&white, che è sempre una scelta corretta per una cerimonia ufficiale. Linee semplici e colori minimal. Non originalissima ma impeccabile ed intonata alla situazione.

Anna Kendrick
 Elegante e appropriato anche il look scelto da Anna Kendrick, che opta per un Thakoon sui toni del pesca scuro, dalla linea semplice e raffinata, che la valorizza al meglio. Scelta approvata!

Dakota Johnson e Melanie Griffith
Può piacere o non piacere ma è innegabile che Dakota Johnson sia l'attrice del momento. Per il red carpet sceglie un look grintoso e classico allo stesso tempo, optando per un abito di Saint Laurent di un rosso acceso ma privo di eccessivi fronzoli. Non me lo aspettavo, mi ha stupita positivamente. Un punto in più per mamma Melanie: impeccabile ed appropriata a ruolo ed età.


Rosamund Pike
Punta sul rosso anche Rosamund Pike che con quest'abito di Givenchy Couture riesce a rivalutare i look delle ultime occasioni di gala, in cui aveva fatto scelte a dir poco discutibili. L'abito le dona molto e lei lo indossa con sicurezza ed eleganza: promossa.


Keira Knightley
Ultimamente miss Knightley aveva alternato look impeccabili a clamorosi scivoloni ma, questa volta, ha colto nel segno. Bellissima in questo Valentino premaman dal sapore molto romantico e vagamente shabby chic.


Meryl Streep
E' considerata, a ragione, l'inossidabile ed indiscussa "Lady Oscar" ma, in quanto a look da red carpet, ha sempre fatto scelte azzardate e molto discutibili. Finalmente, quest'anno centra l'obiettivo e sceglie una mise che mi è piaciuta molto, firmata Lanvin. Elegante ma non banale, appropriata per l'occasione ed anche alla sua età: brava, Meryl!


A questo punto, la mia personale top tre: i look che, in assoluto, mi hanno convinta più di tutti gli altri:
Cate Blanchett
 Il look scelto da Cate Blanchett mi ha conquistata: semplice, eppure di un'eleganza smisurata. L'attrice australiana ha scelto un abito di Maison Margiela Couture, nero e semplice. Come accessorio, solamente una collana turchese abbastanza importante: perfetta ed una spanna sopra gli altri!

Scarlett Johansson
Scarlett sperimenta sempre e non delude praticamente mai. Non fa eccezione nemmeno stavolta, sfoggiando uno dei look più riusciti di questi Oscar 2015. Di fatto, è l'unica ad osare con un colore anticonvenzionale: un bel verde scuro che valorizza perfettamente i suoi colori. La linea dell'abito Versace è perfetta per il suo fisico: non passa inosservata e conquista tutti.


Gwineth Paltrow
Da molti considerata la perfetta incarnazione dell'eleganza e l'erede spirituale di Grace Kelly, Gwineth non delude in questi Oscar. Indossa un Ralph & Russo di colore rosa chiaro e asimettrico che le dona moltissimo e la rende una delle meglio vestite di questi premi Oscar.


Dopo questa carrellata delle meglio vestite, una top tre delle coppie più belle del Red Carpet:

I più teneri - Eddie Redmayne e Hanna Bagshawe. Giovani e tenerissimi, il fresco vincitore nell'ambita categoria miglior attore protagonista e la sua consorte non hanno sfigurato sul tappeto rosso. Vestiti entrambi da Alexander McQueen, intonati tra loro ed entrambi molto eleganti.


I più affiatati - Benedict Cumberbatch e Sophie Hunter. I Cumberbatch dimostrano, in ogni occasione pubblica, la perfetta intesa che li unisce, in maniera naturale e non ostentatata. Entrambi impeccabili, vestiti da Lanvin.


I più simpatici - Chriss Pratt e Anna Faris. Coppia inaspettata ma spumeggiante e ben assortita. Lei sceglie uno Zuhair Murad Couture argentato, ampio e glitterato. Sicuramente non uno dei suoi look più riusciti, ma la coppia è simpatica e interessante.

E voi? Quali sono stati i look che avete amato di più? Intanto, nel prossimo post vi mostro i miei look "così-così"!


mercoledì 18 febbraio 2015

Whiplash


L'anno scorso, in occasione dei premi Oscar, ci eravamo ritrovati a parlare di "Her" come del capolavoro nascosto degli Academy Awards 2014. Ebbene, eccolo qua il film rivelazione di questa nuova edizione: "Whiplash".
La pellicola, in realtà, è distante anni luce da quella presentata lo scorso anno da Spike Jonze, sia per argomento che per stile ma ad accomunare le due opere è il fatto di essere entrambe film di valore che, nel marasma di produzioni attuali, passano ingiustamente in secondo piano.
Il titolo, "Whiplash" deriva dalla canzone che farà da filo conduttore per tutta la storia: Andrew è un giovane e promettente batterista jazz, la cui determinazione è totalmente volta ad inseguire il suo sogno: diventare una leggenda della musica. Per realizzarlo, si iscrive al prestigioso conservatoria Shaffer di Manhattan ed è qui che la sua strada incontra quella di Terence Fletcher, inflessibile insegnante e direttore d'orchestra, tanto spietato quanto stimato.
Andrew ottiene la possibilità di essere inserito nell'orchestra di Fletcher ma si accorgerà presto che la disciplina del famoso insegnante si rivelerà più dura di quanto si sarebbe aspettato.
Di solito siamo abituati ad immaginare il mondo della musica come qualcosa di estremamente artistico e libertario, nel quale sono estro e talento a regnare sovrani. "Whiplash", invece, ci dimostra che la realtà non è questa e ci immerge in un universo di sudore, sacrifici ed esercizio estenuante cui nessuno, se non sorretto da fortissima determinazione ed ambizione, si sottoporrebbe.
Il film si basa, di fatto, su due straordinari interpreti: due personaggi diversissimi, che si stimano ma faticano a comprendersi e che, spinti da caparbietà e ostinazione, si sfideranno fino all'ultima nota. Le interpretazioni del protagonista Miles Teller e del suo degno comprimario J.K. Simmons (che dà vita ad uno splendido Fletcher) sono perfette ed i primi piani che si concentrano su di loro per grande parte del film ci tengono incollati allo schermo. L'altra protagonista in questo duetto di bravura è la musica: il jazz ci accompagna con le sue atmosfere per tutta la pellicola e tutta la sua apparente estemporaneità si "scontra" con le immagini di un ambiente chiuso, rigidamente disciplinato e spietato. Assoli di batteria e partizioni di tromba accompagnano la sfida tra i due protagonisti, entrando prepotentemente a far parte della storia stessa.
"Whiplash" mi è piaciuto molto: un film come non se ne vedono spesso, accurato, profondo ed emotivo. Dopo aver aperto con successo il Sundance Film Festival, il film di Damien Chazelle ha ricevuto 5 nominations ai prossimi premi Oscar, di cui 2 nelle categorie "principali".
Meritatissima la candidatura come "miglior film", nonostante le chance di vittoria non siano molte. Troppi i candidati illustri, in questa edizione e troppo "di nicchia" l'argomento trattato da "Whiplash". Già l'aver ricevuto la nomination, comunque, è un riconoscimento importante per la pellicola. Il film è stato candidato anche a "miglior sceneggiatura non originale" dove, però, la lotta sarà indecisa fino all'ultimo.
"Whiplash" non dovrebbe avere rivali, comunque, nelle altre tre categorie in cui è nominato. J.K. Simmons dovrebbe avere già in mano, infatti, la statuetta come "miglior attore non protagonista" e la merita pienamente: la sua interpretazione è perfetta e senza sbavature. Inoltre, la vittoria sarebbe un coronamento di carriera perfetto per lui, caratterista eccellente e troppo spesso sottovalutato da Hollywood. Ottime possibilità di vittoria, infine, anche per "miglior montaggio" e "miglior sonoro". Il montaggio, in particolare, mi è piaciuto moltissimo: perfetto per il ritmo sincopato delle sequenze più intense, è sicuramente il lavoro migliore dell'anno. Molto bella, ma priva di candidatura purtroppo, anche la fotografia.

giovedì 12 febbraio 2015

Birdman (o l'imprevedibile virtù dell'ignoranza).

Signore e Signori, "Birdman" di Alejandro Gonzales Inarritu è una vera e propria meraviglia.
Aspettavo questo film, lo aspettavo proprio da tanto. Da quando lo hanno presentato, ad Agosto, al Festival di Venezia ed il suo potenziale è emerso immediatamente, prepotente, già dai pochi fotogrammi passati nei TG. Ma forse lo aspettavo da molto di più, dai tempi del corso di Storia del Cinema, o ancora prima, dai banchi di scuola, quando fantasticavo sul cinema, sulla sua magia e su quante emozioni potesse regalare il realizzare un film, su quanto ci fosse da dire e da fare armati di una cinepresa e di una fantasia senza freni.
Finalmente, con i soliti ritardi di distribuzione che contraddistinguono il nostro Paese quando si parla di film di qualità ma che, proprio per questa loro caratteristica, vengono considerati "difficili" e di nicchia, "Birdman" è arrivato nelle nostre sale. Era da tantissimo tempo, non ricordo nemmeno quanto, che non mi capitava di andare al cinema emozionata: ottima premessa.
Con un'aspettativa così alta, il rischio delusione cocente era enorme, il che aumentava ancora di più il livello emotivo. E invece, "Birdman" non delude: è quanto mi aspettavo e anche di più.
Avevo visto altri film di Inarritu, "Amores Perros", per citarne uno, o "Babel". Pur riconoscendone l'indiscusso talento ed apprezzandone la profondità, la realizzazione accurata delle pellicole e la vena poetica, non consideravo questo regista nelle mie corde. Con "Birdman", però, mi sono dovuta ricredere. Inarritu cambia tono, si mette in gioco e realizza un piccolo capolavoro, regalando al Cinema un'opera di cui aveva bisogno, in un momento in cui le pellicole che realizzano questo obiettivo scarseggiano. Un film che si distacca dalla precedente filmografia del regista messicano ma, a ben guardare, nemmeno di tanto. Un film diverso dal solito stile di Inarritu ma che, allo stesso tempo, è profondamente integrato nel suo percorso e nella sua visione del mondo. Non era facile e l'esserci riuscito è solo una delle sfide vinte da questa bellissima pellicola.



La storia? Micheal Keaton è un attore avviato sul viale del tramonto. La sua fama è ancora enorme, ma resta legata al ruolo che ricoprì in gioventù: il supereroe mascherato "Birdman". Tormentato dal suo personaggio, che lo insegue inesorabile sotto forma di voce nella sua testa, il protagonista tenta di distaccarsene e rilanciarsi come attore di teatro, dirigendo ed interpretando a Broadway un ambizioso adattamento, da lui stesso scritto, che, spera, gli permetterà di dimostrare al mondo di essere un artista e non solo il ripieno di un costume da supereroe. Noi entriamo nella vicenda alla vigilia della prima e seguiamo la storia come spettatori, invisibili ed indiscreti, attraverso i corridoi labirintici del teatro.
La particolarità del film sta nella tecnica con cui è stato girato: un intero pianosequenza, dall'inizio alla fine. Una precisa scelta del regista, voluta perché "La vita non ha stacchi o montaggio, è un continuo fluire" ed è questo l'effetto che Inarritu voleva per "Birdman". Il montaggio in realtà c'è, discreto e ben mascherato, ma è comunque ridotto al minimo. L'effetto ricercato è raggiunto in pieno: guardando il film si ha l'impressione di trovarsi lì con i protagonisti e di essere quasi travolti e sopraffatti dal flusso di immagini e azioni, impossibili da arginare o condizionare. Complice una colonna sonora perfetta e insolita, costituita da incalzanti sessioni di batteria, che scandiscono il ritmo del film, gli conferiscono emotività e completano alla perfezione le immagini sullo schermo.
Il livello tecnico raggiunto da Inarritu per questo film è eccelso: non era facile concepire e girare un film che risultasse, alla fine, un intero pianosequenza ma il regista messicano porta a termine il compito senza sbavature e con un tocco magistrale. In tutta la pellicola c'è un'unica, breve, sequenza montata verso la fine ma, per tutto il resto del film, si ha davvero l'impressione di trovarsi di fronte ad un'unica ripresa. La scelta è senz'altro originale ed anticonvenzionale ma perfettamente azzeccata e adatta all'opera.
Un lavoro del genere è difficile per un regista ma anche per gli attori, costretti ad interpretare macrosequenze senza commettere errori, considerato che questi ultimi non potranno essere eliminati in una seconda fase grazie al montaggio. Il cast di "Birdman" è eterogeneo ma giustissimo per la pellicola, tutti gli attori sono stati in grado di rendere al meglio la propria parte. Micheal Keaton giganteggia: l'attore, la cui carriera cinematografica ha non poche assonanze con quella del personaggio che interpreta, viene rilanciato proprio grazie a questo ruolo e dimostra di essere ancora un grande interprete. Misurato, intenso nei momenti che lo richiedono e sufficientemente apatico, come è il suo personaggio, per il resto del film, Keaton è perfetto come protagonista e ci regala un'interpretazione impeccabile. Altrettando bravo Edward Norton, a cui Inarritu, peraltro, regala uno dei personaggi più riusciti della pellicola. All'altezza dei colleghi anche Emma Stone, Naomi Watts e un inaspettato Zach Galifianakis. Tutti gli elementi si miscelano alla perfezione, come accade sempre in un capolavoro.
Ma la forza di "Birdman" non sta solo nelle sue caratteristiche tecniche e nelle interpretazioni dei protagonisti, a sorreggere il film c'è anche una storia apparentemente semplice ma che dice molto più di quello che appare a prima vista. Dietro la vicenda dell'attore fallito sta una velata ma incisiva critica al mondo dello Star System, a quello che è diventato, ormai, il cinema e, non da ultimo, al filone dei Cinecomic ma anche alla realtà attuale in cui viviamo, dominata da Twitter e Youtube. I riferimenti ad attori e pellicole recenti, in particolare tratte da fumetti, non si contano e il film in generale risulta molto più profondo di quanto voglia lasciar intendere. D'altronde, con quel sottotilo, "L'imprevedibile virtù dell'ignoranza", ed Inarritu in cabina di regia, c'era da aspettarselo un film profondamente ironico e tragicamente amaro allo stesso tempo.
Un capolavoro, insomma, una meraviglia a livello visivo ed una fonte di riflessione a livello mentale, assolutamente da vedere. Unica nota stridente, a mio parere, il finale anche se, ho scoperto poi, la cosa era prevedibile: alla fine non è stato possibile inserire l'idea originariamente concepita da Inarritu (che, onestamente, funziona meglio. Potete reperirla su internet, se siete curiosi) e la produzione è stata costretta a creare un finale differente all'ultimo minuto. Peccato, perché una conclusione del genere sarebbe stata la degna ciliegina sulla torta per un film perfetto.
"Birdman" è, insieme a "Grand Budapest Hotel", la pellicola che ha collezionato il maggior numero di candidature ai prossimi premi Oscar. Nove sono le categorie in cui, infatti, è stata nominata e avrete già capito che io tifo per lei. Meriterebbe davvero di vincere come "Miglior film" ma temo che la scelta di una tematica sicuramente scomoda possa pregiudicarne le possibilità. Staremo a vedere. Per quanto riguarda la "miglior regia", non ci sono dubbi: Inarritu DEVE vincere, lo merita e scommetto che lo farà. Ben tre gli attori di "Birdman" candidati: Micheal Keaton come "miglior attore protagonista", Edward Norton come "miglior attore non protagonista" ed Emma Stone come "miglior attrice non protagonista". Sono stati tutti impeccabili ma la concorrenza è alta e ho visto troppo poche interpretazioni per potermi sbilanciare in un pronostico.
Per quanto riguarda le categorie tecniche, invece, mi aspetto sicuramente la vittoria in "miglior sceneggiatura originale", "miglior sonoro" e "miglior montaggio sonoro". Spiace un po' la mancata nomination per la "migliore colonna sonora originale" perché, come accennavo prima, quella realizzata per questo film era davvero meritevole nella sua anticonvenzionalità. Il film è candidato anche per la "miglior fotografia" dove, molto probabilmente, il suo unico e diretto concorrente sarà "Grand Budapest Hotel".